My Bed, il letto disfatto di Tracey Emin diventa un autoritratto
L’opera è esposta al Louisiana, in Danimarca, nella mostra dedicata all’artista britannica. Per il suo assistente Harry Weller, oggi racconta anche la malattia affrontata da Emin.
Un letto disfatto, con preservativi usati, assorbenti interni, mozziconi di sigaretta e lenzuola macchiate, è diventato uno degli autoritratti più celebri dell’arte contemporanea. Per Tracey Emin, artista britannica di 63 anni, «My Bed» non è soltanto la traccia di una notte difficile: è un’opera che cambia insieme alla sua vita.
Emin espose il letto per la prima volta nel 1998, conquistando in breve tempo l’attenzione del mondo dell’arte e della stampa scandalistica britannica. Come raccontò alla BBC, dopo la fine di una relazione attraversò una grave depressione e rimase a letto per quattro giorni. L’installazione conserva ciò che restò di quel periodo: sul pavimento si accumulano pantofole, un pacco di sigarette, un posacenere colmo, carta e bottiglie; il piumone è stropicciato, il lenzuolo macchiato e, tra gli indumenti, ci sono mutandine segnate dal ciclo mestruale e pantaloni della tuta.


La mostra al Louisiana
L’opera è ora esposta, insieme ad altri lavori dell’artista, al Louisiana, museo d’arte della Selandia settentrionale, in Danimarca. La mostra «Tracey Emin: A Second Life» è stata inaugurata giovedì. Nel 2014 il letto era stato venduto all’asta da Christie’s per 22 milioni; Emin era presente, circondata dai giornalisti.
Perché un letto sporco, nato da un momento di crisi di quasi trent’anni fa, merita spazio in un museo tra i più noti della Danimarca e del mondo? «Tracey Emin rappresenta un tipo di arte che porta tutta la vita dentro l’arte. Il letto non è un gioco con la casa delle bambole: è un’opera in cui artista e opera si fondono. È questo che dobbiamo mostrare in un museo come il Louisiana», spiega Anders Kold, curatore della mostra.

L’allestimento e il ruolo di Weller
La radio danese P1 ha seguito l’allestimento per il programma K-Live. Harry Weller, amico stretto e assistente di Emin da oltre vent’anni, è arrivato in aereo per preparare l’opera. Il personale del museo ha descritto alla trasmissione un’atmosfera tesa: Weller, in tuta protettiva e in silenzio, ha sistemato gli ultimi dettagli, mentre anche il curatore si è allontanato per lasciargli spazio.

Ha aggiustato le pieghe del lenzuolo, spostato un peluche e rimesso più volte le stesse mutandine macchiate nel punto giusto. Intervistato da K-Live, Weller si è commosso: «Ogni volta che installo l’opera, mi infilo letteralmente nel letto per ricreare l’impronta del suo corpo. È come rivivere quel momento della sua vita, la sua depressione e il suo trauma. È davvero pesante».
Un autoritratto in evoluzione
Per questa esposizione Emin ha chiesto che il letto apparisse più voluminoso. Oggi sta meglio e, spiega Weller, l’opera deve rifletterlo: è insieme una capsula del tempo del 1998 e un autoritratto in evoluzione. La domanda se un letto sudicio possa essere arte accompagna «My Bed» fin dalla sua prima apparizione. «Se salgo su un taxi e dico che sono l’assistente di Tracey Emin, l’autista mi risponde: “Ah! Quel letto, avrei potuto farlo anch’io!”. Ma il punto è che non l’ha fatto», osserva Weller.
Nel frattempo Emin ha smesso di fumare 50 sigarette al giorno e ha rinunciato all’alcol. Da «cattiva ragazza» dell’arte è diventata una superstar affermata e re Carlo le ha conferito il titolo di dama nel 2024, per il suo fedele servizio all’arte.
Nel 2020 le è stato diagnosticato un tumore aggressivo. Da allora ha affrontato diversi interventi invasivi e dolorosi. Secondo Weller, il letto non racconta più soltanto i postumi di una sbornia, ma anche la malattia: «Dopo la malattia di Tracey, l’opera è cresciuta. All’inizio era una porta d’accesso al suo crollo psicologico totale. Ora, dopo la malattia, dopo aver trascorso così tante ore a letto, è diventata anche una porta d’accesso al suo corpo».
Il letto continua a ricorrere nei lavori di Emin, come nel dipinto «The End of Love» del 2024. Oggi l’artista è libera dal cancro e non fuma né beve alcolici.
La conservazione dell’opera
«My Bed» resterà al Louisiana fino ad aprile dell’anno prossimo. Poi sarà conservato per cinque anni, prima di poter essere esposto di nuovo: molti dei suoi elementi, tra cui preservativi usati, fazzoletti di carta e mozziconi di sigaretta, sono fragili. «Il letto è un’opera destinata a deteriorarsi, che non può esistere per sempre. Tutto, dai preservativi agli assorbenti interni, è originale e, nel momento in cui si comincia a intervenire o a sostituire qualcosa, diventerebbe tutt’altra cosa: apparterrebbe al museo delle cere Madame Tussauds, non al Louisiana», dice Weller.
K-Live ha raccontato l’allestimento in un servizio della giornalista Anna Correll, costretta a sussurrare nei corridoi del museo mentre il letto veniva preparato per la mostra.

