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Radioterapia tra arte e musica: le immagini scelte dai pazienti

Il programma Isola. ART porta arte e cultura nei percorsi oncologici dell’ospedale dell’Isola Tiberina, a Roma. Tra i partecipanti, Andrea Viani e Maddalena Palmieri.

Radioterapia tra arte e musica: le immagini scelte dai pazienti

Durante la radioterapia, i pazienti possono scegliere la musica e le immagini da guardare, mentre sul soffitto scorrono vedute del Colosseo e delle Terme di Caracalla. È una delle iniziative di un programma che porta arte e cultura nei percorsi oncologici, con l’obiettivo di aiutare le persone ad affrontare la malattia e a ritrovare il desiderio di vivere.

Arte e cultura all’ospedale dell’Isola Tiberina

Il progetto Isola. ART è attivo all’ospedale dell’Isola Tiberina, nel centro di Roma, tra il ghetto ebraico e Trastevere. Qui Andrea Viani, 55 anni, ha seguito cinque cicli di radioterapia per un tumore al polmone diagnosticato nel 2024. «È un piccolo ospedale, a misura d’uomo, situato nel centro di Roma, tra il ghetto ebraico e Trastevere, su un’isola», racconta. Viani, che porta sottili occhiali rotondi, ha partecipato al programma, che integra arte e cultura negli spazi di accoglienza e di cura e propone anche visite guidate fuori dall’ospedale.

La sperimentazione è cominciata nel 2013 al Policlinico Gemelli, appartenente allo stesso gruppo ospedaliero e dove di recente è stato ricoverato papa Leone XIV. In seguito è stata estesa ad altri ospedali italiani. «Quando a un paziente viene diagnosticato un tumore, è un vero e proprio terremoto esistenziale», spiega all’AFP Vincenzo Valentini, 73 anni, direttore del Centro oncologico dell’ospedale dell’Isola Tiberina e coordinatore del progetto.

«La sua casa quotidiana crolla, così come la casa dei legami affettivi, delle relazioni, del lavoro, della proiezione nel futuro», aggiunge Valentini. Per ricostruirla, prosegue, servono le cure, ma anche «il desiderio di voler ricostruire questa casa» e un «desiderio di vivere». «Si tratta dunque di offrire l’arte ai pazienti, perché l’arte esprime la vita: significa portare la vita in luoghi in cui le persone temono di perderla», osserva.

Arte negli spazi di cura e durante la radioterapia

All’ingresso del reparto di radioterapia, dietro le vetrate, si vedono i resti di un tempio del III secolo a.C. dedicato a Giove Giurario, divinità garante dei giuramenti. Vicino alle panchine dove aspettano i pazienti — circa 70 al giorno — ci sono scaffali di libri e dipinti di un artista contemporaneo napoletano.

L’esperienza artistica prosegue durante le sedute. Prima di entrare in radioterapia, i pazienti scelgono da un terminale interattivo la musica e le immagini che li accompagneranno nel trattamento, che dura in media dieci minuti. Distesi sotto l’acceleratore lineare, un grande apparecchio che colpisce le cellule tumorali con un fascio di elettroni, possono guardare su una quindicina di schermi ad alta risoluzione, montati sul soffitto e sulle pareti, immagini delle Terme di Caracalla o del Colosseo.

«Con queste immagini scelte dai pazienti, orientate all’arte, […] cerchiamo di attivare meccanismi di resilienza», spiega all’AFP Francesco Miccichè, 51 anni, direttore del reparto di radioterapia oncologica. «Ognuno accoglie la bellezza in base al proprio stato d’animo del momento, attraverso l’udito o la vista, e probabilmente anche gli odori, perché c’è un buon profumo, non il classico odore di ospedale», racconta Viani.

Visite guidate e benefici per i pazienti

Il programma organizza anche visite guidate per pazienti e familiari in luoghi simbolo della Città eterna, tra cui il Colosseo e Palazzo Colonna. «Un paziente positivo, capace di essere resiliente, cioè di vedere il lato buono anche in un percorso come quello oncologico, ha maggiori probabilità di guarire rispetto agli altri», sostiene Valentini. «L’arte nella cura non serve ad addolcire le cure, […] è una realtà terapeutica», insiste. Il suo auspicio è che in futuro l’Italia possa «prescrivere l’arte come strumento di guarigione» su larga scala.

Viani dice che la bellezza lo ha aiutato: «Questo aspetto della bellezza mi ha aiutato molto, perché ha permesso al mio corpo di rilassarsi» e «un corpo rilassato si autoripara». Oggi il suo trattamento, che dovrà seguire per tutta la vita, consiste nell’assumere compresse due volte al giorno.

Anche Maddalena Palmieri, 42 anni, sottoposta a radioterapia, ha partecipato a diverse visite guidate insieme al compagno. «Giornate come queste fanno davvero bene allo spirito, permettono di evadere, di sentirsi bene, di dedicare del tempo a sé stessi», racconta all’uscita da Palazzo Colonna, dimora storica della potente famiglia omonima. La malattia, aggiunge, «ci ha fatto capire che il tempo è davvero limitato e che bisogna quindi renderlo prezioso».

Fonte: rtbf.be

  • PubblicatoOttobre 22, 2026