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Afronauti zambiani: la missione lunare mai partita diventa una favola

La fotografa Cristina de Middel rilegge il progetto spaziale ideato nel 1964 da Edward Makuka Nkoloso in una mostra al festival Oslo Negativ, al Nasjonalgalleriet di Oslo.

Afronauti zambiani: la missione lunare mai partita diventa una favola

Un programma spaziale zambiano mai realizzato, con dieci astronauti e un gatto diretti verso la Luna e poi Marte, è al centro di uno dei progetti più sorprendenti del festival fotografico Oslo Negativ. La fotografa spagnola Cristina de Middel lo trasforma in una favola surreale, mescolando immagini messe in scena, falsi materiali d’archivio e oggetti di scena artigianali.

Il programma spaziale zambiano

La storia risale al 1964, poco dopo l’indipendenza dello Zambia. L’eccentrico insegnante e combattente per la libertà Edward Makuka Nkoloso avviò un programma spaziale non ufficiale, con l’ambizione di inserirsi nella corsa tra Stati Uniti e Unione Sovietica. I dieci astronauti zambiani, che Nkoloso chiamava «afronauti», avrebbero dovuto raggiungere la Luna e poi proseguire verso Marte. Il progetto non fu mai realizzato, anche per mancanza di finanziamenti.

Esterno della Galleria Nazionale con lo striscione Oslo Negativ
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La favola surreale di Cristina de Middel

De Middel ha intitolato il suo lavoro «The Afronaut». Presentato nel seminterrato del Nasjonalgalleriet di Oslo, il progetto risale al 2012 e combina una vicenda storica con invenzione e ironia. Tra i richiami alla fantascienza c’è una creatura mummificata, presentata come il cadavere di un marziano: un dettaglio cupo in una serie altrimenti fiabesca. La fotografa mette così in discussione l’idea che una fotografia sia una riproduzione fedele della realtà. E, dando spazio a una storia africana che non parla di fame o miseria, sfida anche lo sguardo paternalistico postcoloniale. Il risultato è un omaggio insieme bello, ironico e malinconico all’impulso umano di protendersi verso le stelle.

Oslo Negativ e le mostre del festival

È uno dei sette percorsi scelti dalla critica d’arte Mona Pahle Bjerke tra le 40 mostre della sesta edizione di Oslo Negativ, il più grande festival fotografico della Norvegia. La rassegna, dedicata quest’anno alla passione, riunisce oltre 200 fotografi e si estende per più di 2.000 metri quadrati nel Nasjonalgalleriet, edificio suggestivo ma in condizioni piuttosto malandate. Il festival si svolge per tre fine settimana di ottobre ed è un punto d’incontro per la comunità fotografica norvegese, dagli appassionati alle istituzioni.

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Arno Rafael Minkkinen tra cliché e composizione

Tra le mostre, «Momenti forti tra cliché visivi» presenta il lavoro del fotografo finlandese-americano Arno Rafael Minkkinen, esposto da Willas Contemporary. Una delle sfide della fotografia d’arte è superare la semplice documentazione della realtà e trovare immagini originali, in un mezzo con una lunga storia e un repertorio visivo ormai vastissimo. Minkkinen ha un progetto riconoscibile, ma, secondo Bjerke, molte sue fotografie si affidano a giochi visivi prevedibili e bastano pochi scatti per coglierne il meccanismo.

Foto: Laura Pannack

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Alcuni scatti, però, si distinguono: in uno, una gamba si inserisce nel ritmo dei rami e crea un effetto straniante. Un’altra immagine, costruita attorno a un grido e a una prospettiva centrale che trascina lo sguardo, trasmette una sensazione di disperazione primordiale. Per la critica, attraversare alcuni cliché può portare a una composizione incisiva e ben costruita.

Foto: Pål Hansen

La collettiva della fondazione Bjørka

Di segno opposto il giudizio su «When the World Shimmers», la mostra collettiva della fondazione Bjørka, spazio di lavoro condiviso senza scopo di lucro per artisti visivi che usano la fotografia. La curatrice è Stephanie von Spreter e gli artisti sono Dag Nordbrenden, Alexander Rosenkranz, Adrian Bugge, Jan Khür, Maya Økland, Andrea Gjestvang, Katharina Barbosa Blad, Akib Saboor, Una Hunderi, Ulla Smidt, Katja Høst, Tor Simen Ulstein, Katharina McDaid, Åsne Rambøl, Linda Bournane Engelberth, Jon Sæland, Kari Margrethe Sabro, Chris Harrison, Ellen Benjaminsen & Dayna Casey, Rebecca Shirin Jafari, Brian Cliff Olguin, Marit Pethsiri Silsand, Ingrid Eggen, Hilde Honerud, Dalia Karg, Katinka Goldberg, Marin Håskjold, Io Sivertsen, Preben Holst, Joi Kjartans, Siri Ekker Svendsen, Marie Sjøvold, Karoline Hjorth e Riitta Ikonen, oltre a Istvan Virag.

Foto: Alec Soth / Magnum Photos

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Foto: Mona Pahle Bjerke / NRK

Bjerke ritiene che la scenografia nera, troppo invadente, soffochi le fotografie e distolga l’attenzione da immagini spesso delicate. Tra quelle che meritano di essere viste cita la serie «I Can Still Hear the Sea» di Chris Harrison, dove i rami scuri in primo piano contrastano con le forme geometriche di soffitti e pareti, e il gioco di luci sulla scala fotografata da Kari Margrethe Sabro. Le linee nere, però, sovrastano entrambe le opere. Pareti divisorie dai colori tenui sarebbero state, secondo la critica, una soluzione più adatta: a volte la semplicità è la scelta migliore.

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La vita quotidiana a Cape Flats

«The Journey Home» di Laura Pannack, selezionata nell’Open Call del Preus Museum e quindi messa in evidenza dagli organizzatori, racconta la vita quotidiana di bambini e ragazzi di Cape Flats, a Città del Capo, in Sudafrica, una zona ancora segnata da disuguaglianze e violenza. Pannack ha lavorato a stretto contatto con le comunità giovanili locali e affronta un tema doloroso e importante. Ma, sul piano artistico, Bjerke giudica le immagini poco interessanti, prevedibili e simili a molte altre già viste.

Foto: Cartier Bresson

Il titolo allude al difficile tragitto da scuola a casa: per capire che i ragazzi devono attraversare la città cercando di evitare il fuoco incrociato tra bande rivali, però, occorre conoscere il contesto. Le fotografie, secondo la critica, non riescono a raccontare da sole questa realtà e restano scorci estetici e generici di luoghi e volti.

Foto: Annie Leibovitz

Il tema dei nudisti in «Splitter naken»

Anche «Splitter naken», di Pål Hansen per Fotografiens hus, si confronta con un tema già esplorato nella storia della fotografia: la vita dei nudisti, una comunità che si ritrova senza vestiti per fare sport e persino per mangiare. Il soggetto è affascinante, ma impegnativo, perché Diane Arbus lo aveva già affrontato con ironia e grande efficacia. Alcune immagini di Hansen, osserva Bjerke, sembrano parafrasare il lavoro della celebre fotografa.

Altre, invece, hanno qualcosa di più fresco: in una, due persone nude viste di spalle si tengono per mano, in una scena di commovente tenerezza. Un’altra fotografia di corpi anziani non è particolarmente originale, ma ha una bella espressività e richiama un memento mori, come un mazzo di fiori appassiti in una natura morta barocca.

Il paesaggio di Alec Soth

Il progetto «Sleeping by the Mississippi» del fotografo americano Alec Soth, presentato da Magnum, mostra la sua capacità di cogliere le possibilità visive di un paesaggio o di un volto e di fissare frammenti sensoriali della vita quotidiana. Bjerke riconosce la sua padronanza della composizione e del colore, ma si chiede quanto sia difficile emergere oggi in un flusso continuo di fotografie iperestetizzate. A suo giudizio, le immagini non hanno abbastanza originalità né forza di sorpresa: sono belle, ma lasciano aperta la domanda «e allora?».

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La collezione Møllersamlingen

Tra i momenti più forti del festival c’è anche la sezione della Møllersamlingen, una delle maggiori collezioni fotografiche private della Scandinavia, di proprietà della società Aars AS. Riunisce opere iconiche dalla metà dell’Ottocento a oggi, firmate da André Kertész, Annie Leibovitz, Christer Strömholm, Helen Lewitt, Helmut Newton, Henri Cartier-Bresson, Irving Penn, James Natchwey, Larry Fink, Martin Parr, Miles Aldridge, Nick Brandt, Omar Victor Diop e Lee Shulman, Pixy Liao, Ruud van Empel, Sally Mann, Sebastião Salgado, Shirin Neshat, Vivian Maier, Anja Niemi, Margaret de Lange, Christian Houge, Jonas Bendiksen e Charlotte Gyllenhammar.

Tra le opere spicca una fotografia di Sally Mann che ritrae una bambina a letto. Mann è nota per immagini intense e sensoriali dell’infanzia, intime ma attraversate anche da solitudine e inquietudine. In molti scatti ha lasciato visibili imperfezioni del processo chimico — graffi, polvere e macchie — trasformandole in elementi espressivi che evocano il ricordo e il tempo che svanisce.

Una fotografia di Henri Cartier-Bresson ritrae un cardinale cattolico durante una visita a Montmartre, a Parigi, nel 1938. Negli sguardi delle persone si leggono le diverse emozioni proiettate sulla figura religiosa. Per Bjerke, la grandezza di Cartier-Bresson sta nella capacità di condensare un’espressione: in una frazione di secondo si capisce che cosa sta accadendo. Non metteva in scena le immagini, ma aveva un intuito straordinario per le forme, le linee e la geometria.

Di tutt’altro genere è lo scatto di Annie Leibovitz che mostra la star di Hollywood Arnold Schwarzenegger sugli sci a Sun Valley. La fotografia fu realizzata nel 1997 per la rivista Vanity Fair.

Gli elefanti di Nick Brandt a Nairobi

La collezione comprende anche «Underpass with Elephants» (2015), una delle opere più incisive del fotografo britannico Nick Brandt. L’immagine mostra alcuni elefanti sotto un’autostrada trafficata, costruita da poco a Nairobi, in Kenya. Lo spazio sotto il ponte è un rifugio per bambini e ragazzi senza casa. La fotografia appartiene alla celebre serie «Inherit the Dust», dedicata a come urbanizzazione e distruzione ambientale cancellino la fauna selvatica dell’Africa orientale.

Non è un’immagine manipolata: Brandt ha attraversato l’Africa con grandi pannelli stampati, che riproducevano ritratti di animali fotografati negli stessi luoghi circa dodici anni prima. Il lavoro mostra così non solo la perdita di habitat per gli animali, ma anche le conseguenze della distruzione della natura sulle persone povere che vivono ai margini delle grandi città.

Un festival ricco e disomogeneo

Nel complesso, Oslo Negativ propone un percorso ricco, vario e disomogeneo, dalle opere di fotografi amatoriali norvegesi a quelle di star internazionali. Per chi conosce già la fotografia e per chi vuole avvicinarsi a questo mondo, la visita può offrire molte occasioni di scoperta.

Il festival si tiene al Nasjonalgalleriet, a Tullinløkka, Oslo, nei fine settimana dal 10 al 25 ottobre 2026. È organizzato dal Preus Museum insieme alla Møllersamlingen e a numerose istituzioni e comunità fotografiche. Il consiglio direttivo della fondazione è composto da Nina Sørlie, Cecilie Øien e Ove Kvavik. La visita richiede dalle due alle tre ore.

Le valutazioni di Mona Pahle Bjerke

La critica d’arte Mona Pahle Bjerke ha presentato le sue valutazioni a «Nyhetsmorgen». Freelance, si occupa di arte e architettura per NRK; ha scritto anche di «Høstutstillingen 2026», «Mellom drømmer og virkelighet» del Kunstsilo di Kristiansand e «Svart seng» al Munchmuseet. L’articolo è stato pubblicato il 13 ottobre alle 13:48 e aggiornato alle 18:39.

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Foto: Mona Pahle Bjerke / NRK

Foto: Arno Rafael Minkkinen

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Foto: Mona Pahle Bjerke / NRK

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Foto: Pål Hansen

Foto: Pål Hansen

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Foto: Alec Soth / Magnum Photos

Foto: Mona Pahle Bjerke / NRK

Foto: Mona Pahle Bjerke / NRK

Foto: Nick Brandt

  • PubblicatoOttobre 13, 2026