Hill House, la sedia scomoda che torna di moda
Progettata nel 1902 da Charles Rennie Mackintosh, è riapparsa nelle immagini del marchio londinese Conner Ives. In Danimarca, i conduttori Gustav Hagild e Ane Cortzen ne commentano il ritorno.
Sembra una spalliera da palestra, ma è una sedia di design costosa e ricercata: la Hill House, progettata nel 1902 dall’architetto e designer scozzese Charles Rennie Mackintosh, è tornata a circolare tra le immagini di moda e gli annunci di mobili usati su Instagram. E non è l’unica: anche altre sedie con schienali molto alti stanno attirando l’attenzione.
La sedia di design diventata un oggetto di tendenza
«È il prossimo grande oggetto da comprare per casa. L’avete sentito qui per la prima volta», dice sorridendo Gustav Hagild, conduttore del programma culturale danese di P1 «Første række». Hagild ha notato che quella che chiama la «sedia IT» compare sempre più spesso nel mondo della moda e del design.
Ma chi pensa che uno schienale così alto renda la sedia poco invitante da usare ha colto il punto: non è stata concepita soprattutto per essere comoda. La Hill House è stata ideata come un’opera di architettura e design, più che come un mobile funzionale.
«La si compra per dimostrare di essere al passo con i tempi», spiega Hagild, che la considera un richiamo al modernismo e al design giapponese. La sua co-conduttrice Ane Cortzen, architetta di formazione, scherza: «Devo dire che non la si compra per la comodità».

La Hill House nelle immagini di moda
La sedia è comparsa anche in una campagna di moda. Pochi giorni fa il marchio londinese Conner Ives, che Hagild definisce «alla moda», ha pubblicato su Instagram immagini della collezione 2026, Eldorado, con una modella accanto alla Hill House. Il marchio statunitense ha utilizzato la sedia in diverse immagini per presentare la collezione.
Il ritorno in un periodo di transizione
Il suo ritorno non sorprende Kristine Virén, responsabile della comunicazione e delle campagne di Realdania, organizzazione danese attiva nel campo dell’architettura e del design. «Il ritorno della sedia Hill House può essere letto come una reazione al mondo in cui viviamo. Quando ci troviamo in un periodo di transizione, dobbiamo capire chi siamo», osserva.
Virén richiama le tensioni e l’instabilità della politica mondiale: quando è difficile interpretare il presente, sostiene, si cercano spiegazioni e risposte anche in ambiti inesplorati, come l’architettura e il design. «Per questo ha senso che torni un architetto e designer come Mackintosh, che non vedevamo da molti anni», afferma.
La sedia Hill House nel cinema
La Hill House, che ha circa 120 anni, era già riapparsa nella cultura popolare come elemento d’arredo associato agli anni Ottanta. Si vede nel film «Blade Runner» di Ridley Scott, uscito negli anni Ottanta, e nell’adattamento cinematografico di «American Psycho», il romanzo di Bret Easton Ellis ambientato nello stesso decennio. In quest’ultimo, la sedia si trova nel soggiorno essenziale del protagonista, Patrick Bateman, arredato con pochi pezzi di design scelti con cura.
«La sedia Hill House si inserisce perfettamente in “American Psycho”. Non tiene conto della dimensione umana, proprio come il protagonista Patrick Bateman. La sedia si erge come un trono e il sovrano è Bateman», spiega Virén. «Nella storia del cinema, gli allestimenti sono stati usati per spiegare chi sono le persone: è proprio quello che vediamo qui. La sedia Hill House rispecchia il protagonista, privo di emozioni».
Il parallelismo tra gli anni Ottanta e oggi
La presenza della sedia, rigida e imponente, sia nelle immagini di oggi sia nell’estetica degli anni Ottanta non è casuale, secondo Virén. Tra i due periodi vede un parallelismo storico e stilistico: «Negli anni Ottanta, l’incertezza e la paura delle armi nucleari si riflettevano anche nel design dell’epoca. Pensavamo che saremmo morti e per questo il design era cupo e profondo». «È la stessa cosa che vediamo oggi», aggiunge.
Gustav Hagild e Ane Cortzen hanno analizzato e commentato con ironia l’inquietante «sedia IT» scozzese nel programma «Første række».
Fonte: dr.dk
