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Vertice Trump-Putin-Xi, Luik frena: non ridisegnerà il mondo

Il diplomatico estone Jüri Luik ne ha parlato nel programma televisivo Esimene stuudio. L’incontro in Cina potrebbe essere soprattutto uno spettacolo, mentre restano aperti i nodi su Ucraina e armi nucleari.

Vertice Trump-Putin-Xi, Luik frena: non ridisegnerà il mondo

Un eventuale vertice tra Stati Uniti, Russia e Cina potrebbe attirare grande attenzione, ma non basterebbe a ridisegnare l’ordine mondiale. È la valutazione del diplomatico estone Jüri Luik, intervenuto nel programma televisivo Esimene stuudio.

Il sostegno russo all’Iran

Luik ha risposto anche a una domanda sul perché Washington continui, a suo avviso, a ignorare il sostegno di Vladimir Putin all’Iran e la condivisione di informazioni di intelligence con Teheran. «È molto difficile dirlo», ha premesso.

«Mi sembra che dipenda da alcune convinzioni personali del presidente Trump su come funzionano le cose nel mondo. Trump ha detto più volte: noi forniamo agli ucraini coordinate, informazioni e armi: perché dovrei allora criticare i russi per quello che fanno in Iran?», ha affermato Luik.

Secondo il diplomatico, tuttavia, in privato e dietro le quinte gli Stati Uniti hanno più volte fatto capire che questa situazione deve finire. Potrebbe inoltre esserci una dimensione più ampia, legata alla cooperazione tra Iran e Cina. «Al momento sembra che molte delle coordinate relative alle basi statunitensi situate in diversi Paesi arabi siano forse state fornite proprio attraverso la cooperazione tra Iran e Cina», ha aggiunto.

Il possibile vertice tra Trump, Putin e Xi

Donald Trump ha proposto un incontro in Cina con Putin e il presidente cinese Xi Jinping per discutere della guerra in Ucraina. Luik non ritiene che da quel vertice possa nascere un accordo capace di stabilire un nuovo ordine mondiale.

Se l’incontro si terrà, ha detto, sarà «un grande spettacolo» di cui probabilmente tutti e tre i leader saranno soddisfatti. Trump, però, ha indicato anche un tema che vorrebbe affrontare: la non proliferazione delle armi nucleari. Per Luik è una questione importante, perché da tempo gli Stati Uniti ritengono che non abbia senso discutere di armamenti nucleari soltanto con la Russia.

Oggi l’arsenale cinese non è paragonabile a quello russo, ma, secondo il diplomatico, la situazione potrebbe essere diversa tra dieci anni. Washington vorrebbe quindi che Pechino accettasse una qualche forma di limitazione multilaterale delle proprie armi nucleari. La risposta cinese, ha riferito Luik, è stata che il Paese ne possiede ancora poche e non vuole partecipare a questo tipo di discussione.

Trump ha riportato il tema sul tavolo, ma proprio l’insistenza americana sulla non proliferazione potrebbe rendere i cinesi poco interessati al vertice. Quanto all’Ucraina, Luik ha osservato: «Diciamoci la verità: che cosa dovrebbero discutere? E non credo che questi Paesi abbiano la forza necessaria per definire in qualche modo un nuovo ordine mondiale».

Le proposte di pace per l’Ucraina

Si discute sempre più della possibilità che gli Stati Uniti presentino a Kiev una nuova proposta di pace, ma Luik ha detto di non conoscere i contenuti principali di un eventuale piano. «Non conosciamo documenti precisi. Se ci basiamo sulle fonti pubbliche, sul tavolo ci sono numerosi accordi diversi, a partire da quelli sulla ricostruzione dell’economia ucraina. Poi c’è la cosiddetta questione dei territori, che è sicuramente la più complessa», ha spiegato.

Per gli ucraini, ha sottolineato, sono essenziali le garanzie di sicurezza che potrebbero arrivare dai Paesi europei e dagli Stati Uniti. Washington parla di garanzie simili a quelle previste dall’articolo 5 della Nato, che stabilisce il principio della difesa collettiva. «Un passo molto, molto importante, se alla fine gli americani accetteranno di compierlo», ha detto Luik. Oltre a porre fine al conflitto, ha aggiunto, è fondamentale evitare che in futuro si ripetano una guerra e un’invasione analoghe.

Secondo il diplomatico, le intese in discussione sarebbero circa quattro o cinque. «In parte è una situazione in cui diplomatici esperti troverebbero sicuramente stimolante lavorare giorno e notte, ma al momento questi accordi vengono discussi in una cerchia molto ristretta. In questo senso, anche il gruppo di persone che se ne occupa è davvero molto piccolo», ha concluso.

Fonte: err.ee

  • PubblicatoOttobre 22, 2026