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Fondo norvegese, possibile ritorno agli investimenti in armi nucleari

La proposta della commissione incaricata dal governo norvegese riguarda aziende britanniche, francesi e statunitensi. Il fondo oggi esclude 14 società del settore.

Fondo norvegese, possibile ritorno agli investimenti in armi nucleari

Il fondo sovrano norvegese potrebbe tornare a investire nelle aziende che producono armi nucleari. La proposta segnerebbe una svolta rispetto alle regole attuali, che escludono 14 società del settore, tra cui grandi gruppi internazionali come Airbus, BAE Systems, Boeing, Lockheed Martin e Safran.

Le condizioni per gli investimenti

La proposta arriva da una commissione incaricata dal governo norvegese, nel novembre dello scorso anno, di rivedere i vincoli. A presiederla è stato Svein Gjedrem, ex governatore della Banca centrale norvegese. Secondo le modifiche suggerite, il fondo potrebbe acquistare azioni di produttori di armi nucleari con sede in un Paese che possiede ufficialmente tali armi, è riconosciuto come Stato nucleare dal Trattato di non proliferazione nucleare ed è alleato della Norvegia nella NATO. Gjedrem ha spiegato che la nuova regola permetterebbe di reinserire nel portafoglio diversi produttori britannici, francesi e statunitensi.

Gli altri divieti etici resterebbero invariati. Il fondo continuerebbe a non investire in aziende coinvolte nella produzione di armi biologiche e chimiche, mine antiuomo e munizioni a grappolo, né nei settori del carbone, del tabacco e della cannabis.

Le motivazioni del governo

Il rapporto è stato consegnato al ministro delle Finanze norvegese Jens Stoltenberg, già segretario generale della NATO. Stoltenberg ha evidenziato quella che considera una contraddizione: il fondo non può investire in società potenzialmente importanti per la sicurezza della Norvegia, mentre la Russia minaccia con crescente frequenza il ricorso alle armi nucleari e la Cina amplia il proprio arsenale.

Il ruolo del Consiglio etico

La commissione propone anche di ridimensionare i poteri del Consiglio etico, organismo indipendente che fornisce raccomandazioni alla Banca centrale norvegese, incaricata di gestire il fondo. Il Consiglio continuerebbe a valutare il rischio che le aziende commettano gravi violazioni degli standard etici, ma non potrebbe più raccomandare autonomamente l’esclusione dei loro titoli dal portafoglio. Questa facoltà è già sospesa durante la revisione delle regole.

Consultazione e critiche

Le proposte saranno sottoposte a consultazione pubblica fino al 15 gennaio. Il governo prevede poi di presentare la propria valutazione al Parlamento nella primavera del prossimo anno.

Il rapporto ha già provocato critiche da parte di diversi partiti, soprattutto di sinistra. Un esponente dei Verdi lo ha definito «completamente privo di senso». Il fondo norvegese investe in oltre 7.000 aziende nel mondo e possiede circa l’1,5% di tutte le azioni quotate in borsa.

  • PubblicatoOttobre 15, 2026