Il cappello nero a punta che oggi identifica subito una strega ha attraversato secoli di storia prima di diventare un simbolo della magia malvagia. In epoche diverse, copricapi simili hanno indicato prestigio, libertà e appartenenza a una comunità oppure, al contrario, sono stati imposti come segno di umiliazione. Le origini precise dell’associazione tra il cappello a punta e le streghe restano però incerte.
Dai sacerdoti ai simboli di libertà
Come racconta JSTOR Daily, citando una ricerca di Naomi Lubrich, nell’antichità i copricapi conici erano diffusi in Medio Oriente e venivano indossati dai sacerdoti. Erano comuni anche in Frigia, nell’attuale Turchia: per gli antichi greci, il cappello a punta era un tratto distintivo degli abitanti delle terre orientali.

Un esempio è Skuncha, capo della tribù scita dei Saci Tigraxaudi, il cui nome significa «Saci dai cappelli a punta». La sua figura compare in un rilievo del VI secolo a.C. a Behistun, in Iran. Nell’antica Roma, invece, gli schiavi liberati potevano portare il pileo, un copricapo conico che divenne simbolo di emancipazione e, in seguito, della libertà in generale.
Cappelli simili compaiono anche nelle raffigurazioni cristiane dell’alto Medioevo dedicate ai tre Magi: gli artisti li usavano per sottolinearne le origini orientali e l’alto rango. Un mosaico della basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna, realizzato intorno al 500 d.C., li mostra con copricapi frigî a punta. Nel XII secolo questi cappelli erano diffusi in tutta l’Europa continentale e in Inghilterra, associati a paesi lontani dell’Oriente e non alla stregoneria.
Il cappello a punta come segno di esclusione
Il significato cominciò a cambiare durante le Crociate, quando in Europa si intensificarono i sentimenti antiebraici. Nelle immagini cristiane del XII secolo gli ebrei venivano rappresentati sempre più spesso con cappelli a punta, anche nelle scene di scherno di Cristo. Un copricapo che poteva indicare provenienza e status iniziò così ad assumere una connotazione negativa.

Nel 1215 il IV Concilio Lateranense stabilì che ebrei e musulmani residenti nei territori cristiani dovessero distinguersi dai cristiani attraverso l’abbigliamento. Il concilio non prescrisse un copricapo specifico, ma in alcune regioni di lingua tedesca gli ebrei furono poi obbligati a indossare il Judenhut, cioè il «cappello ebraico». Il suo colore, tuttavia, non era necessariamente nero. Una miniatura del Codice Manesse, realizzata tra il 1305 e il 1340, raffigura il poeta ebreo Süßkind von Trimberg con il caratteristico cappello a punta davanti al vescovo di Costanza.

In seguito, copricapi simili furono usati per contrassegnare anche altri gruppi. Alla fine del XIV secolo, nella città tedesca di Seligenstadt, i prestatori di denaro furono obbligati a indossarli, a prescindere dalla religione. Lo stesso obbligo riguardava le donne cristiane che avevano relazioni con ebrei.

In alcune regioni di lingua tedesca, cappelli a punta venivano inoltre imposti come punizione per stregoneria, riti pagani o furto. Secondo National Geographic, nel 1431 in Ungheria le persone condannate per la prima volta per stregoneria dovevano indossare in pubblico «cappelli ebraici» a punta.

Quacchere e venditrici di birra
Un’altra possibile origine dell’immagine della strega viene dall’Inghilterra del XVII secolo. All’epoca erano di moda cappelli alti a tesa larga, portati da uomini e donne, compresi i quaccheri, membri di un movimento cristiano nato a metà del secolo.
I quaccheri credevano nell’uguaglianza di tutti gli esseri umani davanti a Dio e rifiutavano molte convenzioni sociali. Non si toglievano, per esempio, il cappello davanti alle persone di rango superiore, perché non ritenevano necessario riconoscerne la superiorità in quel modo. Nelle loro comunità, inoltre, le donne potevano predicare in pubblico al pari degli uomini: una pratica che suscitava indignazione in Inghilterra e nelle colonie americane. I quaccheri erano perseguitati e le predicatrici venivano derise, talvolta anche accusate di avere legami con il diavolo.

Secondo una delle ipotesi, le caricature delle quacchere con cappelli alti potrebbero aver contribuito a formare l’immagine della strega. Anche questo collegamento, però, non è dimostrato.
C’è poi una spiegazione più prosaica, che riconduce il cappello alle donne che nel Medioevo, in Inghilterra, producevano e vendevano birra. Secondo questa teoria, indossavano copricapi alti per distinguersi dagli altri venditori al mercato. Anche la scopa sarebbe legata alla loro attività: l’avrebbero esposta fuori casa per segnalare la vendita di birra. Non esistono, tuttavia, prove storiche convincenti a sostegno di questa ricostruzione. Eleanor Rumming, nota proprietaria di una birreria inglese, è raffigurata con due boccali in un’incisione tratta da un’illustrazione dell’opera di John Skelton, pubblicata nel 1624.
Dalle incisioni al cinema
Le immagini permettono di seguire l’evoluzione della figura della strega. Nell’incisione «Le streghe», realizzata nel 1510 dall’artista tedesco Hans Baldung Grien, alcune donne praticano la stregoneria attorno a un calderone, ma nessuna porta un cappello a punta. All’inizio del XVIII secolo, invece, il copricapo era già entrato nell’iconografia della strega: nel libro «Storia delle streghe e degli stregoni», pubblicato a Londra nel 1720, un’incisione mostra una strega con un alto cappello dalla punta aguzza mentre vola su una scopa insieme a un demone.
Nel XIX secolo le streghe divennero personaggi popolari nelle fiabe, nei libri per bambini e negli spettacoli teatrali. Gli illustratori avevano bisogno di un’immagine riconoscibile a colpo d’occhio e il cappello a punta si prestava bene allo scopo. Entro la fine del secolo era diventato un attributo ricorrente: nell’illustrazione «La strega e il grasso scolaro», realizzata dall’artista americana Rosina Emmet Sherwood e pubblicata nel 1888 sulla rivista Harper’s Young People, la protagonista indossa proprio un copricapo di questo tipo.
Nel XX secolo il cinema contribuì a consolidare l’immagine. Un ruolo importante lo ebbe «Il mago di Oz», film del 1939 in cui Margaret Hamilton interpretò la Strega Cattiva dell’Ovest con cappello nero a punta, pelle verde e scopa. Quel look fu ripreso in seguito in film, cartoni animati e costumi di Halloween.
Un copricapo che in epoche diverse poteva rappresentare potere, libertà, appartenenza o pubblica umiliazione è così diventato uno degli elementi più riconoscibili della strega delle fiabe.



