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D-Day, la previsione del tempo che poteva cambiare la guerra

Nelle 72 ore prima dello sbarco in Normandia, il meteorologo James Stagg si scontrò con Irving Krick sulla scelta decisiva. Il film Sotto pressione: il D-Day racconta il confronto con Eisenhower.

D-Day, la previsione del tempo che poteva cambiare la guerra

Il destino dello sbarco alleato in Normandia, e forse il corso della guerra, dipese anche da una previsione del tempo. È questo il punto di partenza di Sotto pressione: il D-Day (Pressure), film tratto dall’opera teatrale di David Haig e ispirato a una storia vera: il confronto tra meteorologi nelle ultime 72 ore prima del D-Day.

Nel quartier generale alleato, guidato da Dwight Eisenhower, interpretato da Brendan Fraser, il meteorologo capo James Stagg, a cui dà volto Andrew Scott, deve stabilire se le condizioni atmosferiche permetteranno di avviare l’operazione Overlord. La decisione è resa ancora più difficile da una tragedia personale: sua moglie è scomparsa durante il bombardamento di un reparto maternità e Stagg non sa se sia sopravvissuta.

Anche sul lavoro deve affrontare una sfida. Eisenhower si fida più del meteorologo americano Irving Krick, interpretato da Chris Messina, le cui previsioni per le operazioni militari, soprattutto in Nord Africa, si erano rivelate corrette. I due esperti, però, arrivano a conclusioni opposte.

Due metodi e due previsioni

Stagg costruisce le sue previsioni analizzando una grande quantità di dati raccolti dalle stazioni meteorologiche di tutto il mondo e considerando numerosi parametri. Krick segue invece un metodo più semplice: cerca nella storia una situazione atmosferica simile e usa quella come riferimento. Racconta con orgoglio di aver previsto correttamente, con lo stesso sistema, il tempo durante le riprese del classico Via col vento.

A 24 ore dall’inizio dell’operazione, Krick individua su una carta meteorologica di circa vent’anni prima condizioni analoghe a quelle del momento. Perciò prevede una giornata di sole, ideale per lo sbarco sulle spiagge della Normandia.

Stagg giudica apertamente «idiota» quel modello e presenta ai comandanti una previsione opposta: onde troppo alte per far sbarcare i soldati, pioggia intensa e nuvole basse, con una visibilità fortemente ridotta. Condizioni che, avverte, potrebbero trasformare l’operazione in un disastro.

Eisenhower deve scegliere a chi credere: al collaboratore di cui si fida da tempo, che gli ha dato la previsione che sperava di ricevere, oppure a Stagg, uno scozzese freddo, poco incline alla simpatia e dall’umore cupo. Nel film, la sua assistente Kay, interpretata da Kerry Condon, osserva che sembra incarnare il luogo comune del meteorologo noioso, «fatta eccezione, naturalmente, per Zoran Vakula».

Rinviare lo sbarco, come suggerisce la previsione di Stagg, significherebbe aspettare almeno due settimane e affrontare nuovi problemi logistici e di personale. La pressione è ancora maggiore perché, poco prima, una prova generale dell’invasione, l’Exercise Tiger, si era conclusa con la morte di circa 700 soldati. Il film mette così in scena una scelta in cui il successo della guerra e il futuro del mondo sembrano dipendere dal tempo.

Un thriller storico tra teatro e cinema

Le origini teatrali danno alla storia una struttura compatta e mantengono alta la tensione tra Stagg, Krick ed Eisenhower. Il regista australiano Anthony Maras gestisce con abilità i personaggi, i tempi e il tono del racconto, trasferendo sullo schermo la solidità drammatica dell’opera e aggiungendo una forte componente visiva.

Invece dei colori desaturati spesso associati ai film di guerra contemporanei, Maras e il direttore della fotografia Jamie D. Ramsay scelgono tonalità sature, che richiamano l’impatto delle immagini documentarie dell’epoca. Il risultato è un film visivamente efficace e piacevole da seguire.

A renderlo coinvolgente sono soprattutto le interpretazioni. Andrew Scott, già visto in Sherlock e Ripley, dà profondità e umanità a Stagg, un uomo poco appariscente ma integro, disposto a sostenere anche una posizione impopolare. Brendan Fraser, con la testa rasata per il ruolo, porta calore ed empatia a un Eisenhower solitamente riservato. Kerry Condon è convincente nel ruolo di Kay, che fa da tramite tra gli scatti d’ira del generale e la calma ostinazione di Stagg.

Damian Lewis interpreta il celebre generale britannico Bernard Montgomery, caratterizzandolo con aggressività verbale e un’arroganza che appare ingiustificata. È l’unico personaggio che resta più in superficie.

Per gli appassionati di storia il film potrebbe risultare meno sorprendente; per chi conosce il D-Day soprattutto dai libri scolastici o dai film di Hollywood, Sotto pressione: il D-Day è un thriller storico credibile, intelligente e avvincente sugli eroi rimasti dietro le quinte. Lo stesso Eisenhower rese omaggio al loro lavoro quando, alla domanda su cosa avesse fatto la differenza nel D-Day, rispose: «Avevamo meteorologi migliori dei tedeschi».

Voto: 4,5/5

  • Pubblicato14 Ottobre 2026