In un santuario giapponese la sfortuna non si scaccia con una preghiera: si colpisce, si prende a calci e infine si bersaglia con i fagioli la statua del dio della povertà. Il rituale si svolge a Chino, nella prefettura di Nagano, e segue una regola precisa: non bisogna esagerare, perché troppa aggressività potrebbe attirare ancora più sfortuna.
Dove si trova il Santuario di Binbogami
Il Santuario di Binbogami non si vede dalla strada. Per trovarlo bisogna raggiungere il Parco Hakko, un centro dedicato ai prodotti locali e un museo gestito dal produttore di miso Marui Ito Shoten. All’interno si possono ammirare le grandi botti di legno usate per preparare il miso secondo la tradizione; il santuario, invece, si trova sul retro dell’edificio, lungo un passaggio segnalato da alcuni cartelli.
Il nome giapponese del santuario si scrive di solito 貧乏神神社. Sui cartelli, però, compare nella direzione opposta, 社神神乏貧, perché il giapponese può essere letto anche da destra a sinistra. Anche in una giornata di sole, il luogo è in penombra e ha un’atmosfera quasi da mondo parallelo.
Il dio della povertà nel folclore giapponese
Al centro del rituale c’è il binbogami, il dio della povertà: una creatura con un corno, il corpo emaciato e occhi a forma di monete d’oro. Figure di questo tipo compaiono nel folclore e nelle leggende giapponesi almeno dal XIII secolo. Si racconta che siano attratte dall’odore del miso e che usino ventagli laceri per spingere verso di sé il profumo di questo alimento fondamentale.
La presenza di un binbogami è considerata indesiderabile: secondo la tradizione, può portare perdite economiche, infelicità e insuccessi. Un metodo per liberarsene consiste nel preparare un vassoio di miso cotto, portarlo in giro per casa e poi gettarlo in un fiume, nella speranza che lo spirito lo segua e si allontani dall’abitazione.
Il rituale per scacciare la sfortuna
Al santuario si ricorre invece a un procedimento più energico. Si comincia mettendo una moneta da 100 yen nella cassetta delle offerte. Poi si prende un bastone scaccia-povertà e si colpisce la statua tre volte, non di più. Si posa quindi il bastone e si danno al dio tre calci.
Le istruzioni sono riportate sui cartelli all’interno del santuario, che è una sede distaccata del Santuario di Suwa, nella prefettura di Nagano, le cui origini risalgono al VII secolo. Il rituale prevede anche di lanciare fagioli contro il binbogami, seguendo una tradizione legata a Setsubun, la festa annuale in cui si gettano legumi per scacciare demoni e sfortuna. Per accompagnare il gesto, i cartelli suggeriscono di gridare frasi come «Binbogami, vattene!» o «Maledetto!». Al santuario i fagioli sono già pronti in un vassoio.
Intorno alla statua sono appesi fogli con parole e desideri. Tra le cose da allontanare figurano «il mio capo stronzo», «uomini di mezza età ubriachi» e «grasso corporeo»; tra gli auspici, «Malattia, vattene!» e «Vincere alla lotteria». L’idea è che colpire, prendere a calci e lanciare fagioli al dio lo convinca a lasciarci in pace, riducendo le occasioni di sfortuna e facendo spazio alla buona sorte.
La maschera portafortuna
Per attirare fortuna, il santuario propone anche una maschera otafuku, detta anche maschera okame. Poiché è considerata un simbolo di felicità e buon auspicio, non va colpita né presa a calci: bisogna strofinarla o accarezzarla con delicatezza.
Come visitare il santuario
Il Santuario di Binbogami è un’esperienza insolita anche per chi ha visitato molti santuari in Giappone. Le autorità del luogo invitano però a non colpire o prendere a calci la statua con troppa forza: così la si protegge e la si conserva per i visitatori successivi. C’è anche una ragione legata alla superstizione: accanirsi contro il dio potrebbe ritorcersi contro e aumentare la propria sfortuna.
Il santuario si trova all’interno del Parco Haako (発酵パーク), all’indirizzo Nagano-ken, Chino-shi, Miyagawa 4529 (長野県茅野市宮川4529). È aperto dalle 9 alle 19. Il sito web è indicato nelle informazioni del santuario.

