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Klaus Kinski urlava per «mantenere intatta la voce»

Beat Presser racconta il temperamento dell’attore sul set di «Fitzcarraldo», nella giungla amazzonica peruviana, e il loro rapporto di lavoro.

Klaus Kinski urlava per «mantenere intatta la voce»

Le sfuriate di Klaus Kinski erano così celebri da diventare parte della sua immagine pubblica. In una leggendaria intervista televisiva, l’attore tedesco apostrofò una giornalista: «Non devo certo stare a sentire certe sciocchezze da un’analfabeta, siete una banda di idioti». Sul set di «Fitzcarraldo» perdeva spesso la pazienza e urlava.

Il fotografo svizzero Beat Presser, che lavorò a lungo con lui, conosceva bene quel temperamento provocatorio. «A Klaus piaceva prendersela con qualcuno, ma non poteva prendersela con tutti e, in realtà, con me lo faceva meno che con chiunque altro», racconta ridendo. «Io facevo delle belle foto».

Un archivio fotografico dedicato a Kinski

Presser fotografò Kinski per oltre 14 anni, costruendo quello che viene descritto come il più grande archivio fotografico al mondo dedicato all’attore. Le sue immagini, diventate celebri a livello internazionale, documentano anche il rapporto intenso e conflittuale tra Kinski e il regista Werner Herzog: Herzog definiva l’attore, a seconda dei momenti, «una meraviglia del mondo» oppure «la peste assoluta». Una relazione fatta di litigi leggendari, ma anche di una collaborazione artistica feconda.

I due si conobbero nel 1976, su un set a Parigi. Presser chiese a Kinski, noto per essere una persona difficile, se volesse apparire sulla copertina della rivista fotografica «The Village Cry». L’attore sfogliò con calma la pubblicazione e poi obiettò: «Solo in copertina?». Alla fine furono pubblicate diverse fotografie. Fu l’inizio di un’amicizia durata anni con un uomo considerato un talento eccezionale, ma anche estremo, imprevedibile e senza limiti, nella vita come nei ruoli.

La carriera e i film con Werner Herzog

Tra il 1960 e il 1990 Kinski recitò in oltre 160 film, compresi gli adattamenti dei romanzi di Edgar Wallace e numerosi spaghetti western. Gli venivano spesso affidati personaggi psicopatici, malvagi o tormentati, e fu tra gli attori più richiesti anche a livello internazionale. Tra i film girati con Herzog ci sono «Aguirre, furore di Dio», «Woyzeck» e «Nosferatu, il principe della notte».

Le tensioni sul set di Fitzcarraldo

Uno dei set più estremi fu quello di «Fitzcarraldo», ambientato nella giungla amazzonica peruviana. Il film racconta la storia di un uomo ossessionato dall’idea di costruire un teatro d’opera nel cuore dell’Amazzonia e del suo tentativo di far trascinare un battello a vapore oltre una montagna. Presser vi lavorò come assistente alla macchina da presa e fotografo di scena.

Per sette mesi, in condizioni difficili e nel caldo della giungla, osservò da vicino la professionalità, l’onestà e la dedizione di Kinski, insieme alla sua eccentricità e al rapporto di amore e odio con Herzog. Durante una gita in canoa sul fiume, ricorda Presser, l’attore cominciò all’improvviso a urlare. Gli animali della giungla tacquero. «Ha insultato Herzog come un pazzo. Per un quarto d’ora. Poi, all’improvviso, ha smesso. Si è girato verso di me e ha detto: “Sai, lo faccio solo per mantenere intatta la voce”».

La nave Molly Aida, usata nel film come battello di Fitzcarraldo, era lunga 40 metri e pesava 160 tonnellate: una replica esatta di un’imbarcazione fluviale dei primi del Novecento.

L’ultimo film con Herzog e il carattere collerico

Presser fu fotografo di scena anche per «Cobra Verde», l’ultimo film realizzato insieme da Kinski e Herzog. In quell’occasione sperimentò direttamente il carattere collerico dell’attore. «Werner Herzog si precipitò a casa mia e mi confessò che era successa una cosa terribile: “Kinski ha distrutto alcune delle tue foto. Ha preso un cacciavite e le ha bucate!”», racconta. Presser la prese con filosofia: «Avevo fatto abbastanza belle foto».

Kinski era impulsivo anche nella recitazione e interpretò spesso personaggi tormentati, come in «Woyzeck» (1979), accanto a Eva Mattes. In «Nosferatu, il principe della notte» (1979) vestì invece i panni del conte Dracula, mentre Bruno Ganz interpretò Jonathan Harker.

Le accuse emerse dopo la sua morte

La sua figura è segnata anche dalle accuse di abusi sessuali mosse dalla figlia Pola, che raccontò di essere stata abusata per anni. Le accuse furono rese pubbliche nella sua autobiografia «Kindermund», uscita nel 2013. Anche Nastassja Kinski, un’altra figlia dell’attore, ha raccontato di essere riuscita a sottrarsi alle avances sessuali del padre, ma di averne avuto una paura terribile per tutta la vita. Le accuse emersero soltanto anni dopo la morte di Kinski, avvenuta nel 1991.

Il ritratto di Beat Presser

Il rapporto di Presser con l’attore fu più armonioso di quello vissuto da molte altre persone. «Abbiamo lavorato molto bene insieme, ed era l’unica cosa che mi interessasse davvero. Era questo che mi affascinava di lui. Non mi importava se aveva rotto un tavolo da qualche parte in un altro continente. Non aveva niente a che fare con me», ha detto il fotografo basilese.

Nelle immagini di Presser convivono le diverse facce di Kinski: genio e follia, luce e ombra. Ne è nato un ritratto che continua a dividere l’opinione pubblica. La notizia è stata riportata dalla radiotelevisione svizzera SRF.

Fonte: srf.ch

  • PubblicatoOttobre 22, 2026