Storia indigena delle Americhe: 7 siti raccontano un passato millenario
Dagli insediamenti degli Ancestral Puebloan a Cahokia, negli Stati Uniti, questi luoghi testimoniano la varietà delle culture indigene. Le impronte di White Sands suggeriscono una presenza umana risalente a 23.000 anni fa.
La storia dei popoli indigeni delle Americhe non comincia con l’arrivo di Cristoforo Colombo alle Bahamas nel 1492: alcune tracce suggeriscono che gli esseri umani fossero presenti nel continente già 23.000 anni fa, molto prima della cultura Clovis, a lungo considerata la più antica. In occasione dell’Indigenous Peoples Day, sette siti negli Stati Uniti raccontano la varietà e la profondità di questa storia.

Chaco Canyon e gli Ancestral Puebloan
Nel Nuovo Messico, Chaco Canyon fu tra l’850 e il 1250 d.C. il centro politico e cerimoniale degli Ancestral Puebloan. Il nome potrebbe derivare dall’adattamento spagnolo di una parola indigena riferita alla zona. Al centro dell’insediamento sorge Pueblo Bonito, cioè «Villaggio bello»: un complesso in pietra di quattro piani, con oltre 600 stanze e 35 kiva, ambienti cerimoniali sotterranei.

Per costruirlo, secondo le stime degli esperti, furono trasportati da montagne lontane i tronchi necessari a realizzare più di 200.000 travi, usate per rinforzare edifici composti soprattutto da blocchi di arenaria. Chaco Canyon era anche il fulcro di una rete stradale lunga oltre 400 miglia, circa 640 chilometri. Gli scavi hanno restituito resti di are e cacao provenienti dalla Mesoamerica, prova di scambi con regioni distanti.
Cahokia, la grande città indigena
A nord del Messico, il più grande insediamento indigeno americano fu Cahokia, nell’attuale Illinois. Intorno al 1100 d.C. poteva ospitare fino a 40.000 persone, una popolazione paragonabile a quella delle principali città europee medievali. Lo ha spiegato a Live Science lo storico Christoph Strobel, esperto di storia indigena all’Università del Massachusetts Lowell.

Gli abitanti vivevano in case costruite con la tecnica del wattle and daub, una struttura di rami rivestita di argilla o fango. La città comprendeva grandi piazze pubbliche, palizzate di legno e decine di tumuli cerimoniali. I suoi abitanti trasportarono anche un albero di 5 tonnellate, pari a 4,5 tonnellate metriche, da oltre 110 miglia, circa 180 chilometri, per trasformarlo in un segnale chiamato Mitchell Log.

Le ricerche archeologiche indicano che Cahokia attirava visitatori da luoghi lontani, forse per le cerimonie. Oggi il sito è patrimonio mondiale dell’UNESCO: comprende Monks Mound, un terrapieno terrazzato alto 100 piedi, circa 30 metri, e la ricostruzione di un woodhenge, un cerchio di pali lignei che segna solstizi ed equinozi. «È un luogo di straordinaria importanza», ha detto Strobel, secondo cui Cahokia potrebbe essere il sito precolombiano più importante degli Stati Uniti.

Mound Key e il regno dei Calusa
In Florida, nella baia di Estero, Mound Key è la più grande di diverse isole formate da cumuli di conchiglie. In origine sembra fosse composta da due piccole isole di mangrovie; secoli di consumo di molluschi da parte delle popolazioni indigene le trasformarono in due grandi rilievi artificiali, poi ricoperti di vegetazione. In alcuni punti i cumuli superano i 30 piedi, circa 9 metri, sopra il livello dell’acqua. Oggi l’isola si divide in due soltanto durante l’alta marea.

Si stima che sia formata da diversi milioni di conchiglie, soprattutto di ostriche. Prima dell’arrivo degli europei nel XVI secolo, i Calusa vivevano qui e avevano trasformato l’isola in una fiorente città marittima, chiamata Calos. Le ricerche sul regno dei Calusa approfondiscono la storia di queste comunità.
Il conflitto tra Tlingit e russi
Il Sitka National Historical Park, in Alaska, conserva il campo di battaglia dello scontro del 1804 tra i guerrieri Tlingit e le truppe coloniali russe, l’ultimo grande conflitto armato tra europei e popolazioni native dell’Alaska. All’epoca la Russia rivendicava il territorio, che vendette agli Stati Uniti nel 1867.
La contesa era iniziata nel 1802, quando commercianti di pellicce russi invasero il territorio tribale e costruirono un forte a Sitka. I Tlingit lo distrussero e cacciarono i russi, poi edificarono una propria fortificazione in previsione della controffensiva. Nel 1804, però, furono costretti ad abbandonarla dopo il bombardamento delle navi russe. La disputa continuò per diversi decenni e si concluse definitivamente solo con l’acquisto dell’Alaska da parte degli Stati Uniti. Un’indagine geofisica ha individuato un forte Tlingit nel sud-est dell’Alaska.
Le abitazioni rupestri di Walnut Canyon
In Arizona, Walnut Canyon conserva oltre 80 abitazioni rupestri costruite dai Northern Sinagua tra il 1125 e il 1250 d.C. Un sentiero attraversa la profonda gola di calcare e arenaria, circa 10 miglia, cioè 16 chilometri, a sud-est di Flagstaff. Le case furono ricavate in cavità naturali nel calcare, che le proteggevano dal caldo e dal freddo; la posizione elevata rispetto al fondo del canyon offriva anche un vantaggio difensivo.
Strobel ha definito Walnut Canyon un sito meno conosciuto, ma un esempio notevole della capacità delle popolazioni indigene di affrontare condizioni relativamente aride gestendo con cura l’acqua. Gli abitanti coltivavano i campi sulle superfici pianeggianti lungo il bordo del canyon e attingevano al fiume sul fondo per riempire le cisterne.
Chimney Rock e l’osservazione del cielo
In Colorado, Chimney Rock è una formazione rocciosa circondata da una vasta foresta che ospita oltre 80 siti archeologici degli Ancestral Puebloan. La formazione comprende due guglie naturali, Chimney Rock e Companion Rock, che circa 1.000 anni fa venivano usate per osservare un arresto lunare, un fenomeno che si ripete ogni 18,6 anni. Strobel ha spiegato che si trattava di un’osservazione astronomica importante per i popoli indigeni americani.
Su un crinale vicino alle guglie sorgeva una Great House con numerose stanze, costruita in arenaria, argilla e legno nello stesso stile di Chaco Canyon, circa 100 miglia, ossia 160 chilometri, più a sud. Da lì si poteva osservare un’ampia porzione del territorio. Gli archeologi ritengono che gli insediamenti di Chimney Rock fossero un centro cerimoniale regionale: gli abitanti della valle avrebbero sostenuto le élite che vivevano sul crinale e osservavano il cielo. Uno studio archeologico approfondisce il sito e il suo ruolo.
Blackwater Draw e la cultura Clovis
Il settimo sito, Blackwater Draw, nel Nuovo Messico, è il principale luogo archeologico legato alla cultura Clovis. I Clovis, chiamati così dalla vicina città di Clovis, vissero qui circa 13.000 anni fa. Gli archeologi hanno rinvenuto utensili in pietra e osso e resti degli animali cacciati, tra cui mammut e lupi terribili.
Le prime tracce della cultura furono scoperte nelle vicinanze nel 1929; a Blackwater Draw i ritrovamenti risalgono al 1932. In seguito, però, altri reperti hanno dimostrato che gli esseri umani erano presenti nelle Americhe già prima dei Clovis. Le impronte trovate nel White Sands National Park, sempre in Nuovo Messico, sembrano indicare che nella regione vivessero persone fino a 23.000 anni fa. Il sito di Chaco Culture è patrimonio mondiale dell’UNESCO.

