Cartoni delle uova, scatole e volantini pubblicitari possono trasformarsi in vasi e ciotole dall’aspetto simile alla ceramica. È la tecnica che Daiva Augustinienė, fiorista di Klaipėda, città portuale della Lituania, ha scelto per il suo tempo libero: un’attività manuale che le permette di scaldarsi dopo giornate di lavoro con le mani spesso fredde e umide.
Dalla ceramica alla pasta di carta
Daiva ha sempre cercato qualcosa da fare con le mani. In passato ha modellato l’argilla e creato bambole decorative e addobbi natalizi con pasta modellabile e cotone. Ora lavora soprattutto con pasta di carta riciclata, ricavata da cartoni delle uova, scatole per spedizioni e volantini che non servono più. Come ha raccontato a LRT.lt, la cosa che più le piace è non sapere, quando comincia un vaso, una ciotola o un vassoio, quale sarà il risultato finale.

Le sue creazioni hanno un aspetto elegante e, a prima vista, molti non immaginano che siano fatte di carta: pensano piuttosto alla chamotte, al gres o alla ceramica a lievitazione naturale, una tecnica ancora poco conosciuta.
L’interesse per la pasta di carta è nato alcuni anni fa, dopo che Daiva aveva visto online un paralume realizzato con quel materiale. Comprò una vecchia lampada a un mercatino dell’usato per riutilizzarne il supporto e provò a realizzarne uno per una lampada da tavolo, invece di riprodurre quello a sospensione visto in rete. Il risultato fu soddisfacente, ma allora si fermò a un solo oggetto. L’ispirazione è tornata nelle sere del precedente inverno, piuttosto cupo: da quel momento ha iniziato a produrre vasi e recipienti di vario tipo.

Come si prepara la pasta di carta
Le ricette per preparare la pasta di carta sono numerose. Daiva usa soprattutto cartoni delle uova, che danno alle creazioni una superficie più ruvida. Con scatole di cartone o fogli stampati al computer, invece, l’impasto risulta più liscio. Lascia la carta in ammollo, la sminuzza con un frullatore e poi la strizza, come si fa con l’impasto per i cepelinai, i tradizionali gnocchi lituani. Aggiunge stucco da costruzione, colla vinilica e un po’ di detersivo per i piatti, che rende il composto più morbido. Dopo aver mescolato tutto, lo lavora con le mani.
L’impasto ricorda la plastilina, anche se non è identico. Daiva lo applica poco alla volta su un barattolo o su un’altra base, cercando di ottenere la forma desiderata. Dopo il primo strato lascia asciugare l’oggetto per 3-4 giorni; poi aggiunge il secondo, il terzo e il quarto. Per completare un vaso, tra un’asciugatura e l’altra, possono servire un paio di settimane.

«Quando inizi un lavoro non sai mai quale sarà il risultato finale: non si riesce a modellare l’impasto esattamente come si vorrebbe e, mentre asciuga, sembra che si tiri o si sposti. Se il risultato non mi piace, rimetto l’oggetto in ammollo e lo modello di nuovo», ha raccontato Daiva.

Le finiture e l’uso dei vasi
Una volta asciutta, la creazione viene levigata leggermente con carta vetrata per eliminare le irregolarità. Daiva la dipinge poi con tre mani di vernice acrilica e la rifinisce con una vernice opaca. Preferisce i colori naturali, che considera più belli.

Chi prende in mano i vasi spesso si stupisce della loro leggerezza: l’aspetto, infatti, fa pensare a oggetti più pesanti. Una domanda frequente riguarda la possibilità di riempirli d’acqua. Non è possibile, ma si può inserire all’interno una bottiglia o un altro recipiente e usarli così per i fiori recisi. Daiva osserva che anche molti vasi di terracotta oggi non trattengono bene l’acqua: al mattino, sotto, può formarsi una pozzanghera. Per proteggere una ciotola decorativa dalla frutta umida, invece, basta mettere un tovagliolo sul fondo.
La ricerca di acquirenti
Le sue opere originali ricevono molti complimenti, ma trovare acquirenti è più difficile. Daiva ha provato a venderle al mercatino cittadino del bagagliaio e nel gruppo Facebook «Antras šansas» («Seconda possibilità»). Le persone si fermavano ad ammirarle, ma, una volta scoperto che erano fatte di pasta di carta, non sempre erano disposte a comprarle. Qualcuno le ha detto apertamente che si trattava di oggetti realizzati con rifiuti. Il 24 ottobre Daiva parteciperà alla fiera «Antras šansas» a Vilnius, la capitale lituana, per capire se i suoi abitanti reagiranno diversamente da quelli di Klaipėda.
Per realizzare un vaso le bastano cinque cartoni delle uova. Per ora li raccoglie da sola, anche se alcuni amici si sono offerti di aiutarla se ne avrà bisogno. Le sue creazioni occupano ormai quasi tutto lo spazio disponibile in casa. Deve inoltre riporle lontano dal gatto, che per qualche motivo reagisce con ostilità agli oggetti di pasta di carta.
«Non ci si può fare un’attività. Il costo di produzione è basso, ma vernici, stucco e altri materiali costano comunque. Quando modello, però, non penso al guadagno: mi coinvolge il processo in sé e mi incuriosisce molto scoprire quale sarà il risultato finale. È bello anche ricevere i commenti delle persone, che si stupiscono del fatto che con la carta si possano realizzare oggetti del genere e li ammirano», ha detto Daiva.


