Mary Rose, il recupero in diretta dopo 437 anni sott’acqua
La nave da guerra di Enrico VIII riemerse a Portsmouth l’11 ottobre 1982, davanti a milioni di telespettatori. A bordo furono trovati oltre 19.000 reperti che raccontano la vita nell’Inghilterra dei Tudor.
Dopo 437 anni sul fondo del mare, una nave da guerra del XVI secolo riemerse davanti a milioni di telespettatori. Il recupero della Mary Rose, avvenuto l’11 ottobre 1982, fu un’impresa che mise insieme archeologia, ingegneria e conservazione. Dal relitto furono recuperati oltre 19.000 oggetti, capaci di offrire uno sguardo raro sulla vita nell’Inghilterra dei Tudor.
La nave di Enrico VIII
La Mary Rose era una delle navi più note della marina di Enrico VIII e un simbolo della potenza navale inglese. Costruita a Portsmouth tra il 1510 e il 1511, nei primi anni del regno del sovrano, partecipò a operazioni militari per 34 anni. Il suo nome viene talvolta collegato a Maria Tudor, sorella del re, ma non ci sono prove attendibili a sostegno di questa ipotesi. Secondo il Mary Rose Museum, è più probabile che richiami la Vergine Maria e la rosa, emblema della dinastia Tudor.
La nave aveva inizialmente una stazza di circa 600 tonnellate, salita a circa 700 dopo importanti modifiche negli anni Trenta del Cinquecento. Era armata con cannoni di diverse dimensioni: dalle pesanti artiglierie navali ai pezzi più piccoli, destinati a colpire l’equipaggio avversario. Tra le operazioni a cui prese parte figurano la battaglia di Saint-Mathieu del 1512, gli scontri al largo di Brest del 1513 e le spedizioni contro la Francia del 1522.
L’affondamento nel 1545
La Mary Rose affondò il 19 luglio 1545, durante una battaglia contro una grande flotta francese che tentava di invadere l’Inghilterra. Enrico VIII seguiva lo scontro dallo stretto di Solent, dalla fortezza di Southsea, quando la nave si inclinò all’improvviso durante una manovra e colò a picco.
Le cause non sono state chiarite con certezza. Una delle testimonianze storiche più importanti racconta che, dopo aver sparato con i cannoni da un lato, la nave iniziò a virare. Una forte raffica di vento l’avrebbe inclinata tanto da lasciare le aperture dei cannoni sotto il livello del mare. L’acqua entrò nello scafo e la nave affondò rapidamente. Tra le altre ipotesi considerate ci sono errori dell’equipaggio, una minore stabilità dovuta alle modifiche e un possibile colpo dell’artiglieria francese, ma nessuna è stata confermata.
A bordo c’erano circa 500 persone e si ritiene che solo una trentina sia sopravvissuta. Molti marinai non riuscirono a fuggire, anche a causa delle reti di protezione installate sopra il ponte per impedire l’abbordaggio nemico.
La nave affondò sul fianco destro, che venne progressivamente coperto dal fango. Il sedimento contribuì a conservare in condizioni eccezionali la struttura in legno e numerosi oggetti. Il fianco sinistro, rimasto esposto agli organismi marini e alle correnti, si deteriorò invece nel tempo.
Le prime ricerche del relitto
I primi tentativi di recupero risalgono a poco dopo l’affondamento: furono organizzate operazioni per riportare in superficie cannoni e altre attrezzature di valore, ma non fu possibile recuperare la nave. Vi presero parte anche sommozzatori ingaggiati tramite imprenditori italiani.
Il relitto fu ritrovato nel 1836, dopo che alcuni pescatori avevano impigliato le reti nei resti sul fondo. Tra gli esploratori del sito c’erano il sommozzatore Henry Abbinett e John Deane, uno dei pionieri delle moderne attrezzature subacquee. Contrariamente a quanto si è sostenuto in seguito, il relitto era già stato identificato come la Mary Rose nel XIX secolo. Negli anni successivi furono recuperati cannoni e altri oggetti, mentre gran parte della nave rimase sepolta.
Una nuova fase di ricerca cominciò nel 1965, quando lo storico e sommozzatore Alexander McKee avviò il progetto Solent Ships per individuare e studiare relitti storici. Dopo anni di ricerche, indagini con il sonar e consultazioni di documenti, il sommozzatore Percy Ackland individuò il 1° maggio 1971 alcune parti in legno della nave. Il ritrovamento confermò la presenza della parte principale del relitto.
Gli scavi e i reperti
La scoperta diede il via a uno dei più ambiziosi progetti di archeologia subacquea. L’archeologa Margaret Rule ebbe un ruolo importante nell’impresa e nel 1979 fu fondata la Mary Rose Trust, l’organizzazione incaricata di studiare, recuperare e conservare la nave.
Nel 1979 iniziò una campagna sistematica di scavi e preparativi per il recupero. I sommozzatori rimuovevano con cautela il fango, registravano la posizione delle parti in legno e raccoglievano i reperti. Furono trovati oltre 19.000 oggetti: cannoni, armi, strumenti musicali e medici, utensili ed effetti personali dell’equipaggio. Tra i materiali meglio conservati c’erano archi di legno, recipienti, abiti, scarpe e oggetti di uso quotidiano, che hanno permesso di ricostruire con maggiore precisione la vita a bordo di una nave da guerra del XVI secolo.
Il recupero della Mary Rose
La sfida più complessa era sollevare la parte conservata dello scafo. Dopo secoli sott’acqua, il legno era fragile e impregnato d’acqua; rimuovere il fango significava anche privarlo della protezione naturale dalle correnti e dagli altri agenti marini. Gli ingegneri dovettero quindi progettare un sistema capace di sostenere la struttura senza farla disgregare.
Per il sollevamento fu costruita una struttura speciale in acciaio, collegata allo scafo con bulloni e cavi. Le gru idrauliche spostarono prima i resti dal fondale, riducendo l’effetto del fango che li tratteneva. La nave fu poi sistemata in una culla d’acciaio progettata per mantenerla stabile durante il recupero.
L’11 ottobre 1982, con l’aiuto della grande gru galleggiante Tog Mor, la parte meglio conservata della Mary Rose fu portata in superficie. L’operazione venne trasmessa in diretta televisiva e seguita da milioni di persone. Ci fu anche un momento di tensione: un problema nella distribuzione del carico provocò il cedimento di una parte del sistema di sollevamento e un brusco spostamento della struttura. La nave, tuttavia, non riportò danni catastrofici e il recupero riuscì.
All’evento era presente l’allora principe Carlo, oggi re Carlo III, che presiedeva la Mary Rose Trust. Non venne riportata in superficie l’intera nave, ma soltanto la parte meglio conservata: una porzione della struttura e numerosi altri resti si trovano ancora sul fondo del mare.
La conservazione dello scafo
Dopo il recupero, lo scafo fu trasferito nel cantiere navale storico di Portsmouth per un lungo intervento di conservazione. Lasciare asciugare il legno, rimasto sott’acqua per secoli, avrebbe potuto causarne il restringimento, la deformazione e la rottura. In un primo momento la struttura venne quindi irrorata senza interruzione con acqua dolce fredda, per impedirne l’essiccazione e rimuovere gradualmente il sale.
Dalla metà degli anni Novanta il legno fu trattato con polietilenglicole, o PEG, una sostanza che aiuta a conservarne la struttura. Il trattamento proseguì fino al 2013, quando cominciò una fase di essiccazione controllata. La parte principale del processo si concluse nel 2016, ma il relitto è tuttora custodito in condizioni climatiche rigorosamente controllate per evitarne il deterioramento.
Le testimonianze della vita a bordo
Gli oggetti recuperati hanno restituito dettagli sulla vita quotidiana e sulle tecnologie militari dell’epoca Tudor. Archi lunghi, frecce e cannoni hanno permesso di approfondire lo studio delle armi; pettini di legno, scarpe di cuoio e strumenti musicali raccontano invece come vivevano e trascorrevano il tempo i marinai. Tra i resti è stato trovato anche un cane di bordo, chiamato Hatch dai ricercatori.
Gli strumenti chirurgici e i contenitori per medicinali mostrano quale assistenza sanitaria fosse disponibile nel XVI secolo. Sono stati recuperati anche resti umani appartenenti a un gran numero di membri dell’equipaggio: secondo le stime del Mary Rose Museum, potrebbero appartenere a un massimo di 300 persone. Il loro studio ha fornito informazioni sull’alimentazione, la salute, gli sforzi fisici e le origini di chi prestava servizio sulla nave.
Il museo e l’eredità del progetto
Lo scafo conservato è oggi esposto al Mary Rose Museum di Portsmouth. Il primo museo dedicato alla nave aprì nel 1984; l’attuale edificio, progettato appositamente, è stato inaugurato nel 2013. I visitatori possono vedere la struttura e migliaia di reperti recuperati durante le ricerche.
Il progetto è diventato una tappa importante per l’archeologia subacquea, dimostrando come la collaborazione tra archeologi, storici, sommozzatori, conservatori e ingegneri possa rendere possibile lo studio e la tutela di siti sommersi complessi. Un’impresa di rilievo era stata compiuta in precedenza in Svezia, dove la nave da guerra Vasa, affondata nel 1628, fu recuperata nel 1961. Oggi i due progetti sono tra gli esempi più noti di conservazione di navi storiche.
La Mary Rose è molto più del relitto di una nave da guerra: conserva la memoria delle persone che la costruirono, vi navigarono e morirono durante uno degli episodi più drammatici della storia navale inglese. Il recupero del 1982 riportò alla luce, dopo 437 anni sott’acqua, una parte del mondo dell’Inghilterra dei Tudor e una delle fonti più importanti per comprendere la vita marittima del XVI secolo.
