Un naufragio del 1629 potrebbe offrire il primo esempio documentato di psicopatia aziendale: secondo un nuovo studio, il mercante olandese Jeronimus Cornelisz adottò strategie di controllo e intimidazione che ricordano quelle attribuite ai leader tossici nelle organizzazioni moderne.
A sostenerlo è Clive Roland Boddy, ricercatore di comportamento organizzativo alla Anglia Ruskin University, nel Regno Unito. In uno studio pubblicato sull’Asian Journal of Business Ethics, Boddy individua le origini della psicopatia aziendale agli albori del capitalismo moderno e descrive Cornelisz come il primo caso storico identificabile.
«Ciò che rende straordinario questo caso è che, analizzando Cornelisz con un moderno modello di riferimento per la psicopatia manageriale, abbiamo riscontrato in lui tutte le principali caratteristiche associate agli psicopatici aziendali», afferma Boddy. «In questo caso del 1629 ritroviamo lo stesso copione che vediamo oggi nei luoghi di lavoro tossici. Eliminò gli oppositori, premiò i fedelissimi, instaurò un clima di paura, manipolò i seguaci e perseguì il potere a ogni costo».

Il naufragio della Batavia
La vicenda si svolse dopo il naufragio della Batavia, una nave della Compagnia olandese delle Indie orientali, spesso considerata la prima multinazionale al mondo. Il 4 giugno 1629, durante il viaggio inaugurale, l’imbarcazione si incagliò su una barriera corallina delle isole Houtman Abrolhos, al largo dell’Australia occidentale. Fino a 250 superstiti rimasero bloccati sul relitto e furono trasferiti su un’isola vicina, poi conosciuta come il cimitero della Batavia e oggi chiamata Beacon Island.

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Il comandante mercantile e il capitano della nave partirono verso l’Indonesia per cercare aiuto, accompagnati da decine di membri anziani dell’equipaggio. Cornelisz, che prima del naufragio aveva già progettato un ammutinamento per impadronirsi del tesoro della nave, rimase sull’isola e assunse la guida dei superstiti: era il dirigente di grado più alto tra loro. Secondo le cronache, ordinò di mandare gruppi di persone su altre isole, ufficialmente in cerca d’acqua. Boddy osserva che la decisione potrebbe essere stata anche un modo per ridurre il numero di persone in competizione per le risorse scarse.
Cornelisz rimpiazzò inoltre i membri legittimi del consiglio con complici scelti da lui, obbligandoli a giurargli fedeltà. «In seguito, il gruppo di Cornelisz si rivelò gradualmente composto da ammutinati e spietati assassini; raccolse nella propria tenda il tesoro, l’acqua e le provviste rimaste sul relitto, con l’intenzione di tenerli per sé, diventare pirati», scrive Boddy.
La rivolta e le uccisioni
Secondo le ricostruzioni, Cornelisz si proclamò «capitano generale» e organizzò l’uccisione sistematica di circa 100 superstiti. L’obiettivo sarebbe stato ridurre il numero delle persone da sfamare e dissetare e rafforzare il proprio controllo su chi era ancora in vita. Le donne furono stuprate e ridotte in schiavitù sessuale. Dopo una serie di scontri tra gli ammutinati e i soldati, Cornelisz venne catturato e processato. Lui e gli altri capi della rivolta confessarono gli omicidi, gli stupri e l’ammutinamento. Furono puniti con l’amputazione delle mani e l’impiccagione.
I tratti della psicopatia aziendale
È una storia di violenza estrema, apparentemente lontana dal mondo contemporaneo. Per Boddy, però, il comportamento di Cornelisz presenta molti tratti associati ai leader psicopatici di oggi. «Gli psicopatici aziendali tendono a seguire un modus operandi comune, che prevede l’instaurazione del controllo, la sottomissione dei dipendenti e la creazione di un clima di paura, caratterizzato da abusi, prepotenze e urla», scrive. «Cornelisz manifestò tutti questi comportamenti in forma estrema. Ricorse inoltre a tattiche e strategie ancora oggi utilizzate dagli psicopatici aziendali: proiettare un’immagine grandiosa, sostituire i consigli di amministrazione con persone di propria fiducia, dividere e confondere i potenziali oppositori e usare la paura e l’umorismo nero come strumenti di controllo».
L’analisi di Boddy si basa sulle teorie dello psichiatra statunitense Hervey Cleckley. Secondo il ricercatore, Cornelisz mostrava tutte e dieci le caratteristiche che il suo modello associa alla psicopatia aziendale:
- fascino superficiale e intelligenza apparente;
- falsità e insincerità;
- indole ingannevole;
- estremo egocentrismo;
- assenza di rimorso;
- superficialità emotiva;
- incapacità di rispondere alle interazioni personali;
- irresponsabilità e rifiuto di assumersi le proprie responsabilità;
- comportamento calmo, composto e apparentemente razionale;
- assenza di autocritica e di consapevolezza di sé.
Una strategia che attraversa i secoli
Per Boddy, il caso non è soltanto una lezione di storia: mostra che la psicopatia aziendale era presente fin dalla nascita del capitalismo moderno. Il mondo è cambiato dai tempi della Batavia, sostiene, ma non il modo di agire degli psicopatici. «Nel corso dei secoli hanno adottato un modus operandi simile e sono mossi dall’avidità, dall’autoesaltazione e dal desiderio di ferire, dominare e controllare gli altri», scrive. «Seguono una strategia che prevede la scalata al potere, l’eliminazione dei potenziali oppositori, il trattamento spietato degli altri e l’instaurazione di un clima di paura per soffocare ogni possibile opposizione. Lasciano dietro di sé distruzione e danneggiano la carriera, la vita e il patrimonio delle persone che li circondano, tra cui investitori, colleghi, subordinati e altri dirigenti».
I risultati dello studio sono pubblicati sull’Asian Journal of Business Ethics.
Fonte: sciencealert.com
