Cronaca Storie

Fritz Haarmann, l’informatore di polizia che uccise decine di giovani

Ad Hannover, tra il 1918 e il 1924, il killer attirava ragazzi nella sua casa mentre collaborava con la polizia. Confessò 26 omicidi, ma le vittime potrebbero essere state molte di più.

Fritz Haarmann, l’informatore di polizia che uccise decine di giovani

Un informatore della polizia, elegante e apparentemente affidabile, riuscì per anni a passare inosservato mentre attirava giovani nella propria casa e li uccideva. Fritz Haarmann, ricordato come il «Jack lo Squartatore tedesco», confessò 26 omicidi, anche se alcune fonti ne riportano 24. «Questi sono gli omicidi che riusciva a ricordare. In realtà potrebbero essere stati anche più di 50», racconta a DW Jürgen Veyht, ex detective della polizia che oggi ricostruisce le tracce del killer e accompagna i turisti nei tour dedicati ai delitti ad Hannover.

La scomparsa di Friedel Rothe

Tra le vittime c’era Friedel Rothe, scomparso a 17 anni nel settembre del 1918. Poco prima era stato visto in un caffè con un uomo elegante: Haarmann. Quando la polizia andò a interrogarlo nel suo appartamento, lo trovò a letto con un ragazzo di 13 anni. Rothe non c’era. Gli agenti non notarono il suo cranio, nascosto in una niccola nel muro sotto riviste e libri, riferisce Veyht a DW.

L’infanzia e il profilo psicologico

Haarmann nacque ad Hannover il 25 ottobre 1879, ultimo di sei figli. «Ha avuto un’infanzia molto difficile. Suo padre era un alcolista, un ubriacone, come si diceva allora. E di certo lo picchiava spesso. Inoltre, probabilmente Fritz Haarmann dovette subire abusi sessuali da parte del fratello maggiore», racconta Veyht.

Un’infanzia traumatica può contribuire a trasformare una persona in un serial killer? «Un’infanzia difficile non è una scusa», risponde a DW la psicologa Lydia Benecke. «Naturalmente, la stragrande maggioranza delle persone esposte in tenera età a fattori così sfavorevoli non commette reati gravi. Ma le ricerche dimostrano che abusi di questo tipo possono spingere un piccolo gruppo di persone a commettere reati gravi. E la forma estrema è l’omicidio seriale». Benecke mette in guardia anche da un altro errore: «Credere che una persona che ha commesso crimini gravi debba per forza darlo a vedere. Ma nella maggior parte dei casi non è così».

Haarmann, infatti, nella vita di tutti i giorni sembrava stabile e affidabile. Vestiva sempre con cura, era socievole e non attirava l’attenzione. Aveva inoltre buoni rapporti con la polizia, che lo impiegava come informatore: forniva notizie sul mondo della prostituzione.

Le vittime e gli omicidi

Gli omicidi cominciarono alcuni anni dopo la Prima guerra mondiale, in un periodo segnato da disoccupazione, scarsità di cibo e mercato nero in espansione, insieme alla prostituzione. Haarmann vendeva abiti rubati ai giovani e commerciava anche in carne e altri oggetti nell’atrio della stazione centrale di Hannover. Era lì che cercava le sue vittime.

«Aveva un buon fiuto per i ragazzi giovani, più o meno senza meta e indifesi in quei difficili tempi economici degli anni Venti», spiega Veyht. Probabilmente li attirava con offerte di cibo e un posto dove dormire: «Dai, devi avere fame. Sembri così stanco. Puoi dormire da me e mangiare qualcosa». I ragazzi che lo seguivano nel suo appartamento in soffitta avevano tra i 10 e i 22 anni. Haarmann li chiamava «ragazzi-bambola» e nessuno di loro ne sarebbe uscito vivo.

Molte vittime erano fuggiaschi e, nel caos del dopoguerra, nessuno le cercava. I vicini del quartiere povero non si preoccupavano degli strani rumori provenienti dall’appartamento. Haarmann mordeva il collo dei ragazzi, usando i denti: in seguito disse che questo lo eccitava sessualmente.

Lo smaltimento dei corpi

Sbarazzarsi dei corpi era però difficile. «Mi accostavo sempre a quel compito con paura, eppure la mia passione era più forte dell’orrore di smembrare i corpi», dichiarò. Si sospettò che vendesse la carne delle vittime sul fiorente mercato nero. «Il commercio illegale di carne era allora una pratica comune, quindi poteva essere un modo molto pragmatico per sbarazzarsi delle parti dei corpi e ricavarne un profitto allo stesso tempo», spiega Benecke a DW. «Non è però certo che abbia davvero venduto quella carne o che l’abbia persino consumata lui stesso». È invece accertato che gettava nel fiume Leine le ossa di molte vittime.

La scoperta dei resti e l’arresto

La scoperta di resti lungo il fiume portò infine alla sua caduta. Alcuni bambini che giocavano sulla riva trovarono dei crani. In un primo momento si pensò che appartenessero a persone annegate, ma il ritrovamento di altre ossa insospettì sempre più la polizia. Furono recuperati circa 500 resti umani e in città si diffuse la paura. I giornali di tutto il mondo ribattezzarono l’assassino «il macellaio», «il lupo mannaro» e «il vampiro di Hannover».

Le indagini condussero a Haarmann, arrestato nel giugno del 1924. La polizia lo conosceva come un piccolo criminale e spesso aveva chiuso un occhio sulle sue infrazioni, perché era un informatore utile. L’idea che fosse un serial killer sembrava difficile da credere. Durante la perquisizione del suo appartamento, però, gli agenti trovarono tracce di sangue e vestiti insanguinati.

All’inizio Haarmann negò, ma la polizia intensificò la pressione. Secondo Veyht, gli investigatori ricorsero anche a metodi illegali: negli angoli della cella furono collocati crani illuminati, con le orbite coperte da carta rossa. In un angolo venne messo anche un sacco di ossa umane, come se il defunto fosse venuto a riprenderlo nel caso in cui Haarmann non avesse confessato. Alla fine l’uomo cedette. «I miei ragazzi-bambola erano sempre così gentili con me e venivano volentieri da me», disse. Li uccideva in uno stato di «frenesia sessuale».

Il processo e la condanna

Il processo diventò un evento mediatico di primo piano. Un celebre motivo dell’operetta «Aspetta, aspetta ancora un po’, la fortuna arriverà anche da te» venne trasformato in una filastrocca macabra: «Aspetta, aspetta ancora un po’, Haarmann arriverà anche da te; porta con sé una piccola accetta e ti trasformerà in salsiccia».

Il procedimento cominciò a dicembre. «Oggi un procedimento così imponente non si concluderebbe in così poco tempo», osserva Veyht. Già allora furono sollevati dubbi sulla regolarità del processo. Il giornalista Theodor Lessing criticò: «Raramente un processo tanto importante è stato condotto in modo così incompetente, meschino e stupido». Le condizioni mentali di Haarmann non furono esaminate in modo adeguato.

La condanna a morte venne comunque eseguita. Haarmann morì sotto la ghigliottina il 15 aprile. Prima aveva chiesto che gli fosse eretto un monumento. «Sarà un punto di riferimento anche tra mille anni. Tutti verranno a vederlo», disse allo psichiatra che lo interrogò in carcere.

La fama di Haarmann

La sua storia è stata raccontata più volte a teatro e al cinema. Tra le opere più note ci sono «M – Il mostro di Düsseldorf», il film di Fritz Lang del 1931, e «Der Totmacher», pellicola del 1995 candidata all’Oscar e interpretata da Götz George. Haarmann è stato anche protagonista di radiodrammi, musical, libri, romanzi a fumetti e persino di un controverso gioco da tavolo. La band metal giapponese Church of Misery gli ha dedicato nel 2023 il brano «Most Evil». E il monumento che desiderava esiste davvero: è una statua realizzata dal celebre scultore viennese Alfred Hrdlicka (1928-2009).

Haarmann voleva diventare famoso e ci riuscì. A cento anni dalla sua morte, il suo nome è ancora conosciuto, ben oltre Hannover, la città in cui nacque.

Fonte: index.hr

  • Pubblicato25 Ottobre 2026