Per secoli, cristiani e musulmani sepolti in Sicilia hanno condiviso origini genetiche riconducibili al Nord Africa, all’Europa e ad altre aree del Mediterraneo. È quanto emerge dall’analisi del DNA antico di 111 persone vissute tra l’età romana e il tardo Medioevo. La diversità della popolazione dell’isola sembra essere sopravvissuta a conquiste e cambi di governo, senza una sostituzione su larga scala degli abitanti.
Una popolazione in continuità
Lo studio, pubblicato il 24 giugno 2026 sulla rivista PLOS ONE, ha esaminato resti provenienti da 19 siti archeologici siciliani. Tra il V e il XV secolo d.C. l’isola passò sotto il controllo degli imperi romano e bizantino, di dinastie islamiche e poi dei Normanni e degli Svevi. Nonostante questi profondi mutamenti politici, i risultati indicano una certa continuità demografica.
«Contrariamente ad alcune interpretazioni del passato, possiamo vedere che questo periodo non dovrebbe essere considerato una “età buia”, bensì un’epoca dinamica, caratterizzata da interazioni e legami a lunga distanza», ha dichiarato Nathan Wales, del Dipartimento di Archeologia dell’Università di York. «Dal DNA degli individui emerge che le persone sepolte nei cimiteri cristiani e musulmani avevano origini simili, riconducibili al Nord Africa e alle aree europee e mediterranee».
Legami oltre il Mediterraneo
I legami non si fermavano alle sponde settentrionali del Mediterraneo. I dati mostrano che in Sicilia vissero persone di origine subsahariana durante tutto il Medioevo, un indizio di migrazioni protratte nel tempo attraverso il mare.
Aurore Monnereau, che ha diretto la ricerca durante il dottorato nel Dipartimento di Archeologia dell’Università di York, ha sottolineato che le fonti scritte spesso raccontano il passato attraverso il punto di vista dei loro autori e lasciano in ombra le persone comuni. «Con l’analisi del DNA antico, il nostro studio cerca di restituire alcune di queste voci mancanti. Integrando il DNA antico con le fonti scritte e le prove archeologiche, mostriamo che la Sicilia fu un crocevia centrale in un mondo medievale fortemente interconnesso».
Una società multireligiosa
La persistenza della varietà genetica mette in discussione l’idea che le conquiste dell’isola abbiano prodotto una trasformazione radicale della popolazione. I ricercatori considerano anche la convivenza tra persone di fedi diverse durante i cambi di regime.
«Lo studio ha fatto nuova luce su persone che tradizionalmente non compaiono nelle fonti storiche, mostrando che cristiani e musulmani vissero in larga misura in società prospere e multireligiose fino all’inizio del XIII secolo, quando la Sicilia entrò a far parte del Sacro Romano Impero», ha affermato Martin Carver, professore del Dipartimento di Archeologia dell’Università di York.
Per ricostruire meglio come queste comunità vissero e cambiarono nel tempo, gli autori ritengono necessari nuovi dati provenienti da altri siti archeologici del Mediterraneo.
La ricerca
La ricerca, intitolata «Storie genetiche di individui della Sicilia medievale multireligiosa», è firmata da Aurore Monnereau, Paola Orecchioni, Derek Hamilton, Eleanor Joan Green, Ian Noble, Richard Hagan, Marcela Sandoval-Velasco, Alessandra Molinari, Martin Carver, Camilla F. Speller e Nathan Wales. È stata pubblicata su PLOS ONE il 24 giugno 2026. DOI: 10.1371/journal.pone.0350298. Google Google News.
Fonte: scitechdaily.com
