Scienze

Via Lattea, una delle galassie più ospitali per la vita

Lo suggeriscono le simulazioni EAGLE, analizzate da un gruppo di ricercatori guidato da Luke A. Barnes. Lo studio riguarda la Via Lattea e le galassie dell’universo simulato.

Via Lattea, una delle galassie più ospitali per la vita

Le simulazioni cosmologiche indicano che la Via Lattea potrebbe essere tra le galassie più favorevoli alla vita, mentre molte galassie più piccole, affollate e turbolente offrono condizioni meno ospitali. Anche la posizione del Sole è relativamente tranquilla: si trova alla periferia della nostra galassia.

È la conclusione di uno studio pubblicato il 5 ottobre 2026 su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. I ricercatori hanno confrontato universi simulati per individuare le regioni più adatte alla vita e quelle esposte a catastrofi cosmiche, seguendo l’evoluzione di galassie virtuali create con EAGLE, una delle simulazioni più realistiche dell’universo osservato.

Le zone abitabili nella galassia

Le cosiddette «Goldilocks zones» sono ambienti con condizioni né troppo estreme né troppo limitanti. Il concetto si applica, per esempio, alla zona abitabile attorno a una stella: la fascia in cui l’acqua può restare liquida, senza evaporare o congelare. La ricerca della vita può però estendersi a scale più ampie, considerando quali regioni della Via Lattea e quali galassie siano più ospitali.

Diagramma che mostra i pianeti nella zona abitabile di una stella
La zona abitabile circumstellare vicino a una stella è «perfetta»: né troppo calda né troppo fredda.
NASA

Una stella giovane troppo vicina al centro galattico sarebbe esposta al passaggio ravvicinato di molte altre stelle. All’esterno della galassia, invece, potrebbe mancare una quantità sufficiente degli elementi chimici necessari alla vita. Come la Terra si trova nella zona abitabile della propria stella, il Sole occupa una posizione favorevole nella cosiddetta zona abitabile galattica della Via Lattea.

Le simulazioni cosmologiche

Per studiare anche le altre galassie, gli autori hanno utilizzato il progetto EAGLE, acronimo di Evolution and Assembly of GaLaxies and their Environments. La simulazione riproduce l’espansione dello spazio, la gravità e la fisica di gas, stelle e buchi neri, offrendo una mappa dell’universo su scale di centinaia di milioni di anni luce.

Poiché non sono state osservate forme di vita aliene, lo studio si basa su alcune ipotesi. L’idrogeno e l’elio prodotti dal Big Bang sono troppo semplici per formare organismi: per questo i ricercatori si concentrano sugli elementi più pesanti, generati dalle successive generazioni di stelle. Le osservazioni degli esopianeti suggeriscono che per formare pianeti rocciosi simili alla Terra serva una certa concentrazione di questi elementi. Una quantità eccessiva, tuttavia, potrebbe favorire la nascita di un «Giove caldo», un gigante gassoso che attraversa il sistema planetario e può inghiottire i pianeti rocciosi.

I rischi per la vita

Il modello considera anche i fenomeni capaci di minacciare la vita. Le stelle massicce, quando esplodono, possono sterilizzare l’ambiente circostante; i lampi di raggi gamma, ancora più potenti, possono colpire regioni molto più vaste. Secondo alcuni paleontologi, l’estinzione di massa dell’Ordoviciano, avvenuta 450 milioni di anni fa, potrebbe essere stata provocata da un’esplosione nelle vicinanze.

Un altro rischio è il passaggio ravvicinato di una stella, che potrebbe perturbare l’orbita quasi circolare della Terra. Per questo, le zone galattiche più affollate sono considerate meno sicure. Anche i buchi neri possono rappresentare un pericolo: la maggior parte è piccola e innocua, ma al centro delle galassie si trovano oggetti con una massa superiore a quella di un milione di Soli. Quando inghiottono materia, possono diventare attivi e produrre radiazioni intense, in grado di strappare l’atmosfera a un pianeta.

La Via Lattea come ambiente ospitale

I risultati non dimostrano che la vita esista davvero nelle regioni individuate, ma indicano dove le condizioni potrebbero essere più favorevoli. La Via Lattea emerge come una galassia relativamente ospitale, non perché i ricercatori abbiano dato per scontato che il nostro angolo di universo sia speciale: le simulazioni avrebbero potuto indicare come più adatte le galassie più antiche, quelle più piccole o le regioni più lontane dai centri galattici.

La nostra galassia sembra invece rappresentare bene quelle che hanno trasformato con efficienza le materie prime cosmiche in ambienti potenzialmente adatti alla vita e che hanno superato le fasi più turbolente. Oggi, secondo lo studio, anche durante un miliardo di anni trascorso nella Via Lattea, meno di una stella su mille sarebbe esposta a un evento estremo capace di estinguere la vita.

Le galassie più piccole, molto più numerose della Via Lattea, risultano invece più affollate e turbolente. In termini astronomici, concludono gli autori, la nostra galassia potrebbe essere un luogo relativamente sicuro in cui vivere.

Lo studio e i finanziamenti

Lo studio, intitolato «Life in the cosmic neighbourhood: galactic habitable zones in the eagle simulations», è firmato da Luke A. Barnes, Geraint F. Lewis, Jaime Salcido, Pascal J. Elahi, Miroslav D. Filipovic e Richard G. Bower. È stato pubblicato il 5 ottobre 2026 su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (DOI: 10.1093/mnras/stag1750).

Il lavoro è stato sostenuto dallo Science and Technology Facilities Council (finanziamento ST/P000541/1), dal Consiglio europeo della ricerca (GA 267291, «Cosmiway») e dall’Organizzazione olandese per la ricerca scientifica (NWO, finanziamento VICS 639.043.409). L’articolo è adattato da un contributo pubblicato originariamente su The Conversation.

Fonte: scitechdaily.com

  • PubblicatoOttobre 22, 2026