Nel 1833, nel cuore del Brasile, un inventore riuscì a fissare immagini usando la luce e sostanze come urina, ammoniaca e acqua. L’esperimento fu realizzato sei anni prima che Daguerre presentasse a Parigi un procedimento fotografico come propria invenzione. Il lavoro di Hercule Florence, a lungo rimasto ai margini della storia della fotografia, è stato rivalutato anche grazie alle analisi del Getty Conservation Institute.
Le analisi delle immagini di Florence
L’Instituto Hercule Florence ha affidato al laboratorio Art Kaplan le immagini realizzate dall’inventore nel 1833. Kaplan, figura di spicco del Getty Conservation Institute, aveva già analizzato la prima fotografia di Nicéphore Niépce, datata 1826. Dopo aver esaminato le immagini di Florence, ha confermato l’efficacia dell’ammoniaca come agente di fissaggio e riconosciuto il suo contributo alla fotografia dell’epoca, attestandone sul piano scientifico il ruolo di pioniere.
All’epoca l’Europa era considerata il centro del mondo e una tecnica sviluppata in Brasile faticò a ottenere visibilità. La vicenda di Florence è raccontata anche in un documentario che ne ricostruisce la vita e il lavoro.
Dalla spedizione Langsdorff alla famiglia
«Hercule arrivò in Brasile senza soldi, senza conoscere nessuno. Ma in breve tempo fu introdotto nella cerchia degli scienziati francesi presenti sul posto», racconta Antonio Florence, uno dei suoi discendenti. Le sue capacità di entrare in relazione con gli altri gli permisero di partecipare alla spedizione Langsdorff, una grande missione scientifica nel cuore del Brasile, durata quattro anni e finanziata dallo zar russo Alessandro I.
Al ritorno, Florence si stabilì in una cittadina vicino a San Paolo e sposò Maria Angelica, figlia di un chirurgo e politico della regione. Ebbero 13 figli, ma solo otto sopravvissero. Dopo la morte della prima moglie, Florence si risposò con una tedesca, Carolina Krug, dalla quale ebbe altri sette figli. Si formò così una vera e propria dinastia Florence in Brasile.
L’eredità e le ricerche dell’inventore
Tra i discendenti, Antonio Florence si è impegnato a far conoscere la storia e l’opera dell’antenato, fondando l’Instituto Hercule Florence. Nel 2017, a Monaco, mise a disposizione gli archivi per una mostra al NMNM, dedicata a questa figura singolare, ossessionata dal desiderio di catturare ciò che vedeva e sentiva.
Durante le sue esplorazioni, Florence sviluppò tecniche di stampa, che chiamò poligrafia, e di registrazione dei suoni degli animali, la zoofonia. Fu anche disegnatore e realizzò centinaia di schizzi. Affidò ai quaderni le sue ricerche, gli incontri e gli stati d’animo. Quegli scritti, redatti in francese, la sua lingua madre, che non abbandonò mai in favore del portoghese, sono oggi fondamentali per comprendere la sua figura.

Le idee di un uomo del suo tempo
«In un Brasile ancora schiavista, credeva nell’uguaglianza tra gli uomini. Riconosceva le conoscenze dei popoli originari che incontrava. Difendeva il diritto delle donne all’istruzione. Fin da giovane era preoccupato per gli incendi e la distruzione della natura in nome del progresso. Era un uomo del suo tempo, portatore anche delle contraddizioni progressiste di un uomo del XIX secolo», sottolinea Flavia Castro, sceneggiatrice del documentario. Per raccontarne la storia ha scelto una narrazione in prima persona, con una voce fuori campo in francese che dà voce a Florence.
«Era anche un uomo del nostro tempo, per quanto riguarda l’ecologia, con tutte le angosce, i dubbi e le speranze che ci attraversano», aggiunge Castro.
Fonte: nicematin.com
