Economia

Crisi del franco: a Monaco i ristoranti dovettero ridurre le portate

Nel 1926, il governo di Monaco impose limiti ai menu per contenere i consumi di pane e alimenti. La misura arrivò mentre Raymond Poincaré cercava di risollevare la moneta francese.

Crisi del franco: a Monaco i ristoranti dovettero ridurre le portate

Nel 1926 la crisi del franco arrivò fino alle tavole: mentre la moneta francese perdeva valore e il grano diventava più difficile da acquistare, le autorità cercarono di limitare gli sprechi e contenere il consumo di pane e altri alimenti. A Monaco, la risposta fu un’ordinanza che impose ai ristoranti di ridurre il numero delle portate.

La crisi del franco e la scarsità di grano

Il presidente francese Raymond Poincaré si preparava a risollevare il franco con misure drastiche, ma le preoccupazioni economiche si facevano sentire anche nei mercati, nei negozi e nelle cucine. Nel dipartimento del Var, nel sud-est della Francia, i panettieri erano in sciopero: il raccolto di grano era insufficiente e la debolezza della moneta rendeva difficile procurarsi cereali all’estero.

A Parigi, il 4 settembre il prefetto Benoît Morain aveva emanato un’ordinanza che avrebbe ispirato le autorità monegasche. L’obiettivo era «ridurre il consumo eccessivo di generi alimentari nei ristoranti e di riservarne la maggior parte al consumo familiare». Si cercava così di contrastare gli sprechi, invitando ristoratori e albergatori a collaborare.

I rincari del pane a Monaco

A Monaco, intanto, il sindaco Alexandre Médecin aveva già aumentato il prezzo del pane il 31 agosto: la flûte era salita a 2,50 franchi e il pane speciale a 2,85. Il 22 settembre era arrivato un nuovo rincaro, rispettivamente a 2,65 e 3 franchi. Il 9 ottobre i prezzi erano aumentati ancora: 2,75 franchi per la flûte e 3,10 per il pane speciale.

Il timore della carestia

In Francia la parola «carestia» cominciava a comparire nei documenti ufficiali. Un rapporto del Comitato economico dipartimentale della Mosa, datato 5 ottobre 1926, parlava apertamente di «tempi di carestia». Il documento raccomandava di chiudere i panifici un giorno alla settimana e di consumare pane raffermo. Si riteneva che, se questa abitudine si fosse diffusa, avrebbe consentito di risparmiare milioni di quintali di grano. Monaco non poteva ignorare quelle preoccupazioni.

Le regole sulle portate nei locali

Il 9 ottobre fu quindi pubblicata un’ordinanza governativa che limitava le portate nei locali. Il primo articolo stabiliva che alberghi, ristoranti, pensioni, caffè, buffet, latterie, mense, sale da tè e, in generale, tutti gli esercizi che servivano cibo da consumare sul posto non potessero offrire allo stesso cliente più di due portate tra carne, uova e pesce, con o senza contorno di verdure. Anche le verdure contavano come una portata. Il limite valeva in ogni occasione, comprese serate di gala, matrimoni e banchetti.

Il secondo articolo vietava ai proprietari, direttori e gestori di proporre o inserire nei menu più di quattro portate di carne o pollame, escluse le carni fredde e la selvaggina, che erano conteggiate come portate di carne. Era inoltre consentita una portata di frattaglie e tre di verdure, senza contare pasta e insalate.

I menu dell’alta stagione a Monte-Carlo

Alla vigilia della stagione invernale, i ristoratori di Monte-Carlo si trovarono così a fare i conti con i menu. Era l’inizio di ottobre e l’alta stagione si avvicinava: per Monaco, l’inverno era il periodo dei palazzi, delle fortune, dei principi, dei granduchi, delle teste coronate e delle grandi tavole. Gli alberghi erano dunque chiamati a limitare le portate, anche se è possibile che i grandi hotel non abbiano sempre rispettato alla lettera le disposizioni.

Un menu dell’Hôtel de Paris, ritrovato e datato 25 novembre 1926, non sembra infatti riflettere un periodo di carestia: comprendeva «pasticcini mignon, antipasti alla francese, aragosta alla parigina, pollastra brasata alla Maintenon, insalata Lorette, bomba Juanita, torta Mascotte, fontana di delizie, caffè, liquori».

La ripresa del franco

A novembre, grazie all’azione di Poincaré, la situazione in Francia aveva cominciato a migliorare. Le misure rassicuravano i mercati, i capitali tornavano gradualmente e il franco aveva smesso di precipitare. La grande crisi finanziaria francese del 1926 si sarebbe conclusa prima di Natale.

Poincaré avrebbe però atteso quasi altri diciotto mesi prima di fissare ufficialmente il nuovo valore della moneta. La legge monetaria del 25 giugno 1928 istituì il cosiddetto «franco Poincaré», pari a un quinto del valore in oro del franco prebellico. A Monaco, per fortuna, non fu necessario aspettare così a lungo per ritrovare l’appetito.

  • PubblicatoOttobre 18, 2026