Per decenni una fotografia del 1936 è stata interpretata come l’immagine di un uomo che, in mezzo a una folla intenta a fare il saluto nazista, tiene le braccia conserte e si rifiuta di imitare il gesto. La sua identità, però, non è mai stata accertata: una delle ipotesi più note indica August Landmesser, mentre un’altra famiglia sostiene che si tratti di Gustav Wegert.
La storia di August Landmesser
La vicenda di Landmesser è legata alla persecuzione nazista delle relazioni tra tedeschi e persone ebree. Nato il 24 maggio 1910 a Moorrege, era l’unico figlio di August Franz Landmesser e Wilhelmine Magdalene, nata Schmidtpott. Nel 1931 si iscrisse al Partito nazista, sperando che la tessera potesse aiutarlo a trovare lavoro.
Nel 1935 si fidanzò con Irma Eckler, una donna di origine ebraica, e fu espulso dal partito. I due presentarono domanda di matrimonio ad Amburgo, ma le leggi di Norimberga, entrate in vigore un mese dopo, impedirono loro di sposarsi. La prima figlia, Ingrid, nacque il 29 ottobre 1935.
La persecuzione della famiglia
Nel 1937 Landmesser cercò di lasciare la Germania nazista e raggiungere la Danimarca con la famiglia. Fermato al confine, fu accusato di «disonore della razza» in base alle leggi di Norimberga. Dichiarò che né lui né Eckler sapevano che lei fosse di origine ebraica. Il 27 maggio 1938 fu assolto per mancanza di prove, ma avvertito che una nuova violazione avrebbe potuto costargli diversi anni di carcere.
La coppia continuò a frequentarsi in pubblico. Il 15 luglio 1938 Landmesser fu arrestato di nuovo e condannato a due anni e mezzo nel campo di concentramento di Börgermoor. Nel frattempo Eckler era stata arrestata dalla Gestapo e rinchiusa nel carcere di Fuhlsbüttel, dove diede alla luce la seconda figlia, Irene.
Eckler fu poi trasferita nei campi di concentramento di Oranienburg e Lichtenburg e infine a Ravensbrück, un campo destinato alle donne. Le sue ultime lettere furono ricevute nel gennaio 1942. Si ritiene che il mese successivo sia stata condotta al centro di eutanasia di Bernburg, dove fu uccisa insieme ad altre persone: in quel luogo furono assassinate 14.000 persone. Nel 1949 Eckler fu dichiarata ufficialmente morta, con il decesso fissato al 28 aprile 1942.
Landmesser uscì di prigione il 19 gennaio 1941 e trovò lavoro come caposquadra per la società di trasporti Püst, che aveva una filiale nello stabilimento Heinkel-Werke di Warnemünde. Nel febbraio 1944 fu arruolato nel 999º battaglione di fanteria penale. Dopo i combattimenti nei pressi di Ston, in Croazia, il 17 ottobre 1944 fu dichiarato disperso in azione. Anche lui fu dichiarato ufficialmente morto nel 1949.
Il destino delle figlie
Dopo gli arresti dei genitori, le figlie furono inizialmente accolte nell’orfanotrofio comunale. In seguito Ingrid poté vivere con la nonna materna, mentre nel 1941 Irene fu affidata a una famiglia. Quando la nonna morì, nel 1953, anche Ingrid venne affidata a una famiglia.
Nell’estate del 1951 la città di Amburgo riconobbe retroattivamente il matrimonio di Landmesser ed Eckler. Nell’autunno dello stesso anno Ingrid adottò il cognome Landmesser; Irene continuò invece a usare quello della madre.
La disputa sull’identità dell’uomo
La fotografia resta al centro di una disputa sull’identità dell’uomo che non fa il saluto. Una famiglia sostiene che sia Gustav Wegert (1890-1959), metalmeccanico impiegato presso Blohm+Voss, che per motivi religiosi si sarebbe rifiutato sistematicamente di fare il saluto nazista. A sostegno della propria tesi, i familiari hanno presentato documenti che attestano il suo impiego presso Blohm+Voss in quel periodo e fotografie di famiglia che, secondo loro, mostrano una somiglianza maggiore con l’uomo ritratto.
