Salute e Benessere Sport

Encefalomielite mialgica, l’ex olimpica resta a letto 22 ore al giorno

La britannica Beth Dobbin, 32 anni, aveva raggiunto le semifinali dei 200 metri alle Olimpiadi di Tokyo. Oggi riesce a stare fuori dal letto solo per 2 ore al giorno.

Encefalomielite mialgica, l’ex olimpica resta a letto 22 ore al giorno

A 32 anni, la sfida quotidiana di Beth Dobbin è riuscire a restare fuori dal letto per due ore. L’ex velocista britannica, che pochi anni fa gareggiava ai massimi livelli e aveva raggiunto le semifinali dei 200 metri alle Olimpiadi di Tokyo, oggi trascorre circa 22 ore al giorno sdraiata. «Sento di aver perso tutto», ha detto in una recente testimonianza che ha riportato l’attenzione sul mondo dello sport e su una malattia ancora poco compresa.

La vita quotidiana con l’encefalomielite mialgica

Dobbin è affetta da encefalomielite mialgica (EM), nota anche come sindrome da stanchezza cronica: una patologia neuroimmunitaria multisistemica che, nella sua forma più grave, può limitare drasticamente le attività quotidiane. Nel caso dell’atleta, la mancanza di forze rende difficili persino l’igiene personale e l’alimentazione. Nel corso di quest’anno è riuscita a uscire di casa soltanto cinque volte.

Il passaggio dagli allenamenti intensi e dalle competizioni all’immobilità quasi completa è stato repentino. Oggi Dobbin dipende interamente dai genitori, che la assistono nelle necessità di ogni giorno. Fare la doccia o preparare un pasto, gesti ordinari per la maggior parte delle persone, per lei è diventato impossibile senza aiuto.

I sintomi e il malessere post-sforzo

L’EM provoca una stanchezza estrema che non passa con il riposo e può peggiorare sensibilmente dopo uno sforzo fisico o mentale. Questo aggravamento, noto come malessere post-sforzo (PEM), rende particolarmente difficile la vita di chi convive con la malattia. Per un’atleta abituata a spingere il proprio corpo oltre i limiti, la condizione comporta anche un isolamento profondo.

Una malattia ancora poco conosciuta

La storia di Dobbin ha riacceso i riflettori su una patologia spesso sottodiagnosticata e poco conosciuta anche in ambito medico. In assenza di segni fisici evidenti, i sintomi possono essere scambiati per depressione, ansia o esaurimento, con il rischio di ritardare l’assistenza adeguata.

Secondo le stime, l’encefalomielite mialgica colpisce tra 17 e 24 milioni di persone nel mondo e i casi sono in aumento dal 2020. Non esistono una cura nota né trattamenti pienamente efficaci. Raccontando la propria esperienza, l’ex olimpica spera di dare voce a milioni di «malati invisibili» e di richiamare l’attenzione sulla necessità di investire di più nella ricerca.