Frammenti di ceramica cinese rinvenuti in un’antica città africana raccontano una rete di scambi che attraversava l’Oceano Indiano più di mille anni fa. I reperti, realizzati in celadon verde giada, sono stati trovati dagli archeologi al Grande Zimbabwe e suggeriscono che il regno avesse contatti commerciali a lunga distanza con l’Asia orientale.

Il regno del Grande Zimbabwe
Il Grande Zimbabwe, nell’attuale parte sud-orientale dello Zimbabwe, fu la capitale di un impero africano sorto intorno al 1000 d.C. Si conosce ancora poco di questa civiltà precoloniale, i cui abitanti non lasciarono testimonianze scritte. Gli scavi stanno però rivelando le dimensioni di una società fiorita per secoli, nota per la raffinata lavorazione dei metalli e per le incisioni rituali nella pietra.
Le ricerche sono al centro del documentario della PBS *Secrets of the Dead: Africa’s Golden City*, che segue gli archeologi dal sito al laboratorio per indagare le origini della civiltà, le sue pratiche rituali e commerciali e le ragioni della sua scomparsa, dopo circa 500 anni.

«Crescendo, ero circondato dai simboli del Grande Zimbabwe», ha raccontato nel documentario Shadreck Chirikure, archeologo dell’Università di Oxford e direttore dei nuovi scavi. «Solo quando ho iniziato a studiare archeologia all’università ho capito che esisteva un grande dibattito su chi avesse costruito il Grande Zimbabwe».
Le origini africane della città
Il sito fu scavato per la prima volta alla fine del XIX secolo e venne presto saccheggiato dai colonizzatori britannici, che portarono via manufatti d’avorio, metallo e oro. Come ricostruisce il documentario, i colonizzatori sostenevano falsamente che la città non fosse stata costruita da africani, ma dai fenici, un popolo originario del Mediterraneo. Questa tesi fu usata per giustificare il trasferimento dei reperti in Inghilterra. Oggi molti oggetti provenienti dal Grande Zimbabwe sono conservati al Pitt Rivers Museum dell’Università di Oxford.

Le nuove ricerche mostrano invece che il Grande Zimbabwe era un regno africano con ampi collegamenti commerciali, fiorito dall’XI secolo almeno fino al XV. La popolazione potrebbe essere cresciuta oltre la capacità delle terre aride, sfruttate intensivamente, di sostenerla. Nel sito sono già stati trovati manufatti in vetro provenienti dal Sud-est asiatico, dall’India e dal Medio Oriente, arrivati via mare.

Gli scambi attraverso l’Oceano Indiano
«Dall’India o dallo Sri Lanka al Grande Zimbabwe ci sono almeno 8.000 chilometri [5.000 miglia]», ha detto Chirikure a Live Science. I mercanti attraversavano l’Oceano Indiano sfruttando i venti legati ai cicli monsonici.
«È ora di cercare di capire meglio gli scambi commerciali», ha aggiunto l’archeologo, «in particolare confrontando le comunità di luoghi come lo Sri Lanka e l’Africa meridionale. L’acqua separava le persone, ma era anche ciò che le metteva in contatto».
La ceramica cinese di Longquan
In una clip del documentario, Chirikure e Muchen Zhou, dottorando in archeologia all’Università di Oxford, esaminano un frammento di ceramica verde giada trovato sul fianco della collina del Grande Zimbabwe. La superficie lucida indica che il vaso fu cotto a temperature molto elevate, una tecnica che all’epoca era stata raggiunta soltanto in Cina. Si tratta di celadon di Longquan, prodotto nella Cina orientale a partire da circa il 950 d.C.
«La troviamo in tutto il sito del Grande Zimbabwe», ha spiegato Chirikure, «ma in quantità ridotte. Ciò significa che la ceramica cinese è rara. Forse veniva usata dalle élite. Doveva essere un bene esotico di grande importanza o molto apprezzato».
Altri indizi di scambi a lunga distanza
Altre tracce indicano scambi su distanze considerevoli. Nel sito sono stati trovati oggetti metallici provenienti dall’attuale Repubblica Democratica del Congo, a circa 2.000 chilometri (1.250 miglia) di distanza. Gli abitanti si procuravano inoltre rame e stagno nell’attuale Sudafrica, a oltre 500 chilometri (300 miglia). Le analisi chimiche delle ossa bovine mostrano infine che alcuni animali venivano scambiati in un’area di 140 chilometri (87 miglia).
La pietra ollare e l’Uccello dello Zimbabwe
Per il prossimo progetto, Chirikure vorrebbe studiare le risorse locali, tra cui la pietra ollare, importante per gli shona, il principale gruppo indigeno dello Zimbabwe, e per gli abitanti del Paese. Il Grande Zimbabwe è celebre per le sue sculture di uccelli realizzate con questa pietra.
«Gli uccelli in pietra ollare sono una parte importante del Grande Zimbabwe», ha detto Chirikure, «ma nessuno sa davvero da dove provenisse la pietra ollare».
L’Uccello dello Zimbabwe, ispirato a una serie di sculture rinvenute nel sito archeologico, è l’emblema nazionale e compare in primo piano sulla bandiera del Paese. Nei dintorni del Grande Zimbabwe si trovano diversi affioramenti di pietra ollare: «La prossima volta che sarò sul campo, è una delle cose che voglio fare: andare a cercare le fonti geologiche di quella pietra ollare», ha detto l’archeologo.
Quando vedere il documentario
Il documentario della PBS *Secrets of the Dead: Africa’s Golden City* sarà trasmesso in prima visione mercoledì 14 ottobre alle 22:00, ora della costa orientale degli Stati Uniti. Watch On
