Il Parlamento del Montenegro ha respinto la richiesta di destituire il presidente Andrija Mandić, dopo che questi aveva inviato un telegramma pubblico di condoglianze per la morte di Ratko Mladić, condannato in via definitiva all’ergastolo per genocidio. Secondo un gruppo di organizzazioni non governative e attivisti civici, la decisione mostra che nel Paese non c’è una maggioranza politica disposta a condannare senza riserve i crimini di massa di Mladić e chi lo celebra.
Le critiche alla maggioranza di governo
La presa di posizione è contenuta in un comunicato diffuso da Tea Gorjanc Prelević, direttrice esecutiva di Akcija za ljudska prava (HRA), e ripreso dal quotidiano montenegrino Vijesti. I firmatari sostengono che, respingendo la richiesta, la maggioranza di governo abbia mostrato disprezzo per le vittime e incoraggiato, con «estrema irresponsabilità», l’esaltazione dei criminali. Un Paese che aspira a entrare nell’Unione europea, si legge nella nota, non avrebbe dovuto consentire al presidente del Parlamento di rendere omaggio senza conseguenze a una persona condannata in via definitiva per genocidio.
Le ONG e gli attivisti criticano in particolare il Movimento Europa Ora, partito al governo. A loro giudizio, i suoi deputati si sono sottratti al dibattito invece di difendere i valori europei che dichiarano di sostenere. «Quando si decide quale atteggiamento tenere nei confronti del genocidio, il silenzio è una scelta politica che relativizza quel crimine», afferma il comunicato. Un movimento che porta l’Europa nel proprio nome, aggiungono i firmatari, avrebbe dovuto difendere per primo la verità su Srebrenica e la dignità delle vittime, ma finora non ha condannato in alcun modo il comportamento di Mandić.
L’appello è rivolto anche ai deputati dei partiti delle minoranze — il Partito bosgnacco, il Forum albanese e l’Alleanza albanese —, invitati a mantenere una posizione coerente sul rispetto delle sentenze dei tribunali internazionali e a non sostenere un governo che, secondo i firmatari, tollera l’esaltazione di Mladić. «Non si può condannare il genocidio e, allo stesso tempo, sostenere un governo che tollera l’esaltazione dei suoi responsabili», si legge nella nota.
Il comunicato esprime inoltre sorpresa per l’assenza dal lavoro della deputata Jevrosima Pejović, che aveva annunciato il proprio voto a favore della destituzione di Mandić perché, come aveva dichiarato, «glielo dice il buon senso».
Le accuse a Milan Knežević
I firmatari condannano con la massima fermezza anche il comportamento del deputato Milan Knežević, del Partito popolare democratico (DNP). Durante il dibattito parlamentare, trasmesso in diretta, Knežević avrebbe nuovamente esaltato Mladić e, nel tentativo di giustificarne i crimini, mostrato fotografie di teste umane decapitate. «Le vittime non devono essere usate come strumenti da nessuno», afferma il comunicato. Mostrare senza preavviso i corpi mutilati di persone uccise, durante una trasmissione parlamentare visibile anche ai bambini, è definito un gesto che offende gravemente la dignità delle vittime e delle loro famiglie, oltre a essere incompatibile con i principi fondamentali del discorso pubblico e dell’etica.
Le organizzazioni avvertono che mettere le vittime le une contro le altre non favorisce la pace in Montenegro e nella regione: alimenta invece odio e divisioni e finisce per relativizzare i crimini. A tutte le vittime delle guerre degli anni Novanta, indipendentemente dalla nazionalità, il Montenegro deve «verità, giustizia e rispetto», non il loro sfruttamento a fini politici.
Il ruolo dei tribunali internazionali
I firmatari ricordano inoltre che il Tribunale dell’Aia, la cui autorità Knežević contesta, ha accertato e punito anche crimini commessi contro i serbi, citati dal deputato durante il dibattito nel caso «Procuratore contro Rasim Delić». È ipocrita, sostengono, richiamarsi alle sofferenze delle vittime serbe e al parere dissenziente della presidente della Camera d’appello dello stesso tribunale, negando al contempo l’autorità dell’istituzione che ha accertato quei crimini. Il Tribunale dell’Aia e la Corte internazionale di giustizia hanno inoltre accertato il genocidio di Srebrenica, per il quale Mladić, ammirato da Knežević, è stato condannato in via definitiva all’ergastolo.
Secondo il comunicato, dichiarando in Parlamento di riconoscere il crimine di Srebrenica ma non il genocidio, Knežević ha confermato che, elogiando pubblicamente Mladić, sostiene quel crimine. I firmatari chiedono alla Procura dello Stato di esaminare con urgenza la responsabilità penale del deputato per aver nuovamente esaltato un criminale di guerra. La nota riferisce che Knežević ha ribadito di non riconoscere le decisioni del Tribunale dell’Aia e di considerare Mladić un eroe. Il Codice penale montenegrino, concludono, vieta la negazione del genocidio e l’approvazione di crimini accertati con sentenze definitive di tribunali internazionali e nazionali.
Le organizzazioni e gli attivisti firmatari
Il comunicato è firmato da Akcija za ljudska prava (HRA), Antifašisti Cetinja, Asocijacija Spektra, Centar za građansko obrazovanje (CGO), Centar za istraživačko novinarstvo Crne Gore (CIN CG), Centar za ženska prava (CŽP), Centar za žensko i mirovno obrazovanje – ANIMA, Crnogorski PEN centar, Crnogorsko filološko društvo, Husein Paša – Pljevlja, Juventas, Prima, Udruženje «Štrpci – protiv zaborava» e dagli attivisti civici Dina Bajramspahić, Jovana Marović, Almedina Dodić, Emir Pilav e Paula Petričević.

