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Falso Brad Pitt sui social: truffate 2 donne per 314.000 euro

La truffa sarebbe partita da profili falsi e avrebbe colpito una donna di Granada e una dei Paesi Baschi. La vittima di Granada chiede fino a 14 anni e mezzo di carcere per i 3 presunti capi.

Falso Brad Pitt sui social: truffate 2 donne per 314.000 euro

Una relazione sentimentale inventata con Brad Pitt sarebbe servita a sottrarre a due donne 314.000 euro. La vittima di Granada, in Spagna, chiede ora 14 anni e mezzo di carcere per ciascuno dei tre presunti capi della rete criminale, accusati di averle portato via oltre 174.000 euro fingendosi il celebre attore di Hollywood.

La truffa sentimentale sui social

I contatti con le due donne, una residente a Granada e l’altra nei Paesi Baschi, sarebbero iniziati nel 2021 attraverso profili falsi sui social network. Dopo aver conquistato la loro fiducia, i truffatori avrebbero chiesto ripetutamente denaro, promettendo incontri di persona o la partecipazione a un film. In alcuni casi sarebbero arrivati persino a chiedere alle vittime di sposarli.

Dagli atti emerge che la vittima di Granada sarebbe stata contattata tramite la pagina Facebook di un fan club di Brad Pitt. Le conversazioni si sarebbero poi spostate su altre piattaforme e, infine, su WhatsApp. Attraverso contatti quotidiani e ravvicinati, i truffatori avrebbero costruito un falso rapporto sentimentale, promettendo alla donna il matrimonio, incontri a Granada e progetti cinematografici insieme.

Le accuse e il riciclaggio

La parte civile che rappresenta la donna di Granada, assistita dall’avvocato Antonio Estella Aroza dello studio legale Velante, ha presentato accuse contro 15 persone per truffa aggravata, falsità documentale, riciclaggio e appartenenza a un’organizzazione criminale. Tra gli imputati ci sono i tre presunti capi, di nazionalità nigeriana, altri collaboratori e alcuni imprenditori spagnoli.

Secondo l’accusa, una parte del denaro sarebbe stata riciclata attraverso l’acquisto di prodotti come vino, marmo e olio da aziende spagnole che esportavano in Paesi africani. Nell’atto sono indicati anche due istituti bancari come responsabili civili sussidiari: non avrebbero attivato i controlli antiriciclaggio né segnalato al Sepblac, il Servizio esecutivo della Commissione spagnola per la prevenzione del riciclaggio di denaro e delle infrazioni monetarie, bonifici ripetuti e anomali verso cittadini stranieri. I trasferimenti provenivano da conti che in precedenza avevano registrato poca attività.

Le somme sarebbero state versate su conti aperti appositamente con passaporti falsificati della Repubblica di Sierra Leone e su conti intestati a intermediari. Per riciclare parte del denaro, i presunti capi avrebbero poi trasferito i fondi a società spagnole, presentando le operazioni come pagamenti per merci destinate all’esportazione in Nigeria e in altri Paesi africani.

Il procedimento giudiziario

L’indagine è stata condotta dalla Sezione 4 del Tribunale di primo grado di Granada, che lo scorso giugno ha disposto il rinvio a giudizio di 17 imputati. Il procedimento è ora nella fase in cui le parti presentano le accuse e le memorie difensive.

Le pene e i risarcimenti richiesti

Le pene richieste variano in base al ruolo attribuito a ciascun imputato. Oltre ai 14 anni e mezzo per i tre presunti capi, la parte civile chiede 10 anni per il commissionario della rete e, rispettivamente, otto anni e mezzo e sei anni e mezzo per altri due membri di livello intermedio. Per alcuni amministratori delle società coinvolte e per due collaboratori, le richieste vanno da due anni a due anni e mezzo. Per due imprenditori accusati di riciclaggio colposo tentato, la pena richiesta è di un anno e mezzo.

La parte civile chiede inoltre multe superiori a 500.000 euro per i tre presunti capi e sanzioni di 105.000 e 12.600 euro per due dei loro principali collaboratori. Sul fronte dei risarcimenti, domanda 174.290,75 euro, oltre agli interessi legali, a favore della vittima di Granada. A pagare sarebbero gli imputati e, in via sussidiaria, i due istituti bancari, per la presunta negligenza e la violazione degli obblighi di vigilanza e dei protocolli antiriciclaggio.

  • PubblicatoOttobre 14, 2026