Serbia, ex attivista racconta pagamenti e violenze organizzate
In un’intervista a BIRN, Momčilo Marjanović accusa il partito al governo di aver pagato gruppi per intimidire i manifestanti e infiltrarsi nelle proteste. Le accuse, che coinvolgono il Ćacilend e un’azienda pubblica di Novi Sad, non sono state accertate in sede giudiziaria.
Un ex attivista del partito al governo in Serbia sostiene di aver organizzato gruppi pagati per intimidire i manifestanti, provocare scontri con la polizia e infiltrarsi tra gli studenti. Afferma inoltre di aver ritirato centinaia di migliaia di euro in contanti da un’azienda pubblica. Sono accuse che, al momento, non risultano accertate in sede giudiziaria e che Momčilo Marjanović ha rivolto al Partito progressista serbo (SNS), guidato dal presidente Aleksandar Vučić, in un’intervista alla rete investigativa BIRN.
Il ruolo nei gruppi del Ćacilend
Marjanović, 54 anni, dice di essere stato attivo nell’SNS per oltre dieci anni. Racconta di aver reclutato uomini incaricati di sorvegliare le sedi del partito, partecipare agli scontri con i manifestanti e soggiornare nel cosiddetto Ćacilend, il campo allestito dai sostenitori di Vučić davanti alla sede della Presidenza serba.
Per la permanenza nel campo, afferma, riceveva 500 euro al giorno; agli uomini che guidava ne andavano 200 ciascuno. Secondo il suo racconto, il denaro gli veniva consegnato in contanti nell’ufficio del direttore di un’azienda pubblica di Novi Sad, città nel nord della Serbia.
«Il mio ruolo era guidare una squadra di ragazzi nei luoghi più rischiosi e critici, come il Ćacilend. A tutte le manifestazioni in cui dall’altra parte c’erano studenti o oppositori, noi eravamo proprio al centro. Ero sempre in prima linea con quei ragazzi. Il nostro compito era, in caso di estrema necessità, usare la forza, anche se spesso non ce n’era alcuna», ha detto Marjanović.
Dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, il 1° novembre 2024, in cui morirono 16 persone e che innescò proteste di massa, gli incarichi affidatigli sarebbero diventati, a suo dire, sempre più violenti. In vista della grande manifestazione studentesca del 15 marzo 2025 a Belgrado, Marjanović racconta di aver trascorso oltre due settimane nel Ćacilend insieme a un gruppo di uomini.
Le accuse sulle armi e gli scontri
Nel campo, sostiene, le squadre erano organizzate con capi propri e disposte lungo la recinzione. Nelle tende, racconta, erano disponibili manganelli, spray e passamontagna.
«Ci dissero di difendere il Ćacilend se qualcuno avesse sfondato la recinzione. Non c’era bisogno di spiegare nei dettagli. Si sapeva cosa fare. Se fosse scoppiato uno scontro, non dovevamo andare per il sottile: avevamo tutto quello che serviva. Dovevamo andare fino in fondo, senza pietà», ha riferito.
Marjanović afferma inoltre di aver visto nel campo numerose persone armate. «Mentre passeggiavo per il Ćacilend, ho visto parecchie persone con revolver che non cercavano nemmeno di nascondere. Alcuni li portavano alla cintura, altri dietro la cintura dei pantaloni. Non c’erano armi lunghe, ma molte persone avevano revolver. Sicuramente un centinaio», ha detto.
Secondo il suo racconto, alcuni degli uomini ingaggiati bevevano alcol e assumevano droghe. «C’erano ragazzi che assumevano sostanze psicoattive e bevevano alcol, ma svolgevano il lavoro per cui erano pagati. Intimidivano, ricattavano, picchiavano e facevano tutto il resto», ha aggiunto. Marjanović sostiene anche che la polizia collaborasse con le persone presenti nel Ćacilend.
Tra gli episodi citati c’è quello avvenuto durante la manifestazione del 15 marzo, quando un suono insolito, udito durante il minuto di silenzio in memoria delle vittime, provocò il panico tra i presenti. Marjanović dice di aver sentito poco prima un comandante di polizia dire ad altri agenti: «Fate in modo di proteggervi le orecchie nei prossimi quindici minuti». Aggiunge di non aver udito il suono, perché si trovava in un’altra parte del parco.
Racconta anche di aver sentito un poliziotto dire alle persone nel campo che, se gli agenti non fossero riusciti a trattenere i manifestanti, avrebbero fatto entrare un certo numero di persone, in modo che i gruppi del Ćacilend potessero picchiarle e intimidire gli altri.
Le presunte infiltrazioni tra i manifestanti
L’ex attivista sostiene che l’SNS organizzasse anche l’infiltrazione di propri uomini tra i manifestanti, per provocare incidenti poi attribuiti agli studenti. «Organizzavamo l’infiltrazione nei loro gruppi di ragazzi provenienti da altre città, che la gente del posto non conosceva. Poi attaccavano la polizia con pietre e materiale pirotecnico, così da far ricadere la colpa sugli studenti», ha raccontato.
Dice di aver preso parte a operazioni di questo tipo in diverse manifestazioni, a Belgrado, Bačka Palanka, Bački Petrovac e Novi Sad. Precisa che non tutti gli scontri erano pianificati in anticipo, ma afferma di aver partecipato personalmente alla preparazione di alcune provocazioni.
Durante un intervento davanti alla sede dell’SNS a Novi Sad, racconta, fu colpito alla bocca da una bottiglia e a una gamba da una pietra. Ritiene che a ferirlo siano state persone mandate dalla sua stessa parte.
I presunti pagamenti dall’azienda pubblica
Accuse particolarmente gravi riguardano Nenad Barac, direttore della Novosadska Toplana, azienda pubblica di Novi Sad, e membro dell’SNS. Marjanović sostiene che Barac gli desse istruzioni, approvasse il numero di uomini da ingaggiare e gli consegnasse i soldi per le loro attività.
«Gli comunicavo quante persone sarebbero andate. Lui approvava il numero e mi diceva quanti ne servivano. Prendevo i soldi direttamente da lui e pagavo i ragazzi che portavo al Ćacilend e ad altre manifestazioni», ha detto.
Secondo Marjanović, ritirava il denaro nell’ufficio di Barac, nella sede della Novosadska Toplana; quando il direttore non era presente, i contanti lo aspettavano dalla sua segretaria. Stima di aver prelevato personalmente dall’azienda tra i 350.000 e i 400.000 euro dal crollo della pensilina della stazione di Novi Sad.
BIRN riferisce che Marjanović ha fornito anche una corrispondenza con Barac a sostegno delle sue affermazioni. Il direttore ha rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti sui presunti pagamenti agli attivisti dell’SNS. Ha chiesto da dove provenissero le informazioni e poi ha interrotto la conversazione.
Lo stipendio senza presentarsi al lavoro
Marjanović ammette inoltre di aver ricevuto per anni uno stipendio dalla società municipale di Novi Sad Lisje senza presentarsi al lavoro. Formalmente, spiega, era assunto tramite una cooperativa giovanile e la retribuzione era uno dei modi con cui il partito lo ricompensava per i suoi servizi.
«Sono posti di lavoro fantasma, li chiamano così. Purtroppo non sono l’unico. Ti dicono: “Paghiamo i tuoi servizi facendoti avere uno stipendio”. Così non sono mai andato al lavoro, ma ricevevo regolarmente lo stipendio», ha detto.
Le accuse sui pagamenti per il voto
Ha parlato anche di presunti pagamenti per orientare il voto. Secondo le sue affermazioni, gli attivisti ricevevano denaro per assicurarsi che i cosiddetti elettori sicuri si recassero alle urne. «Di solito erano 100 euro, ma ora sento che ne danno molti di più. Ho sentito che pagano 400 o 500 euro per un voto», ha dichiarato.
La rottura con il partito e le minacce
I rapporti con l’SNS, racconta, si incrinarono quando aiutò due studenti entrati di giorno nel Ćacilend: per questo, sostiene, ricevette degli avvertimenti. La rottura si aggravò quando si rifiutò di andare a Kula alla vigilia delle elezioni locali del 29 marzo di quest’anno.
Marjanović dice di aver deciso di interrompere la collaborazione dopo aver ripensato alle proprie azioni e al futuro di sua figlia, pur sapendo che avrebbe perso la sicurezza economica. In seguito, sostiene, cominciarono le minacce. Ne accusa Bojan Mihajlović, ex lottatore di MMA e attivista dell’SNS, e il suo collaboratore Vladimir Zukić.
Secondo Marjanović, Mihajlović sosteneva che gli dovesse 55.000 euro, mentre Zukić lo minacciava di fare del male a sua figlia. A maggio di quest’anno, racconta, due uomini lo fermarono con un’auto. Dice di aver denunciato l’episodio alla polizia e di aver rilasciato una dichiarazione in cui indicava i loro nomi. Mihajlović e Zukić hanno rifiutato di rispondere alle domande di BIRN e hanno entrambi negato di conoscere Marjanović.
Il bilancio dell’ex attivista
L’ex attivista riconosce di aver beneficiato per anni dei vantaggi legati ai suoi rapporti con il partito al governo. «Ho goduto di privilegi, come quello di non presentarmi al lavoro. Dal punto di vista economico stavo benissimo. Non ho mai fatto la fila dal medico, e nemmeno i miei amici. Non me ne vanto», ha detto.
Marjanović afferma di sperare in un cambiamento politico e nella fine di queste pratiche. «Spero che qualcuno dei miei ex compagni d’armi ascolti questa testimonianza e capisca che tutto questo sta prendendo una direzione sbagliata», ha concluso.
Le accuse di Marjanović riguardano l’organizzazione di violenze, l’acquisto di voti, la presenza di armi nel Ćacilend e pagamenti provenienti da un’azienda pubblica. Per ora, restano dichiarazioni rese nell’intervista a BIRN e non fatti accertati in sede giudiziaria.
