La vetta inviolata più alta del mondo non è l’Everest: è il Gangkhar Puensum, una montagna che nessun alpinista è riuscito a scalare e che oggi è protetta da un divieto di ascensione. A impedirne la conquista non sono soltanto le condizioni estreme, ma anche la mancanza di soccorsi e il valore spirituale attribuito alle sue cime.
Dove si trova il Gangkhar Puensum
La montagna si trova al confine tra Cina e Bhutan, piccolo regno himalayano, e la maggior parte del massiccio, compresa la vetta, ricade sul versante bhutanese. Tra il 1983 e il 1994 alpinisti giapponesi, australiani e britannici tentarono di raggiungerla, ma tutte le spedizioni si fermarono prima di superare i 7.000 metri. La squadra britannica dovette essere evacuata in elicottero dopo essere stata bloccata da forti venti.
Il divieto di ascensione
Nel 1994 il Bhutan vietò le ascensioni al Gangkhar Puensum e alle altre montagne della zona che superano i 6.000 metri. Una ragione è la sicurezza: nella regione non esistono servizi di soccorso in grado di intervenire per aiutare gli alpinisti in difficoltà.
C’è anche una motivazione spirituale. Il nome Gangkhar Puensum significa «vetta bianca dei tre fratelli spirituali». La popolazione locale, che segue il buddismo tibetano, crede che sulle cime vivano gli yul lha, divinità protettrici della regione, e che disturbarle possa portare sfortuna a tutta l’area.
La montagna è inoltre associata ai racconti sul Migoi, più noto come yeti, e sui draghi del tuono Druk, raffigurati anche sulla bandiera del Bhutan. Queste credenze, però, non furono la causa del divieto, che nel 2003 venne esteso a tutte le ascensioni nel Paese.
Il tentativo dal versante tibetano
Nel 1998 una squadra giapponese provò a raggiungere la vetta dal versante tibetano, perché la Cina sostiene che la montagna si trovi sul proprio territorio. La spedizione rinunciò dopo le proteste del Bhutan; i dettagli dell’episodio non sono ancora chiari. «Non posso rivelare cosa si nasconda dietro l’improvvisa cancellazione. Scrivo soltanto che il permesso è stato revocato per una questione politica con il governo del Bhutan», dichiarò l’alpinista Tamotsu Nakamura, secondo quanto riportato dalla BBC.
Gli alpinisti giapponesi salirono invece sul Liangkang Kangri, chiamato anche Gangkhar Puensum Nord, da cui riuscirono a vedere la vetta. «Potevamo vedere una lunga cresta affilata come un coltello che si protendeva verso la cima. Sembrava molto imponente, soprattutto sotto la vetta stessa», scrisse Tsuguyasu Itami raccontando l’esperienza.
Il confronto con Everest e Mauna Kea
Per capire perché il Gangkhar Puensum sia così singolare, basta confrontarlo con le montagne più alte o più grandi del pianeta. L’Everest, la montagna più alta del mondo, raggiunge gli 8.848,86 metri sul livello del mare e, nonostante i numerosi decessi, almeno 7.500 persone ne hanno conquistato la cima.
Il Mauna Kea, vulcano hawaiano oggi inattivo, non è invece la montagna più alta sul livello del mare: la sua vetta si trova a 4.207 metri. È però considerato il monte più grande del mondo perché la sua base sprofonda nell’Oceano Pacifico e, dalla base alla cima, misura 10.210 metri. Anche la sua vetta è stata raggiunta dagli alpinisti.
Finché non saranno realizzate infrastrutture di soccorso e il divieto non verrà revocato, la vista dal Liangkang Kangri resterà il punto più vicino da cui osservare la vetta inviolata più alta del mondo.
