Un giorno lunare dura circa 56 microsecondi meno di uno terrestre: una differenza quasi impercettibile, ma che nel tempo rende necessario un riferimento comune per coordinare le attività sulla Luna. Stabilire che ora sia sul nostro satellite è uno dei temi discussi in questi giorni a Versailles, vicino a Parigi, durante una conferenza dell’organismo internazionale che si occupa di tempo e misure. La questione, però, non è soltanto tecnica: potrebbe diventare un terreno di confronto geopolitico.
Perché serve un orario comune sulla Luna
Come la Terra, la Luna ruota intorno al Sole e alterna giorno e notte. La sua gravità, più debole di quella terrestre, fa sì che il tempo scorra in modo leggermente diverso. Con l’aumento delle missioni e delle attività lunari, avere sistemi di riferimento incompatibili potrebbe complicare le operazioni.
Stati Uniti e Cina, entrambi interessati a esplorare la Luna, cercare risorse e costruire una base da cui spingersi più lontano nello spazio, hanno già adottato riferimenti temporali lunari distinti. Lo riferisce il media francese BFMTV.
«È importante trovare fusi orari comuni per la Luna», spiega John Leif Jørgensen, professore al DTU Space, l’istituto di ricerca spaziale dell’Università tecnica della Danimarca. «Come in un aeroporto, dove gli aerei atterrano e decollano, è fondamentale che tutti utilizzino lo stesso sistema di misurazione, così da evitare collisioni».

Il coordinamento, aggiunge, può essere decisivo anche durante un atterraggio: «Chi si trova già sulla Luna potrebbe dover raggiungere un rifugio, per non rischiare che le rocce colpiscano la base, oppure per evitare che due veicoli si scontrino». La Luna orbita intorno alla Terra e ha un raggio pari a circa un quarto di quello terrestre.
La scelta del riferimento è una questione di potere
Sulla Terra, dalla fine del XIX secolo, il riferimento orario internazionale è il Greenwich Mean Time, legato all’osservatorio di Greenwich, a Londra. Per la Luna si punta a concordare un sistema analogo. Anche allora, però, la scelta del riferimento fu una questione di potere: prima che si affermasse Greenwich, la Francia e diversi altri Paesi usavano Parigi. Alla fine prevalsero i britannici, forti della loro influenza sui mari.

«È una questione di chi detiene il potere. Sono loro a decidere», osserva Jørgensen.
Le risorse lunari alimentano la competizione
La competizione per la Luna è alimentata anche dalle risorse che potrebbe offrire. Tra queste ci sono le terre rare, impiegate in numerosi settori industriali, e l’elio-3, un isotopo raro che si ritiene presente sul satellite e che potrebbe essere utilizzato nelle future centrali a fusione, capaci di produrre grandi quantità di elettricità con un basso impatto climatico. Al polo sud lunare è stato inoltre individuato ghiaccio, dunque acqua, una risorsa indispensabile per le future missioni con equipaggio e per i viaggi diretti più lontano nello spazio.
L’appello a un accordo internazionale
Per Jørgensen è quindi arrivato il momento di definire uno standard comune. La cooperazione internazionale, sostiene, sarà necessaria anche per riportare sulla Terra minerali e altri materiali.
«I diversi Paesi devono collaborare per poter portare sulla Terra minerali e altri materiali. Bisogna raggiungere un accordo sui fusi orari lunari prima che nei progetti siano investiti troppi soldi e che la questione diventi una vera partita tra grandi potenze. A mio avviso, è ormai ora di farlo, per evitare conflitti futuri», afferma il professore.
