Abrams «a riccio» e droni intercettori: così si difende dagli FPV
L’operazione è avvenuta in Ucraina: un Abrams fornito dall’Australia e un Bradley hanno colpito posizioni russe, protetti da strutture anti-drone e da velivoli ucraini.
Un carro armato può diventare quasi irriconoscibile sotto le protezioni anti-drone, ma la difesa ucraina non si affida soltanto a strati di metallo. Durante gli attacchi, altri droni sorvegliano l’area e intercettano quelli russi diretti contro i mezzi corazzati.
L’Abrams protetto durante l’attacco
Un filmato mostra un Abrams americano fornito dall’Australia, rivestito da robuste strutture protettive, mentre spara con il suo cannone da 120 millimetri contro posizioni russe. Il video è stato pubblicato su X dal profilo OSINTtechnical; la stessa azione era già stata diffusa dal 475° reggimento d’assalto ucraino, noto come CODE 9.2.
Nelle immagini, l’Abrams avanza insieme a un veicolo da combattimento Bradley, anch’esso di fabbricazione statunitense. Entrambi sono coperti da strutture che li fanno assomigliare a grandi ricci metallici. Secondo il portale militare ucraino ArmyInform, durante l’operazione i due mezzi sono stati accompagnati da diversi tipi di droni: quelli da ricognizione controllavano il terreno davanti ai veicoli, mentre gli intercettori cercavano di abbattere i droni FPV russi prima che raggiungessero i bersagli.
Nel filmato si vede un drone ucraino intercettare un FPV russo in avvicinamento all’Abrams. Alla protezione dei mezzi ha contribuito anche il pesante drone bombardiere Vampire. Secondo il reggimento, sia il carro armato sia il Bradley sono riusciti a ritirarsi dopo aver colpito le posizioni russe.
La forma ricorda un cannone d’assalto
Le modifiche sono così estese da cambiare radicalmente la sagoma dell’Abrams. L’analista militare americano David Axe, che ha descritto le tattiche del 475° reggimento d’assalto per Euromaidan Press e sul suo sito Trench Art, osserva che l’unità cerca in questo modo di ridurre il rischio rappresentato dai droni russi per i mezzi corazzati.
L’aspetto del carro ricorda quello di un cannone d’assalto a casamatta: un veicolo corazzato con il cannone montato in una sovrastruttura fissa, anziché in una torretta. Mezzi di questo tipo furono usati durante la Seconda guerra mondiale; tra gli esempi più noti c’è lo Sturmgeschütz III tedesco, costruito sullo scafo del Panzer III. Non è però confermato che la torretta dell’Abrams sia stata rimossa: il paragone riguarda la sua forma esterna e il ruolo di combattimento adattato.
Le consegne australiane e statunitensi
L’Australia ha consegnato all’Ucraina 49 carri M1A1 Abrams. Secondo i dati ufficiali del ministero della Difesa australiano, gli ultimi sono arrivati nel dicembre dello scorso anno e la donazione aveva un valore di circa 245 milioni di dollari australiani. Kiev aveva già ricevuto dagli Stati Uniti altri 31 Abrams.
I limiti delle protezioni anti-drone
L’esperienza sul campo ha mostrato che anche carri armati pesantemente corazzati possono essere vulnerabili agli attacchi di droni relativamente economici. Per questo le unità ucraine aggiungono griglie, reti e altre strutture protettive. Una soluzione, chiamata protezione «a riccio», consiste in numerosi fili metallici pensati per ostacolare i droni e impedire loro di raggiungere la corazza.
Queste modifiche, tuttavia, non garantiscono la sicurezza. A febbraio di quest’anno, nella regione di Zaporižžja, è stato ripreso un Abrams ucraino con protezioni simili: il carro era immobilizzato quando è stato colpito da un drone FPV russo. Non è stato chiarito quale danno aggiuntivo abbia causato l’impatto.
Il nuovo filmato del 475° reggimento mostra quindi una strategia che combina le protezioni applicate ai carri armati con una difesa attiva affidata ai droni ucraini.
