Secondo intercalare, verso lo stop: potrebbe servire un minuto
A Parigi, i Paesi riuniti alla Conferenza generale dei pesi e delle misure votano per interrompere la pratica dal 20 maggio 2027. La Terra ha iniziato ad accelerare e potrebbe rendersi necessario sottrarre un secondo.
Un solo secondo può mandare in difficoltà computer, satelliti, reti elettriche e mercati finanziari. Per questo gli scienziati riuniti a Parigi devono decidere se interrompere l’aggiunta periodica del cosiddetto secondo intercalare, introdotto per mantenere gli orologi atomici in linea con la rotazione terrestre. La votazione è prevista giovedì, ultimo giorno della 28ª Conferenza generale dei pesi e delle misure.
Perché esiste il secondo intercalare
Il secondo intercalare fu introdotto nel 1972. La Terra, infatti, ruota sempre più lentamente sul proprio asse, anche se il cambiamento è minimo: oggi il giorno dura 24 ore, mentre subito dopo la formazione del pianeta ne durava circa 10. Era più breve anche ai tempi dei dinosauri.
Tra le cause del rallentamento ci sono le forze gravitazionali del Sole e della Luna, che provocano un rigonfiamento delle acque oceaniche e frenano la rotazione terrestre. Il pianeta accumula così un ritardo impercettibile, mentre gli orologi atomici continuano a misurare il tempo con estrema precisione. Dal 1972 sono stati aggiunti 27 secondi intercalari, ciascuno dei quali ha allungato la giornata di un secondo. L’ultimo è stato inserito alla fine del 2016.
I rischi per i sistemi tecnologici
Nel frattempo, però, la società è diventata molto più dipendente dalla tecnologia. Ogni secondo aggiuntivo può creare problemi ai software che gestiscono computer, internet, GPS, mercati finanziari, telecomunicazioni, reti elettriche e satelliti. Inoltre, spesso il preavviso tra la decisione di introdurlo e la sua applicazione è breve, lasciando poco tempo agli informatici per aggiornare i sistemi.
Le aziende non adottano tutte la stessa soluzione: Google, per esempio, distribuisce il secondo aggiuntivo nell’arco di un’intera giornata, mentre altre lo inseriscono in un minuto specifico, che finisce così per durare 61 secondi.
L’ipotesi di sottrarre un secondo
A rendere più urgente la decisione c’è un fenomeno inatteso: negli ultimi anni la Terra ha iniziato ad accelerare, invertendo la tendenza abituale. Potrebbe quindi diventare necessario, per la prima volta, sottrarre un secondo invece di aggiungerlo. Gli scienziati dell’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure (BIPM) stimano questa eventualità intorno al 30 per cento. Non è chiaro quali conseguenze avrebbe un secondo intercalare negativo sulle apparecchiature critiche che dipendono dalla misurazione del tempo.
La proposta di abolire i secondi intercalari
Nel 2022 era già stato deciso di abbandonare i secondi intercalari entro il 2035. Il rischio di doverne sottrarre uno, però, ha accelerato il dibattito: a Parigi i Paesi voteranno sulla proposta di porre fine alla pratica già dal 20 maggio 2027. Nel frattempo non è previsto l’inserimento di altri secondi intercalari. Se la proposta sarà approvata, la misura verrebbe quindi interrotta subito.
Il problema della differenza tra il tempo atomico e la rotazione terrestre, tuttavia, non scomparirebbe: verrebbe soltanto rinviato. L’ipotesi è lasciare che il divario cresca fino a rendere necessario un minuto o persino un’ora intercalare. Invece di aggiungere un secondo ogni pochi anni, si potrebbe inserire un minuto ogni 50-100 anni; un’ora potrebbe servire soltanto ogni qualche centinaio o migliaio di anni.
Un salto di un’ora in futuro
Un salto di un’ora può sembrare ancora più complicato, ma non è detto che lo sia, ha osservato Georgette Macdonald, direttrice del Centro di ricerca sulla metrologia di Halifax, in Canada, in un articolo pubblicato da Nature. Macdonald ha ricordato che in Paesi come il Belgio le persone sono già abituate al passaggio tra ora solare e ora legale, che comporta uno spostamento di un’ora. Inoltre, tra centinaia o migliaia di anni le infrastrutture oggi vulnerabili e dipendenti dagli orologi atomici potrebbero essere molto diverse. «Forse allora non faremo più le stesse considerazioni», ha detto.
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