Otto anni di carcere per aver partecipato al sequestro e alle violenze contro un uomo: la pena è stata definita «troppo severa» dall’avvocato di uno dei condannati, che non esclude un ricorso dopo aver esaminato le motivazioni della sentenza.
Il Tribunale distrettuale del Sud ha condannato oggi sei persone per il loro ruolo nel caso di Reykholt, in cui nel 2024 un palestinese di 61 anni è stato tenuto prigioniero, sottoposto a violenze e derubato. La sentenza non è ancora stata pubblicata, ma secondo gli avvocati è lunga circa 200 pagine.
La condanna a otto anni
Andri Már Mortensen Birgissonar è stato condannato a otto anni. «È una condanna troppo severa», ha dichiarato il suo legale, Þorgils Þorgilsson. «Almeno a prima vista. Naturalmente dobbiamo ancora esaminare la sentenza e le sue motivazioni».
Nel processo sono state ascoltate registrazioni audio per diverse ore. Il telefono di Andri Már, infatti, registrava conversazioni e suoni ogni volta che si tentava di effettuare una chiamata, anche se nessuno rispondeva. Secondo Þorgils, la grande quantità di registrazioni ha contribuito in parte all’esito del processo, ma non giustifica una pena così lunga.
«Non è in linea con la giurisprudenza e i precedenti. Dobbiamo però ancora vedere come andrà a finire», ha aggiunto. L’avvocato non ha saputo dire se la sentenza sarà impugnata, ma ritiene probabile un ricorso.
Le condanne a tre anni
Ingunn, condannata a tre anni di carcere, ha ammesso in aula una parte del proprio coinvolgimento, modificando la sua deposizione. Il suo avvocato, Guðmundur St. Ragnarsson, ha detto di dover ancora leggere le motivazioni prima di commentare nel dettaglio, ma che la prima impressione è che la pena non sia inaccettabile.

«Senza aver letto le motivazioni della sentenza, mi sembra probabile che il giudice ne abbia tenuto conto», ha affermato, riferendosi alla confessione. Non si aspetta che la condanna venga impugnata.
Anche Pétur Már Mortensen è stato condannato a tre anni. Il suo avvocato, Sveinn Guðmundsson, avrebbe preferito una pena più breve: «Avrei voluto una pena un po’ più bassa». Ha spiegato che la sentenza è lunga e che deve ancora esaminarne le motivazioni. «Poi deciderò il da farsi insieme al mio assistito. Ne parlerò con lui e vedremo cosa succederà».
Fonte: RÚV.

