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Lana di pecora sui ghiacciai: i teli naturali frenano lo scioglimento

L’esperimento Keep It Wool è stato condotto sul ghiacciaio Tsanfleuron, in Svizzera. Summit Foundation e ricercatori stanno confrontando 2 coperture di lana con un telo sintetico.

Lana di pecora sui ghiacciai: i teli naturali frenano lo scioglimento

Una fibra naturale considerata ormai uno scarto potrebbe aiutare a rallentare lo scioglimento dei ghiacciai. È l’ipotesi al centro di un esperimento condotto in Svizzera, dove due grandi coperture di lana sono state messe alla prova sul ghiacciaio Tsanfleuron. Il progetto, chiamato Keep It Wool, cerca di affrontare insieme due problemi: la perdita di ghiaccio dovuta al riscaldamento globale e la difficoltà di trovare un impiego per la lana di pecora, poco valorizzata nel Paese alpino.

L’esperimento sul ghiacciaio Tsanfleuron

L’esperimento si è svolto nell’area di Glacier 3000, la stazione montana di Les Diablerets, nel Canton Vaud. In estate la zona attira molti visitatori per le escursioni sul ghiacciaio, spesso con i ramponi per camminare in sicurezza sul ghiaccio. Da Scex Rouge, stazione a monte della funivia, il percorso più frequentato porta al rifugio ai piedi della Quille du Diable, un caratteristico monolite roccioso sulla cresta, dove si può mangiare una raclette. Quest’anno, però, molti turisti sono saliti soprattutto per vedere due grandi involucri che, da lontano, ricordavano yurte mongole o enormi fagotti.

Promosso dalla Summit Foundation, il progetto ha riunito Glacier Monitoring in Switzerland (GLAMOS), il Centro interdisciplinare di ricerca sulla montagna dell’Università di Losanna, l’azienda tessile svizzera Fisolan, l’impresa laniera Filature de l’Avançon, l’agenzia svizzera per l’innovazione Innosuisse e la stazione Glacier 3000.

Sul ghiacciaio sono state posate due coperture di lana, ciascuna di 10 metri per 10, quindi con una superficie di 100 metri quadrati. Una ha una densità di 400 grammi per metro quadrato, l’altra di 750: per confronto, un maglione di lana non supera i 300 grammi per metro quadrato. Le coperture sono state installate il 22 giugno, accanto a un telo sintetico, per confrontare l’efficacia dei materiali e verificare la resistenza della lana alle condizioni estreme dell’alta montagna.

SUMMIT FOUNDATION

Le misurazioni, effettuate ogni 15 giorni, indicano che la lana protegge il ghiaccio almeno quanto il geotessile e non mostra segni di deterioramento. In attesa dei risultati definitivi, Timothée Steiner, responsabile del progetto, ha dichiarato: «È persino più efficace delle coperture sintetiche, ma non è una soluzione miracolosa».

Quanto possono proteggere i teli

Gli esperimenti avviati in Svizzera nel 2004 hanno mostrato che i teli sintetici possono ridurre lo scioglimento del ghiaccio dal 50 al 70 per cento rispetto alle superfici vicine lasciate scoperte. Oggi sono impiegati in nove siti del Paese, per un’estensione complessiva di circa 0,18 chilometri quadrati: appena lo 0,02 per cento della superficie totale dei ghiacciai svizzeri. Un intervento limitato, soprattutto se confrontato con la rapidità del ritiro: negli ultimi vent’anni i ghiacciai del Paese hanno perso circa il 40 per cento della loro massa e mille ghiacciai di piccole dimensioni sono scomparsi.

SUMMIT FOUNDATION

Secondo la Summit Foundation, le coperture hanno contribuito a conservare oltre 300.000 metri cubi di neve all’anno. La quantità resta modesta rispetto alla perdita complessiva, stimata da GLAMOS in un chilometro cubo di ghiaccio all’anno, pari al 3 per cento del volume totale. L’aumento delle temperature e la diminuzione delle nevicate hanno ridotto di circa il 40 per cento il volume dei ghiacciai alpini dal 2000. Nel solo 2025 la perdita è stata del 3 per cento, secondo i dati del Politecnico federale di Zurigo.

Uno studio realizzato dal Politecnico insieme al dipartimento di Geoscienze dell’Università di Friburgo stima che installare le coperture costi da 0,6 a 8,5 euro, a seconda del tipo di materiale, delle dimensioni e del luogo. Proteggere il 76 per cento della massa glaciale svizzera richiederebbe circa 1.500 milioni di euro all’anno. La stima non considera i rischi ambientali dell’intervento, difficili da valutare. E anche con una copertura così estesa si eviterebbe soltanto la perdita di due terzi del volume di ghiaccio che si scioglie ogni anno.

Secondo gli autori dello studio, il metodo è più adatto a superfici ridotte, dove può rallentare la fusione e aiutare a conservare piste da sci sui ghiacciai e attrazioni turistiche come le grotte glaciali. Le stazioni sciistiche svizzere che operano sui ghiacciai spendono oltre 200.000 euro all’anno per queste protezioni. Un esempio è il piccolo ghiacciaio di Diavolezza, nel Canton Grigioni: quasi scomparso 15 anni fa, viene coperto d’estate per proteggere i suoi 0,03 chilometri quadrati. Da allora, lo spessore della massa glaciale è aumentato di oltre un metro all’anno rispetto a quello dei ghiacciai vicini.

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I limiti delle coperture sintetiche

I geotessili, composti soprattutto da poliestere e polipropilene, sono i materiali più usati; in misura minore si ricorre anche a schiume, segatura e trucioli di legno. I tessuti sintetici riflettono una quota maggiore della radiazione solare, ma presentano diversi svantaggi. Quando si deteriorano, la loro capacità di riflettere la luce, o albedo, può diminuire fino al 10 per cento. La produzione comporta costi energetici e ambientali e, esposti a pioggia, neve, sole, vento e forti sbalzi di temperatura, i teli rilasciano microplastiche che contaminano il ghiacciaio e possono entrare nel ciclo dell’acqua e nella catena alimentare.

A questi problemi si aggiungono i costi di produzione e trasporto, talvolta da località lontane e con l’impiego di elicotteri e spazzaneve, oltre a quelli per la posa e la manutenzione. La vita utile dei tessuti può essere di appena tre anni.

La lana come alternativa

La lana di pecora, al contrario, è naturale, biodegradabile e prodotta localmente. In Svizzera gli ovini vengono allevati soprattutto per la carne e il latte e per la manutenzione degli spazi naturali, mentre la lana ha un mercato marginale: ogni anno ne vengono bruciate 700 tonnellate, con un notevole consumo di energia. Il progetto Keep It Wool punta a offrire a questa fibra un impiego alternativo.

Le possibili applicazioni in Spagna

I risultati potrebbero essere utili anche in Spagna, dove i ghiacciai rimasti sono pochi e il settore laniero è in crisi. I Pirenei ospitano gli unici ghiacciai del Paese: secondo il monitoraggio dell’Istituto pirenaico di ecologia, ne restano 14 attivi, per una superficie complessiva di 143 ettari. La lana viene pagata 15 centesimi al chilo, mentre la tosatura costa in media 1,5 euro per pecora. Ogni animale produce due chili di lana, con un bilancio economico molto sfavorevole.

In Spagna è vietato bruciare la lana, classificata per legge come rifiuto zootecnico. In pochi casi viene mescolata al letame e usata come fertilizzante; per il resto, tonnellate di fibra restano senza una destinazione. Applicare il metodo delle coperture avrebbe un costo considerevole, ma potrebbe rallentare la scomparsa di un patrimonio naturale unico e dare una nuova opportunità agli allevatori. Per secoli la lana, chiamata un tempo «oro bianco», ha avuto un ruolo decisivo nell’economia spagnola; oggi è un sottoprodotto. Una condizione diversa da quella di altri Paesi produttori: la Nuova Zelanda, con 25 milioni di capi, il doppio rispetto alla Spagna, ricava ogni anno 225 milioni di euro dalla vendita della lana di pecora.

  • PubblicatoOttobre 12, 2026