Scienze

Supernova, scoperti filamenti di gas fatti di «perle cosmiche»

Le strutture sono state osservate nella nebulosa Pa 30 con il telescopio Gemini North alle Hawaii. Al centro si trova una rara «stella zombie», forse sopravvissuta all’esplosione.

Supernova, scoperti filamenti di gas fatti di «perle cosmiche»

Una supernova può lasciare dietro di sé strutture sorprendentemente regolari e, in casi rari, una stella non del tutto distrutta. È quanto emerge dalle nuove osservazioni della nebulosa Pa 30, che hanno individuato filamenti composti da nodi di gas simili a perle. Queste strutture potrebbero aiutare a capire meglio come alcune stelle riescano a sopravvivere alla propria esplosione.

Filamenti composti da nodi di gas

Le immagini precedenti mostravano una sfera di lunghi filamenti di materia, simili a fuochi d’artificio o a un soffione. Le nuove osservazioni, realizzate con il telescopio Gemini North alle Hawaii, hanno però rivelato un numero di strutture dieci volte superiore a quello visibile nelle immagini precedenti del resto della supernova. Grazie alla maggiore risoluzione, i ricercatori hanno stabilito che i filamenti non sono continui, come si pensava, ma formati da file di nodi di gas disposti come perle infilate su un filo.

Queste «perle cosmiche» sono enormi. Secondo lo studio pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal, ciascun nodo misura circa quattro giorni luce di diametro. In ognuno potrebbe entrare dieci volte la regione planetaria del Sistema solare, e resterebbe ancora spazio. I nodi hanno inoltre dimensioni sorprendentemente simili. «Siamo entusiasti della possibilità di provare a modellizzarli», ha dichiarato in un comunicato stampa Ilaria Caiazzo, coautrice dello studio.

Una formazione ancora da chiarire

Gli scienziati non hanno ancora chiarito come si siano formate queste strutture. Si ritiene che siano concentrazioni di materia espulsa durante l’esplosione, ma la loro regolarità è inattesa: dopo una supernova, gli astronomi si aspettavano ammassi di materia molto più irregolari. I nodi, invece, hanno dimensioni simili e seguono i filamenti. La loro disposizione potrebbe offrire nuovi indizi sui processi che accompagnano la morte delle stelle.

La stella zombie al centro di Pa 30

Pa 30 è insolita anche per la sua stella centrale, che non è completamente morta e viene descritta dagli scienziati come una «stella zombie». Una supernova termonucleare di solito distrugge del tutto la stella, ma in rari casi una parte riesce a sopravvivere. Gli scienziati non hanno ancora compreso pienamente come e perché accada. Le strutture della nebulosa potrebbero quindi aiutare a ricostruire con maggiore precisione il modo in cui avvengono queste esplosioni e a capire come alcune stelle riescano a continuare a esistere dopo averle attraversate.

Il legame con le cronache del 1181

L’interesse per Pa 30 è alimentato anche dal legame con testimonianze umane di oltre otto secoli fa. La nebulosa è associata alle cronache di astronomi cinesi e giapponesi del 1181, che raccontarono la comparsa in cielo di una nuova stella, rimasta visibile per diversi mesi. All’epoca non era possibile sapere che si trattava delle conseguenze di una gigantesca esplosione stellare. Solo secoli dopo gli scienziati hanno collegato quell’evento storico alla supernova da cui ha avuto origine la nebulosa Pa 30.

  • PubblicatoOttobre 12, 2026