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Manchester City, i titoli revocati finirebbero agli avversari?

In Inghilterra si discute del destino dei trofei dopo il verdetto sulle violazioni finanziarie contestate al club. Scholes vuole la medaglia, Keane suggerisce di buttarla.

Manchester City, i titoli revocati finirebbero agli avversari?

Per il Manchester City, la questione più delicata potrebbe non essere soltanto la possibile sanzione per le violazioni finanziarie contestate, ma anche il destino dei trofei già conquistati. Se i titoli venissero revocati, dovrebbero essere assegnati alle squadre arrivate seconde? E i giocatori riceverebbero nuove medaglie? Le ipotesi hanno già acceso il dibattito nel calcio inglese.

Il club è stato giudicato responsabile di tutte le 80 violazioni finanziarie contestate e di 34 delle 35 accuse di mancata collaborazione alle indagini. Le conseguenze della decisione sono ancora in fase di valutazione. Il confronto con l’Everton, penalizzato di 10 punti per una sola violazione delle regole di redditività e sostenibilità della Premier League — sanzione poi ridotta a sei in appello — alimenta le aspettative di una punizione molto più severa per il City.

Le ipotesi sui titoli del City

Tra le ipotesi circolate c’è una penalizzazione enorme, tale da rendere impossibile al club superare il Tottenham in classifica anche se Erling Haaland segnasse una tripletta in ogni partita da qui alla fine della stagione. Ma la domanda che incuriosisce di più è un’altra: che cosa accadrebbe ai titoli vinti dal City negli ultimi quindici anni?

Roy Keane ha consigliato ai giocatori di gettare le medaglie nella spazzatura, precisando che è ciò che farebbe lui. Nel dirlo, ha rinunciato a imitare la voce di «Cloughie» interpretata da Michael Sheen. Per alcuni calciatori del City, questa prospettiva potrebbe essere preferibile a quella auspicata da Paul Scholes e Rio Ferdinand: ricevere le medaglie al posto loro.

Le opinioni sono divise. Molti giocatori delle squadre rivali, che tra il 2012 e il 2024 hanno mancato altri successi, vorrebbero che i titoli di campionato degli anni Dieci e dei primi anni Venti fossero riassegnati. In questa versione, il bottino del City verrebbe distribuito alle squadre classificate subito dopo, come se si tenesse conto delle «seconde preferenze» in un’elezione.

Paul Scholes vuole la medaglia che gli fu negata dal gol decisivo di Sergio Aguero nel 2012

Potrebbero persino esserci cerimonie di premiazione retroattive a Manchester, Liverpool e nel nord di Londra, forse trasmesse in diretta sul canale YouTube The Overlap. Un precedente curioso è quello di Rob Heffernan, che ricevette la medaglia di bronzo olimpica al municipio di Cork quattro anni dopo la gara.

Scholes e il dibattito sulle medaglie

Wayne Rooney ha detto questa settimana di avere qualche dubbio sull’idea che lui e i compagni del Manchester United della stagione 2011-12 possano ricevere un titolo 14 anni dopo. Scholes, invece, non ha esitazioni. Dopo il gol decisivo di Sergio Agüero nel 2012, l’ex centrocampista dello United si è dovuto accontentare di 11 medaglie della Premier League. Su Instagram ha scritto: «Continuo a sentire ex compagni dire che vogliono che tolgano i trofei al [City], ma non vogliono le loro medaglie… col cavolo, sono un bastardo avido e voglio la mia medaglia».

A Talksport, Simon Jordan e Martin Keown hanno criticato questa posizione. Keown ha sostenuto che i titoli di quegli anni dovrebbero essere semplicemente «annullati», come accadde al Tour de France durante gli anni di Lance Armstrong. Scholes ha replicato: «Ma va’ a quel paese».

Mourinho e gli altri possibili campioni

Tra gli esiti possibili c’è anche la proclamazione retroattiva di José Mourinho campione della Premier League con il Manchester United. Sarebbe il quarto allenatore nella storia del club a vincere il campionato, con Ole Gunnar Solskjær al quinto posto. Da anni Mourinho sostiene che il secondo posto ottenuto nel 2017-18 sia stato uno dei suoi maggiori risultati da allenatore. All’epoca, la frase fu considerata da molti un’esagerazione: lo United aveva chiuso più vicino all’Arsenal, sesto, che alla squadra campione. Altri la interpretarono come un riferimento al caos interno al club, che Mourinho era riuscito comunque a portare al secondo posto, seppure a grande distanza dalla vetta.

Jose Mourinho e Pep Guardiola a bordo campo durante un derby di Manchester

Ora quelle parole possono essere lette anche come una mossa di propaganda a lunghissimo termine: Mourinho avrebbe contribuito a far passare l’idea che i secondi classificati fossero i veri vincitori, nel caso in cui il City fosse stato chiamato a rispondere delle irregolarità finanziarie contestate.

La riassegnazione dei titoli alla squadra successiva in classifica avrebbe conseguenze anche per Brendan Rodgers, che diventerebbe soltanto il secondo allenatore inglese a vincere il campionato di questa isola, dopo Bob Kyle con il Sunderland nel 1912-13. Steven Gerrard, a 46 anni, diventerebbe campione della Premier League e il suo celebre scivolone contro il Chelsea finirebbe per essere ricordato come un dettaglio divertente, ma irrilevante.

Il ricorso e il peso politico del City

I dirigenti del Manchester City hanno reagito con durezza e sono pronti a usare tutti gli strumenti a loro disposizione. Molti osservatori occasionali sono rimasti sorpresi dal verdetto di colpevolezza, anche per la potenza del gruppo legale che, secondo quanto si diceva, il club aveva messo in campo: una squadra costosa e intimidatoria, ritenuta in grado di confondere la commissione e spingerla a dubitare delle prove raccolte.

MANCHESTER, INGHILTERRA - 5 SETTEMBRE: Khaldoon Al Mubarak, presidente del Manchester City, e Ferran Soriano, amministratore delegato del Manchester City, durante la partita di Premier League 2026/27 tra Manchester City e Coventry City all’Etihad Stadium il 5 settembre 2026 a Manchester, Regno Unito. (Foto di Robbie Jay
Il presidente del Manchester City Khaldoon Al Mubarak e l’amministratore delegato Ferran Soriano

Il City ha presentato ricorso, sostenendo che «esiste un corpus completo di prove inconfutabili a sostegno di tutte le sue posizioni». Ma la vicenda non riguarda soltanto il confronto legale: il club dispone anche di un notevole peso politico.

Andy Burnham, primo ministro britannico, ha espresso pubblicamente preoccupazione per la possibilità che i proprietari emiratini del City ritirino i loro investimenti e portino altrove il denaro. Ha inoltre elogiato il loro contributo alla «costruzione della Manchester moderna». Burnham ha precisato che non intende intervenire nel procedimento disciplinare della Premier League, limitandosi a osservare che il City contesta il verdetto e che il suo club, l’Everton, non sarebbe stato trattato equamente nell’applicazione delle stesse regole.

Bloomberg ha riferito che funzionari degli Emirati Arabi Uniti hanno avvertito che le azioni della Premier League «avrebbero influito sulle relazioni bilaterali tra Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti». Il messaggio, in sostanza, è che gli investimenti esteri potrebbero interrompersi. La scelta di Burnham di esprimere spontaneamente una posizione politicamente impopolare — cosa che i politici tendono a evitare — suggerisce che sullo sfondo si muovano interessi più ampi. In Irlanda, dove gli investimenti diretti esteri possono frenare alcune iniziative politiche, la vicenda è osservata anche per le sue implicazioni oltre il calcio.

Le reazioni dei tifosi del Manchester City

Dopo il verdetto, i tifosi del Manchester City sono rimasti insolitamente silenziosi. Tra le argomentazioni più ricorrenti c’è quella secondo cui le regole FFP e PSR sarebbero ingiuste fin dall’origine, perché introdotte sotto la pressione dei club storicamente vincenti per impedire ai nuovi ricchi di mettere in discussione la loro egemonia. È una posizione che può essere discussa, ma non cambia il fatto che quelle norme siano state introdotte e rispettate dalla grande maggioranza delle società. L’Aston Villa, per esempio, è stato costretto di recente a indebolire una rosa che stava ottenendo risultati superiori alle aspettative per rientrare nei limiti regolamentari.

Anche tra i sostenitori del City si prospetta un brusco ritorno al passato. La tifoseria locale è composta in larga parte da giovani: i bambini che indossano la maglia azzurra di Haaland la getteranno via, come Keane ha suggerito di fare con le medaglie? Seguire il club in League Two o nella National League North — due categorie inferiori del calcio inglese — sarebbe tutt’altro che entusiasmante.

Tra i tifosi adulti, relativamente pochi e sparsi nel Paese, il più noto è probabilmente Michael O’Leary. È facile immaginare che consideri la vicenda un altro esempio di regolatori troppo zelanti che si intromettono dove non sono desiderati. Per questi sostenitori, il caso potrebbe ricordare i tempi in cui il City era una squadra malconcia, considerata la parente povera e un po’ punk del calcio inglese.

Il paragone evoca anche il 2010, quando l’Irlanda entrò in un programma del Fondo monetario internazionale e l’intera stagione della Tigre Celtica sembrò improvvisamente costruita su un’illusione. Per i tifosi del City, l’unico ricordo di una gloria autentica e senza complicazioni potrebbe restare quello dell’epoca di Franny Lee e Mike Summerbee. Almeno, quella non possono portargliela via.

  • PublishedOttobre 11, 2026