Bastano dieci secondi per capire se un passaporto è falso: è il tempo che, secondo Dave Squindo, specialista dei documenti d’identità all’aeroporto di Zurigo, può essere sufficiente a individuare i primi segnali di una contraffazione.
Ogni giorno la polizia cantonale zurighese controlla circa 35.000 passaporti nello scalo di Kloten. Quando un documento suscita sospetti, intervengono esperti come Squindo, che ne esaminano ogni particolare: filigrane, ologrammi, inchiostri che cambiano colore, elementi visibili sotto la luce ultravioletta, qualità della stampa, eventuali manomissioni, microchip e fotografia.
I controlli sui passaporti falsi a Zurigo
Ogni anno all’aeroporto di Zurigo vengono scoperti tra i 350 e i 400 documenti falsificati. Chi cerca di entrare in Svizzera con un passaporto contraffatto rischia, nei casi più gravi, fino a tre anni di carcere. Il fenomeno riguarda anche altri ambiti: i documenti falsi vengono usati per ottenere permessi di soggiorno e, in Svizzera, i funzionari comunali sono spesso in prima linea nei controlli. Lo riferisce un articolo di RSI pubblicato il 28 aprile 2025, intitolato «Migliaia di passaporti falsi in circolazione».

I passaporti più rari
Il lavoro degli specialisti, però, non è fatto soltanto di verifiche tecniche: a volte porta alla luce documenti rarissimi. «Ci sono passaporti così rari che bisogna essere fortunati per trovarsi di turno quando compaiono», racconta Squindo.
Tra quelli che gli è capitato di esaminare c’è il passaporto vaticano, rilasciato esclusivamente a chi svolge un incarico al servizio della Santa Sede e da restituire al termine del mandato. Rari ai controlli di Zurigo sono anche i passaporti di Vanuatu, piccolo Stato insulare del Pacifico meridionale, e quelli della federazione caraibica di Saint Kitts e Nevis.

Le caratteristiche dei passaporti
Il documento preferito di Squindo resta comunque quello svizzero. «È estremamente sicuro e contiene numerosi elementi anticontraffazione», spiega. Anche altri Paesi puntano su soluzioni originali: il nuovo passaporto del Kirghizistan contiene una sorta di flipbook che, sfogliato rapidamente, mostra un cavallo al galoppo. Quello belga, invece, è decorato con illustrazioni ispirate alla tradizione nazionale dei fumetti, con personaggi come Tintin, i Puffi e Lucky Luke. Sotto la luce ultravioletta, anche il passaporto canadese si anima di colori.
Al di là delle differenze grafiche, i documenti di viaggio devono rispettare standard internazionali comuni: hanno formati uniformi, adottano tecnologie di sicurezza simili, come i microchip, e riportano indicazioni in inglese oltre che nelle lingue nazionali. Il design serve sia a rendere più difficile la falsificazione sia a offrire una sorta di biglietto da visita del Paese che emette il documento.
I documenti insoliti ai controlli
Ai controlli capitano anche casi insoliti. Squindo ricorda un viaggiatore che aveva tentato di entrare in Svizzera con un cosiddetto «passaporto di fantasia»: un documento dall’aspetto autentico, ma rilasciato da un’organizzazione senza riconoscimento statale. In quel caso era stato emesso da un popolo indigeno del Canada. Il viaggiatore aveva però con sé anche un normale passaporto canadese, che gli ha consentito di attraversare la frontiera.
Altri si presentano con documenti di Stati ormai scomparsi, come la Jugoslavia o l’Unione Sovietica. Sono passaporti doppiamente invalidi: appartengono a Paesi che non esistono più e, nella maggior parte dei casi, sono scaduti da decenni.
La vicenda è stata raccontata da SRF nel programma «Mona mittendrin», nella puntata «A caccia di passaporti falsi» del 1° ottobre 2026, ed è stata collegata alla SRF 3 Morgenshow dello stesso giorno.



