La capacità di lavorare il legno potrebbe essere stata molto più importante per i Neanderthal di quanto lascino intuire i reperti finora conosciuti. In un sito archeologico vicino a Barcellona sono state individuate 597 impronte di oggetti lignei: alcune conservano tracce di utensili, tra cui una clava che sembra essere stata modellata per colpire.
Gli utensili lignei dell’Abric Romaní
La scoperta è avvenuta all’Abric Romaní, un importante sito neandertaliano, ed è descritta in uno studio pubblicato su Science Advances. Dei reperti esaminati, 13 sono chiaramente oggetti modificati o utensili. Oltre alla clava, i ricercatori hanno identificato pali che potrebbero essere serviti a costruire ripari, un treppiede, oggetti appuntiti forse usati come bastoni da scavo e due lance. Quattro frammenti di corteccia carbonizzata potrebbero invece essere stati impiegati come vassoi o contenitori per il cibo.

Una clava rara e difficile da interpretare
La clava è particolarmente significativa perché manufatti di questo tipo sono rarissimi. «A oggi, è stato segnalato un solo possibile esemplare, proveniente dalle cascate di Kalambo (Zambia) e datato a circa 400.000 anni fa», scrivono Palmira Saladié e i colleghi dell’Istituto catalano di paleoecologia umana ed evoluzione sociale (IPHES). Gli studiosi avvertono però che, data la scarsità di reperti con cui fare confronti e la varietà degli usi possibili, è difficile stabilire con precisione la funzione degli oggetti, quanto siano stati utilizzati e in quale contesto.

Le altre tracce di utensili in legno
Non è la prima volta che vengono trovate possibili prove di utensili lignei realizzati dai Neanderthal, ma il materiale dell’Abric Romaní potrebbe essere la raccolta più ampia e dettagliata finora rinvenuta. In Germania, nel 1995, sono state scoperte armi di legno risalenti a 300.000 anni fa; nel 2018 uno studio ha descritto utensili lignei di 171.000 anni fa trovati in Toscana. Anche due manufatti rinvenuti in Grecia potrebbero essere neandertaliani. In tutti questi casi, tuttavia, l’attribuzione a chi li fabbricò resta soprattutto l’ipotesi ritenuta più plausibile dagli archeologi.
Come si sono conservate le impronte
Il legno si conserva molto meno facilmente della pietra: essendo un materiale organico, tende a decomporsi. All’Abric Romaní le tracce sono sopravvissute perché si sono formate in strati di calcare. Prima che il legno marcisse, il carbonato di calcio si è depositato attorno agli oggetti, lasciandone un’impronta minerale. In alcuni punti la conservazione è così precisa da permettere ai ricercatori di distinguere dettagli a livello cellulare e riconoscere così le tracce del legno.
Il ruolo del legno nella tecnologia neandertaliana
«La tecnologia del legno ha probabilmente svolto un ruolo fondamentale nell’evoluzione umana, ma è ancora poco documentata perché i materiali organici si conservano raramente nei contesti archeologici», osservano Saladié e il suo gruppo. «L’insieme dei reperti dell’Abric Romaní mette in luce l’importanza del legno nei sistemi tecnologici neandertaliani e offre nuove informazioni sul ruolo dei materiali organici nelle società del Paleolitico medio».

