Retinite pigmentosa, la terapia che aiuta a distinguere gli oggetti
Lo studio è stato condotto su 10 persone dall’Istituto di oftalmologia molecolare e clinica di Basilea. Con occhiali speciali, alcuni partecipanti hanno riconosciuto contorni e oggetti.
Riconoscere il contorno di una porta o distinguere una scatola di fiammiferi: per alcune persone cieche con retinite pigmentosa, una terapia sperimentale ha reso possibili percezioni visive di questo tipo. I risultati, ottenuti finora su un gruppo ristretto di pazienti, sono descritti nello studio pubblicato dal New England Journal of Medicine.
Come funziona la terapia optogenetica
La retinite pigmentosa è una malattia della retina che provoca la progressiva degenerazione dei fotorecettori e può portare alla perdita della vista. La nuova terapia genica, chiamata optogenetica, non agisce sulle diverse cause della malattia: negli stadi avanzati, quando le cellule normalmente sensibili alla luce funzionano a malapena, cerca invece di rendere fotosensibili altre cellule retiniche, che di norma hanno compiti differenti.

Stefan Futterknecht, coautore dello studio e ricercatore dell’Istituto di oftalmologia molecolare e clinica di Basilea (IOB), ha definito il lavoro una «pietra miliare per il ripristino della capacità visiva». In un’intervista a SRF ha aggiunto: «Con questo abbiamo gettato le basi per lo sviluppo di terapie più precise ed efficaci in futuro».
I risultati dello studio
Cinque anni fa ne era già stato condotto uno a Parigi, su un solo paziente, che grazie alla terapia aveva ottenuto le prime percezioni visive. Dopo i risultati positivi, Futterknecht e l’IOB hanno proseguito la ricerca. Anche il paziente parigino ha preso parte al nuovo studio, condotto in forma anonima: il suo nome non è stato reso noto.
Lo studio ampliato ha coinvolto dieci persone. «In sette persone su dieci la sensibilità alla luce è aumentata», ha riferito Futterknecht. Inoltre, quattro degli otto partecipanti per i quali era disponibile questa valutazione sono riusciti a distinguere i contorni di oggetti più piccoli, come una scatola di fiammiferi. Riconoscere, per esempio, una porta può rendere più semplici alcune attività quotidiane.
Il ruolo degli occhiali speciali
I partecipanti utilizzavano speciali occhiali che trasformano in impulsi luminosi color ambra le immagini riprese da una telecamera. I risultati migliori sono stati ottenuti da chi si era esercitato più a lungo con il dispositivo, un dato che Futterknecht considera importante.
I prossimi obiettivi della ricerca
La terapia, tuttavia, è ancora lontana dal restituire una vista paragonabile a quella normale. «Siamo ancora molto lontani dal punto in cui i pazienti possano leggere o avere una percezione visiva come quella a cui siamo abituati», ha detto il ricercatore. Gli studi proseguono per migliorare diversi aspetti del trattamento, comprese le proteine che rendono le cellule sensibili alla luce.
L’obiettivo, nella migliore delle ipotesi, è permettere ai pazienti di vedere qualcosa anche senza gli occhiali. «La speranza a lungo termine è di poter ripristinare la vista nel miglior modo possibile», ha affermato Futterknecht.
Tutti i partecipanti soffrono di retinite pigmentosa, ma la malattia ha origini diverse. Per Futterknecht, questo è un elemento promettente: suggerisce che la terapia potrebbe aiutare persone con forme differenti della patologia, e non soltanto un gruppo ristretto di pazienti.
Fonte: SRF, Notiziario regionale di Basilea, 8 ottobre 2026.
