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La foresta nata da un uomo: centinaia di migliaia di alberi

Da quasi 50 anni Jadav Payeng pianta alberi sull’isola di Majuli, nel nord dell’India. Il bosco, oggi più esteso di Central Park, aiuta a contrastare l’erosione.

La foresta nata da un uomo: centinaia di migliaia di alberi

Per quasi mezzo secolo, Jadav Payeng ha trasformato una distesa di sabbia in una foresta, piantando centinaia di migliaia di alberi uno alla volta. Oggi il bosco che ha creato nel nord dell’India copre un’area quasi doppia rispetto a Central Park, a New York, e contribuisce a contrastare l’erosione del terreno.

L’uomo della foresta

Soprannominato «l’uomo della foresta», Payeng va ogni giorno a trovare gli alberi che ha piantato. «Fa bene. Questo albero è diventato così grande, è bello da vedere. È piacevole abbracciarlo. Per me, questo albero, come tutti quelli che lo circondano, è come un figlio», racconta. «Sono essenziali per la mia vita, e non solo perché producono ossigeno».

Una foresta contro l’erosione

La foresta si trova a Majuli, un’isola fluviale che per lungo tempo è stata considerata la più grande del mondo. Nel secolo scorso, però, l’innalzamento delle acque e l’erosione ne hanno ridotto la superficie di oltre la metà. Le radici degli alberi piantati da Payeng aiutano a trattenere il terreno e a rallentare il fenomeno. «Le radici degli alberi aiutano a trattenere il terreno. Così l’acqua può continuare a scorrere. E, alla fine, questo riduce l’erosione», spiega.

La decisione di piantare alberi

Payeng ha iniziato il suo lavoro nel 1979, quando aveva 16 anni. L’idea gli venne dopo aver visto sull’isola centinaia di rettili morti per il caldo: decise di piantare alberi per offrire ombra agli animali selvatici. Da allora ha continuato a raccogliere semi e talee in natura e a metterli a dimora. «A mio dire, nel corso della vita ho piantato centinaia di migliaia di alberi», racconta.

Prima del suo intervento, ricorda, il terreno era soltanto sabbia. «Questo è un gomari. E quello un nedjar. Tutti i grandi alberi che vedete qui li ho piantati io. Quelli più piccoli, invece, sono cresciuti spontaneamente in seguito, grazie agli animali che, venendo a nutrirsi qui, hanno sparso i semi un po’ ovunque», spiega con orgoglio.

Una vita dedicata alla foresta

La sua impresa gli ha dato notorietà in tutta l’India: Payeng è stato ricevuto da capi di Stato di tutto il mondo e ha ottenuto una delle più alte onorificenze del Paese. Ma il suo impegno resta volontario. Vive nel piccolo villaggio di 250 abitanti in cui è nato e da cui non si è mai allontanato; il suo unico reddito arriva dal lavoro di agricoltore, circa 150 euro al mese.

La sua presenza ha contribuito anche a cambiare le abitudini della comunità. «L’uomo della foresta, Jadav Payeng, nostro vicino di casa, mi rende felice. Prima, in paese, alcuni abitanti erano soliti tagliare gli alberi per rivenderli. Ma ora che Jadav è per noi una figura d’ispirazione, questo fenomeno è molto diminuito», racconta Horeswar Bora, agricoltore.

L’esempio di Payeng

Payeng spera che la sua storia incoraggi altre persone a piantare alberi. «Viviamo in un mondo molto popolato e industrializzato, e non ci sono abbastanza alberi e spazi verdi per mantenere l’equilibrio. Per questo penso che, ovunque sia possibile, bisogna piantare alberi per ridurre l’inquinamento», afferma.

Da quattro anni un’associazione paga gli abitanti della regione perché piantino alberi a Majuli. «Il mio desiderio è ampliare la foresta che ha creato. Questa zona è soggetta a inondazioni e all’erosione. L’unica soluzione è piantare quanti più alberi possibile», dice Luhit Misong, agricoltore.

L’auspicio di Payeng è che il suo esempio continui a essere tramandato e che nessuno sull’isola smetta di piantare alberi.

Fonte: franceinfo.fr

  • Pubblicato28 Ottobre 2026