Scienze

Un coccodrillo giurassico aveva denti sottili come un pettine

Il fossile di Ctenosuchus tenuidens è stato trovato in antichi depositi fluviali e lacustri nel sud-est del Marocco. I ricercatori di Portsmouth e Casablanca ritengono che catturasse piccole prede acquatiche.

Un coccodrillo giurassico aveva denti sottili come un pettine

Denti sottili come aghi, disposti fitti come quelli di un pettine, rivelano una strategia alimentare insolita tra i parenti dei coccodrilli vissuti nell’era dei dinosauri. Un nuovo fossile suggerisce che questo rettile catturasse piccole prede acquatiche e che animali appartenenti a gruppi diversi abbiano sviluppato in modo indipendente adattamenti simili per nutrirsi.

Un nuovo rettile del Giurassico

La specie, chiamata Ctenosuchus tenuidens, visse circa 170 milioni di anni fa. Apparteneva ai talattosuchi, rettili che abitavano ambienti marini e d’acqua dolce. I fossili sono stati rinvenuti in rocce formatesi in antichi fiumi e laghi nella zona dell’Atlante, nell’attuale sud-est del Marocco. A identificarla sono stati ricercatori dell’Università di Portsmouth, nel Regno Unito, e dell’Università Hassan II di Casablanca, in Marocco.

Denti adatti a piccole prede

Il muso dell’animale era lungo e stretto, con denti eccezionalmente fini, diversi da quelli di qualsiasi suo parente stretto conosciuto. La loro fragilità fa pensare che non fossero adatti ad afferrare prede grandi: un pesce robusto, divincolandosi, avrebbe potuto spezzarli. È più probabile che il rettile si nutrisse di pesciolini, crostacei come le artemie e altri piccoli organismi acquatici.

Hamzah Imran, primo autore dello studio e ricercatore alla School of the Environment and Life Sciences dell’Università di Portsmouth, ha spiegato: «I denti sono così sottili che non pensiamo che catturasse prede comuni. Se avesse preso un pesce grande e questo si fosse divincolato, quei denti delicati si sarebbero spezzati. Pensiamo che probabilmente si nutrisse di prede dal corpo molle, come gamberetti, vermi e pesciolini: nulla che potesse rompergli i denti.

Fossile di Ctenosuchus tenuidens
Il fossile di Ctenosuchus tenuidens.
University of Portsmouth

«Queste abitudini alimentari rendono questa specie molto diversa dagli altri coccodrilli dal muso lungo: è davvero una scoperta entusiasmante!»

Hamzah Imran
Hamzah alla sua scrivania con il fossile.
University of Portsmouth

Come sono stati scoperti i denti

Per individuare i denti, il gruppo ha esaminato i fossili con microscopi potenti e ne ha studiato la struttura interna, osservando creste specializzate e una disposizione molto ravvicinata. La scoperta è avvenuta durante l’analisi di un osso lungo: i ricercatori hanno notato piccoli cerchi neri ai suoi lati e hanno deciso di osservarli al microscopio.

«Abbiamo notato dei piccoli cerchi neri ai lati dell’osso lungo al centro di uno dei fossili, così lo abbiamo messo sotto un microscopio», ha raccontato Imran. «Con un bisturi abbiamo raschiato con cautela attorno a uno dei cerchi neri e, man mano che ne scoprivamo una parte più ampia, questa diventava sempre più lunga. È allora che abbiamo capito che quei piccoli cerchi neri erano in realtà denti incredibilmente sottili.

«Questi denti simili a un pettine hanno ispirato il nome Ctenosuchus tenuidens: “cteno” significa “pettine”, “suchus” significa “coccodrillo” e “tenuidens” significa “denti sottili”.»

Somiglianze con altri animali preistorici

Denti con caratteristiche simili sono presenti anche in altri animali preistorici, tra cui i mesosauri, antichi rettili acquatici, e alcuni pterosauri dal muso lungo vissuti milioni di anni dopo. Le mascelle e la dentatura di Ctenosuchus ricordano quelle degli pterosauri giurassici Gnathosaurus e Ctenochasma. Secondo gli scienziati, questi ultimi filtravano l’acqua e usavano i denti per trattenere le particelle di cibo. Le somiglianze non indicano necessariamente una parentela stretta: suggeriscono piuttosto che gruppi diversi abbiano sviluppato autonomamente soluzioni comparabili per catturare piccole prede.

Indizi sugli ecosistemi del Gondwana

I fossili marocchini aiutano a ricostruire gli habitat e i ruoli alimentari dei parenti dei coccodrilli nel Giurassico del Gondwana, il supercontinente meridionale di cui faceva parte l’Africa attuale. Offrono inoltre nuovi indizi sulla varietà degli ecosistemi preistorici presenti in Marocco.

«Dimostra semplicemente che c’è ancora molto da esplorare. Il Marocco ha una storia fossile incredibilmente ricca, ma c’è ancora tantissimo da scoprire», ha aggiunto Imran.

Lo studio scientifico

Lo studio, intitolato Un nuovo teleosauroide (Crocodylomorpha, Thalattosuchia) con una dentatura unica del Giurassico medio del Marocco orientale, è stato firmato da Hamzah Imran, David M. Martill, Roy E. Smith, Samir Zouhri, James Gunn e Nizar Ibrahim e pubblicato l’8 ottobre 2026 sul Journal of Vertebrate Paleontology. DOI: 10.1080/02724634.2026.2728670. Per seguire gli aggiornamenti su Google e Google News.

Fonte: scitechdaily.com

  • Pubblicato26 Ottobre 2026