Salute e Benessere

Parlare ad alta voce dilata le pupille più del pensiero

Lo mostra uno studio condotto in Giappone su 80 studenti universitari. I ricercatori Ryuta Kuwamizu e Ryoichi Watanabe hanno confrontato il conteggio pronunciato con quello svolto in silenzio.

Parlare ad alta voce dilata le pupille più del pensiero

Parlare ad alta voce può dilatare le pupille in modo costante, mentre il dialogo che si svolge soltanto nella mente produce reazioni più variabili e, in genere, un’attivazione minore. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista iScience da un gruppo di ricercatori giapponesi, che ha esaminato il legame tra il modo in cui parliamo e le variazioni delle pupille.

Come reagiscono le pupille al linguaggio

Le pupille possono offrire indizi su ciò che percepiamo, sul fatto che stiamo inspirando o espirando e persino su ciò che immaginiamo. Per capire meglio come reagiscano al linguaggio interiore e a quello pronunciato, i ricercatori hanno coinvolto 80 studenti universitari sani in tre esperimenti. Durante semplici esercizi di conteggio, hanno misurato la dimensione delle pupille, un metodo non invasivo per studiare i cambiamenti dell’attivazione cerebrale. In ogni prova, i partecipanti dovevano contare prima ad alta voce e poi in silenzio, oppure viceversa: l’ordine veniva deciso casualmente.

Nel primo esperimento contavano in avanti partendo da 1, seguendo la sequenza 1, 2, 3, 4 e così via. Nel secondo dovevano contare oggetti, per esempio gatti, palloni o libri: «un gatto, due gatti, tre gatti». Nel terzo, il compito era più impegnativo: contare aumentando ogni volta di 2, 3 o 4. Con un incremento di 3, per esempio, la sequenza era 1, 4, 7, 10.

bocca di una donna
Parlare ad alta voce, rispetto a usare la voce interiore, sembra corrispondere a diversi livelli di attivazione cerebrale.
Folco Masi/Unsplash

Le differenze tra parlare e pensare

I risultati hanno mostrato una differenza netta tra le due modalità. Parlare ad alta voce provocava regolarmente la dilatazione delle pupille; il linguaggio interiore, invece, dava risposte meno uniformi. In quest’ultimo caso, la reazione dipendeva dalla difficoltà dell’esercizio: nel conteggio più semplice le pupille si restringevano, nel secondo non si osservavano cambiamenti significativi, mentre nel terzo si dilatavano. I ricercatori ritengono che questa risposta possa riflettere lo sforzo mentale richiesto dal compito più complesso.

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La presenza della vocalizzazione è un fattore importante che influenza l’attivazione associata alle pupille.
Valerii Stoika/Canva

«Il risultato più solido emerso dai tre esperimenti è la dilatazione costante delle pupille provocata dal linguaggio pronunciato ad alta voce, il che suggerisce che la vocalizzazione sia un fattore importante nel determinare l’attivazione associata alle pupille», spiegano gli autori, guidati dal neuroscienziato Ryuta Kuwamizu dell’Università di Tsukuba e dallo psicologo dello sviluppo Ryoichi Watanabe dell’Università Ritsumeikan.

La dilatazione, aggiungono, potrebbe riflettere l’azione combinata di diversi processi: i movimenti necessari per parlare, i cambiamenti nella respirazione, il feedback sensoriale e motorio e l’attenzione. Questi elementi coinvolgono sistemi di attivazione del tronco encefalico e reti corticali, contribuendo potenzialmente a rendere più efficiente la produzione del linguaggio.

Il ruolo del linguaggio interiore

Il linguaggio interiore sembra invece richiedere, in generale, un’attivazione più contenuta. Anche nel conteggio a intervalli, la dilatazione delle pupille era inferiore a quella registrata quando i partecipanti svolgevano lo stesso esercizio ad alta voce. Una possibile spiegazione è che trasformare un pensiero in parole pronunciate comporti uno sforzo aggiuntivo: bisogna coordinare l’articolazione, la respirazione e il controllo di ciò che si sente mentre si parla.

La voce interiore è usata da molte persone per organizzare i pensieri, ricordare informazioni e preparare ciò che stanno per dire. Studi di neuroimaging condotti negli ultimi due o tre decenni indicano che il linguaggio interiore coinvolge una rete frontotemporale legata alla produzione del linguaggio. Questa rete si sovrappone in parte, ma non coincide, con quella attiva quando si parla ad alta voce. Se gli effetti del linguaggio interiore sulle reti corticali sono stati studiati ampiamente, è invece meno noto il suo rapporto con i sistemi cerebrali che regolano l’attivazione.

Parlare ad alta voce e memoria

Parlare ad alta voce potrebbe inoltre avere vantaggi per l’attenzione e la memoria. Una ricerca precedente ha rilevato un’associazione tra le variazioni della dilatazione pupillare e la capacità di ricordare parole dopo averle pronunciate. Nel terzo esperimento, la dilatazione prolungata osservata durante il conteggio ad alta voce — circa 0,4 millimetri per oltre 10 secondi — era paragonabile a quella associata a uno sforzo fisico intenso. Valori simili erano stati registrati durante una pedalata ad alta intensità, pari a circa l’80 per cento del consumo massimo di ossigeno. In altre parole, pronunciare parole può richiedere un’attivazione considerevole.

Fonte: sciencealert.com

  • Pubblicato26 Ottobre 2026