Nel mondo animale, alcuni comportamenti sembrano sfidare ogni logica: mante che si lanciano fuori dall’acqua, balene che giocano con le alghe e bradipi che scendono dagli alberi per fare i propri bisogni, esponendosi ai predatori. La scienza ha proposto diverse spiegazioni, ma in molti casi non è ancora riuscita a chiarire del tutto perché gli animali agiscano così o come coordinino le proprie mosse. La BBC racconta cinque misteri ancora aperti.
Perché mante e mobule saltano fuori dall’acqua
Le mante e le mobule, pesci della famiglia Mobulidae che comprende tre specie di mante e sette di mobule, usano le pinne triangolari per planare nell’acqua e affiorare in superficie. Possono spingersi fino a due metri sopra il mare, ruotare in aria e ricadere sulla pancia con un tonfo. A volte il salto coinvolge interi banchi. La dottoressa Marta D. Palacios, dell’organizzazione Mobula Conservation, ricorda uno spettacolo particolarmente impressionante: «All’improvviso si possono vedere centinaia di esemplari saltare fuori dall’acqua contemporaneamente, come popcorn. Sembrava che l’acqua bollisse e fosse sul punto di esplodere».
Il motivo, però, non è certo. Secondo una teoria, i salti servirebbero a mostrare la propria prestanza e ad attirare un partner. Ma il comportamento è stato osservato anche fuori dalla stagione degli amori, in giovani esemplari e in femmine gravide, non soltanto in animali sessualmente attivi. Un’altra ipotesi è che le mobule cerchino di liberarsi dei parassiti, come le remore: l’impatto con la superficie potrebbe staccarli direttamente oppure provocare una contrazione muscolare che li faccia cadere.
Palacios considera più probabile che i salti siano una forma di comunicazione, anche se non è chiaro quale messaggio trasmettano. Il significato potrebbe cambiare in base al gruppo, all’ora del giorno o alla stagione. «È possibile che in una certa zona ci sia una grande quantità di zooplancton», osserva la ricercatrice, ricordando che molte mante si nutrono insieme. I salti potrebbero anche favorire la formazione di gruppi più numerosi, meno vulnerabili a predatori come gli squali martello e le orche. «È come un segnale rivolto agli altri gruppi della zona, per invitarli a spostarsi insieme», spiega.
Il kelping delle balene
Anche le alghe diventano un oggetto di gioco per alcuni grandi mammiferi marini. Gli scienziati chiamano «kelping» il comportamento delle balene che si rotolano su un pezzo di kelp, lo strofinano o ci giocano, da sole o in gruppo. Le riprese mostrano animali intenti a farlo anche per più di un’ora, ma la ragione resta incerta. «Gli animali spesso giocano perché si esercitano in comportamenti che saranno importanti da adulti», spiega il dottor Luke Rendell, esperto di biologia, apprendimento e comportamento dei mammiferi marini all’Università di St Andrews. «Qui, però, non sembra essere così».
Uno studio recente ha rilevato che oltre il 50% delle balene osservate mentre facevano kelping erano adulte. La causa non è stata individuata e potrebbero concorrere più fattori. «Immagino che alla base di questo comportamento ci siano le sensazioni, l’interazione e la curiosità», aggiunge Rendell. «Vediamo esempi simili anche in altri animali». Negli anni Ottanta, per esempio, una comunità di orche sviluppò la curiosa abitudine di tenere salmoni in equilibrio sulla testa.
Le megattere rappresentavano il 95% dei casi citati nello studio. Potrebbe dipendere dal fatto che sono filmate più spesso, e quindi i risultati potrebbero risentire del modo in cui vengono osservate. Sono inoltre le balene con i fanoni più pelosi, dotati di setole simili a baffi estremamente sensibili. Forse giocare con le alghe è semplicemente piacevole, ma il kelping potrebbe avere anche effetti benefici: le alghe aiuterebbero a rimuovere parassiti come i cirripedi, che si attaccano alla pelle, e alcune specie contengono composti capaci di contrastare i microrganismi e alleviare le infezioni cutanee. Una sorta di trattamento viso alle alghe.
I ricercatori notano che il comportamento appare spesso intenzionale, non soltanto giocoso. Rendell si domanda se abbia anche una funzione sociale, dato che si manifesta spesso in gruppo. Studiare questi animali è difficile: passano poco tempo vicino alla costa e molto in mare aperto. E, naturalmente, non si può chiedere loro direttamente perché lo facciano, a meno di essere il dottor Dolittle, il personaggio immaginario che parla con gli animali. «Abbiamo una visione molto limitata delle loro vite», dice Rendell. «Sono animali complessi, con comportamenti complessi che non sempre comprendiamo appieno».
I raduni dei corvi attorno ai morti
Un altro comportamento che può sembrare un rito funebre è quello dei corvi americani, che si radunano attorno a un esemplare morto. Quando un uccello trova il corpo, lancia un richiamo d’allarme e altri corvi si uniscono a lui. In inglese, un gruppo di corvi si chiama murder, termine che significa anche «omicidio». Ma questi raduni non assomigliano a funerali umani silenziosi e composti: sono rumorosi, tra gracchi e strida, e talvolta includono tentativi di accoppiamento con il corpo. La professoressa Claudia Wascher, ecologa comportamentale dell’Università Anglia Ruskin, paragona la scena a «un mobbing collettivo contro un predatore».
Secondo gli scienziati, lo scopo principale potrebbe essere raccogliere informazioni. «È un modo per avvertire tutti i membri del gruppo e richiamare la loro attenzione sulla situazione», spiega Wascher: un corvo morto può segnalare un pericolo. Alcuni studi hanno rilevato che, quando vedono un esemplare morto o sentono un richiamo d’allarme, nei corvi si attivano aree cerebrali associate a processi decisionali complessi. Altre ricerche mostrano che si avvicinano più lentamente al cibo se hanno notato un corvo morto nelle vicinanze e che aggrediscono verbalmente le persone viste accanto al corpo. Gli esperimenti non sono stati facilitati dal fatto che alcuni volontari indossavano maschere simili a quella di Michael Myers, il personaggio del film horror «Halloween».
Resta da capire se i corvi provino qualcosa di simile al lutto. «Nei corvidi ci sono certamente elementi di comportamento che associamo ai funerali», dice Wascher, ma invita a non attribuire automaticamente agli animali emozioni umane. «Non possiamo stabilire con certezza quale sia la funzione di questo comportamento e quindi non possiamo dire se gli uccelli siano in lutto o tristi».
Anche elefanti, delfini e molti altri animali reagiscono alla morte di un membro della propria specie. Spesso si tratta di specie che dipendono da legami sociali e relazioni durature. «I corvi hanno sistemi sociali complessi e stringono amicizie», osserva Wascher. «All’interno dei gruppi hanno dei partner, quindi perdere un esemplare con cui sono legati è una situazione difficile, alla quale gli animali reagiscono con determinati comportamenti». Finora, però, gli studi si sono concentrati soprattutto sulle reazioni a corvi sconosciuti: non è chiaro se si comporterebbero diversamente davanti al corpo di un partner sociale. Tra gli aspetti più sorprendenti ci sono anche gli esemplari che beccano aggressivamente il cadavere o tentano di accoppiarsi con esso.
Perché i bradipi scendono dagli alberi
Per i bradipi, il mistero è una discesa al suolo che può durare tre ore e li espone ai predatori. Pur trascorrendo quasi tutta la vita sulle chiome degli alberi, scendono circa una volta alla settimana per svuotare l’intestino. «Andare in bagno è un grande mistero», dice Amelia Simeu, biologa e analista dei dati presso la Sloth Conservation Foundation. «Ogni giorno hanno a disposizione una quantità di energia molto limitata. Perciò, per la maggior parte di noi è incomprensibile che la spendano per scendere a terra e risalire, invece di conservarla o usarla per curare il pelo, cercare cibo e prendersi cura dei piccoli».
Perché non fare i propri bisogni direttamente dall’albero? Una possibilità è che il comportamento sia un residuo evolutivo: è stato osservato sia nei bradipi didattili sia in quelli tridattili, che vivono sugli alberi ma discendono da antenati terrestri. Secondo altri ricercatori, scendere sul suolo della foresta potrebbe favorire la digestione, permettendo agli animali di ingerire terra insieme alle foglie, che costituiscono la loro dieta principale. Le foglie hanno poche calorie e richiedono molto tempo per essere digerite: da qui la nota lentezza dei bradipi.
Altre ipotesi riguardano la difesa e la comunicazione. Fare i propri bisogni a terra potrebbe essere meno visibile ai predatori, soprattutto perché molti dei loro nemici naturali si trovano sugli alberi. Potrebbe anche lasciare tracce odorose. «Quando una femmina di bradipo è fertile, scende a terra ogni giorno», dice Simeu. «Possiamo quindi solo supporre che abbia a che fare con la riproduzione e con l’invio di segnali a un potenziale partner».
C’è anche chi ipotizza che i bradipi rischino la vita per concimare e favorire la crescita del loro albero preferito. «Penso che questo richiederebbe capacità cognitive che siamo abbastanza sicuri non possiedano», commenta Simeu. La spiegazione potrebbe invece coinvolgere le falene che vivono nel pelo dei bradipi. Gli insetti dipendono dagli escrementi per riprodursi, mentre la loro presenza favorirebbe la crescita di alghe nel mantello dell’animale. «È molto probabile che siano state le falene ad adattarsi ai bradipi, e non il contrario», dice Simeu. Qualunque sia la ragione, il viaggio non è quotidiano: il metabolismo dei bradipi è estremamente lento e basta una discesa alla settimana. «I bradipi sono molto più attivi di quanto si creda», sottolinea la biologa.
Come si coordinano gli stormi di storni
Infine, gli stormi di storni possono trasformarsi al crepuscolo in enormi nuvole scure, composte da centinaia di migliaia di uccelli che si muovono in sincronia. I singoli esemplari cambiano direzione, si tuffano e si girano a grande velocità, evitando collisioni potenzialmente fatali. «Alcuni lo chiamano balletto nel cielo», dice la professoressa Anne Goodenough dell’Università del Gloucestershire. «Io lo vedo piuttosto come l’espressione visiva della musica, in cui una moltitudine di singole note può combinarsi e riordinarsi in un numero quasi infinito di modi. Per questo non si vedranno mai due stormi di storni muoversi esattamente allo stesso modo».
La comparsa improvvisa di questi spettacoli era un tempo così difficile da spiegare che un ornitologo britannico pensava che gli uccelli comunicassero per telepatia. Oggi la teoria più accreditata sostiene che ciascun esemplare segua i movimenti di sette uccelli vicini. Quando uno cambia direzione o velocità, gli altri si adeguano rapidamente e l’onda di cambiamenti si propaga quasi all’istante in tutto lo stormo.
Non è l’unica spiegazione. L’anno scorso alcuni ricercatori hanno ipotizzato che le reti neurali consentano agli storni di orientarsi rispetto agli altri uccelli usando le caratteristiche dell’ambiente. In questo scenario, il movimento coordinato emergerebbe spontaneamente dalle interazioni tra gli esemplari.
È invece ampiamente condivisa l’idea che i grandi raduni servano a difendersi dai predatori. «Così si riduce la probabilità di diventare preda di un gufo o di un falco pellegrino», spiega Goodenough. Il numero elevato di uccelli diminuisce le possibilità che il rapace catturi un determinato esemplare e, allo stesso tempo, moltiplica gli occhi in grado di individuare il pericolo. I movimenti imprevedibili confondono inoltre i predatori che cercano di concentrarsi su una singola preda: un compito difficile quando questa fa parte di uno stormo di 750.000 uccelli.
Un’altra possibile funzione è offrire un luogo più caldo in cui trascorrere la notte. Il raduno potrebbe anche indicare agli altri storni dove si trova un posto adatto per riposare. Ma restano molte domande: «Non sappiamo ancora come funzionino i singoli stormi, come gli uccelli si spostino dall’uno all’altro e quanto siano fluidi questi cambiamenti. Non sappiamo nemmeno quale uccello, alla fine, dia il via a tutto lo stormo perché si posi nel luogo in cui trascorrerà la notte», dice Goodenough. «È possibile prevederlo in qualche modo o è davvero del tutto casuale?»
Per ora, la risposta resta sconosciuta.
Fonte: n1info.rs
