Una morte classificata come suicidio, un video diventato virale e una valanga di false teorie sui social: il caso di una giovane ugandese a Dubai è al centro di «Death in Dubai », il podcast d’inchiesta della BBC che ha vinto il Prix Europa nella categoria «inchieste audio», uno dei principali riconoscimenti delle emittenti pubbliche europee.
La morte di Monic Karungi
La vicenda comincia nel 2022, quando la ventitreenne Monic Karungi muore dopo essere caduta da un edificio residenziale a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Su Instagram era conosciuta come Mona Kizz. Nel giro di poche ore, un video che mostrerebbe l’incidente circola online, accompagnato da ipotesi fantasiose sulle cause della morte. Le autorità emiratine la classificano come suicidio; con il podcast «Death in Dubai», la BBC prova invece a ricostruire i fatti e a rispondere alle domande rimaste senza risposta per la famiglia.
I conoscenti descrivono Monic come una donna bellissima. Nel 2022 aveva lasciato l’Uganda per trasferirsi a Dubai, con l’obiettivo di affermarsi come modella e influencer. Nei suoi video mostrava ai follower lo stile di vita glamour degli Emirati. Undici mesi dopo la partenza, però, era morta. E sui social la sua storia aveva appena iniziato a diffondersi.
Le false teorie sui social
Dopo la diffusione del video dell’incidente, la vicenda esplode su Instagram e TikTok. Monic viene associata all’hashtag #DubaiPortaPotty, legato a voci secondo cui a Dubai alcune donne sarebbero pagate profumatamente, o costrette con la forza, a compiere atti sessuali degradanti. Secondo le dicerie, Monic sarebbe stata coinvolta in questa pratica e si sarebbe tolta la vita perché incapace di sopportare la vergogna. La giovane viene così infangata anche dopo la morte.
Intanto il suo corpo viene sepolto in una tomba anonima a Dubai: la famiglia non ha i mezzi per riportarlo in Uganda. Ai suoi cari restano molte domande, alle quali le autorità non danno risposta. La BBC decide di indagare.
L’inchiesta sulla tratta di esseri umani
Nel corso del lavoro, gli autori incontrano altre giovani donne attirate dall’Uganda a Dubai con la promessa di un impiego ben pagato. Riescono anche a identificare gli uomini che gestiscono la rete. Per raccogliere informazioni, alcuni giornalisti assumono identità false: uno si finge una giovane donna in cerca di successo a Dubai, un altro un protettore alla ricerca di nuove ragazze. L’inchiesta porta alla luce la spietatezza dei responsabili e le pratiche degradanti richieste da uomini ricchi convinti di poter fare qualsiasi cosa. Sui social, però, a essere umiliate sono le vittime, non chi le sfrutta.
L’indagine dura due anni e comporta rischi concreti. I giornalisti devono nascondere di essere reporter, usare false identità e proteggere con particolare attenzione le persone che accettano di parlare. Nel mondo della tratta di esseri umani che stanno documentando, le rivelazioni possono avere conseguenze pericolose.
Il Prix Europa e i podcast consigliati
A scoprire il podcast durante il Prix Europa di Berlino è stato anche Philip, giornalista giudiziario di VRT NWS e autore di diversi podcast, tra cui «Iemand», «Drie Dagen», «Waar is zuster Gabrielle?», «Vrouwen van IS» e «Onder ons: Crimi». Philip era al festival anche come candidato con «Vrouwen van IS». I partecipanti ascoltano insieme i lavori in concorso, poi si scambiano commenti e voti. Per lui «Death in Dubai», nona stagione della serie BBC «World of Secrets», è un vincitore meritevole, soprattutto considerando la qualità della concorrenza.
Tra gli altri titoli consigliati da Philip c’è «Olaf zit vast », una serie olandese su un uomo condannato all’ergastolo per due omicidi e un tentato omicidio, che continua a dichiararsi innocente. La sua preferita era però «First conviction », una serie irlandese su una coppia sospettata per anni di aver fatto praticare l’infibulazione alla figlia. I due finiscono in carcere e i figli vengono loro sottratti, anche se, in realtà, non è successo nulla.
Philip suggerisce anche «To catch a king », una produzione BBC in inglese che ricostruisce la caduta del capo di una banda di trafficanti di esseri umani, e «Impulsive », un’inchiesta su come i farmaci per il Parkinson possano talvolta spingere chi li assume a commettere reati.
Per chi conosce altre lingue, c’è «Mon héroine », una serie di Arte in cui l’autrice racconta la storia della madre, dipendente dall’eroina e morta di AIDS. In svedese è invece «Barnen som skjuts i Gaza », il documentario arrivato secondo nella categoria del Prix Europa: medici e infermieri raccontano di decine di neonati e bambini uccisi a colpi d’arma da fuoco a Gaza. Philip spiega che al festival hanno ascoltato i lavori con i sottotitoli.
Contatti per chiedere aiuto
Chi ha pensieri suicidi può contattare la linea di prevenzione al numero gratuito 1813 o sul sito zelfmoordlijn1813.be. Per domande o dubbi su violenza, abusi o maltrattamenti è disponibile il servizio 1712. È possibile parlare con qualcuno anche tramite Tele-Onthaal, al numero 106 o sul sito www.tele-onthaal.be . I giovani possono rivolgersi ad Awel al numero 102, via chat su awel.be oppure sul sito nupraatikerover.be .
Fonte: vrt.be
