Stop al secondo intercalare: l’ora ufficiale si separa dalla Terra
La decisione è stata approvata dalla Conferenza generale dei pesi e delle misure, riunita a Versailles, in Francia. La nuova regola entrerà in vigore il 20 maggio 2027.
Per la prima volta, il tempo ufficiale potrebbe smettere di seguire con precisione la rotazione della Terra. La scelta punta a evitare che un singolo secondo di correzione metta in difficoltà sistemi informatici, reti, borse e strumenti di navigazione in tutto il mondo. La decisione è stata approvata il 15 ottobre dalla Conferenza generale dei pesi e delle misure (CGPM), riunita a Versailles, in Francia, e diventerà operativa il 20 maggio 2027.
Stop al secondo intercalare
L’assemblea ha stabilito di eliminare il secondo intercalare, aggiunto occasionalmente ai 86.400 secondi che compongono un giorno per mantenere il tempo universale coordinato (UTC) in linea con la rotazione terrestre. La misura, adottata nel 1972, ha consentito finora di contenere sotto il secondo la differenza tra l’ora ufficiale e la posizione degli astri. Nei 54 anni trascorsi da allora sono stati inseriti complessivamente 27 secondi intercalari. L’assemblea ha ufficialmente approvato l’eliminazione del secondo intercalare.

La decisione non riguarda il passaggio dall’ora legale a quella solare, che ha implicazioni soprattutto politiche ed economiche. Il tema è invece legato alla metrologia, la scienza delle misurazioni, e al modo in cui si definisce e si mantiene il tempo globale. Come osserva Scientific American, la scelta segna anche un cambiamento nel rapporto tra il tempo misurato dagli orologi e i ritmi del cielo.
Perché cambia la rotazione terrestre
La rotazione terrestre non è costante: nel lungo periodo tende a rallentare, soprattutto per l’attrazione gravitazionale della Luna e le maree che provoca. Sulla velocità del pianeta incidono anche le correnti atmosferiche e i movimenti del nucleo liquido terrestre. Ricerche recenti indicano inoltre che il riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacciai, ridistribuendo l’acqua dai poli verso l’equatore, stanno assumendo un ruolo crescente.

Negli ultimi anni, però, la Terra ha cominciato a girare più velocemente, sorprendendo gli esperti: quando il secondo intercalare fu introdotto, questa possibilità non era stata prevista. Una valutazione degli specialisti ha stimato al 30% la probabilità che l’accelerazione renda necessario, entro il 2035, un secondo intercalare negativo. In quel caso, per riallineare l’UTC alla rotazione terrestre si sarebbe dovuto sottrarre un secondo, anziché aggiungerlo.
I rischi per i sistemi informatici
Una correzione del genere avrebbe potuto creare seri problemi ai sistemi di sincronizzazione informatica, a Internet, alle borse, al GPS e a molti altri strumenti di uso quotidiano. Secondo gli esperti, il rischio era un effetto paragonabile a quello del cosiddetto millennium bug, il problema informatico temuto tra il 1999 e il 2000.
Dopo anni di discussioni, la CGPM ha quindi scelto di lasciare che l’UTC e la rotazione terrestre divergano, anche se in misura minima. Tra molti secoli, quando lo scarto potrebbe avvicinarsi a un’ora e il Sole non si troverà più al punto più alto del cielo a mezzogiorno, si potrà valutare un intervento, per esempio una correzione di un’ora intera.

Come si misura il tempo
Le variazioni quotidiane sono troppo piccole per essere percepite e si misurano in millesimi di secondo. Gli strumenti, tuttavia, riescono a rilevarle. Il giorno più corto registrato dall’introduzione degli orologi atomici è stato il 5 luglio 2024, quando è durato 1,66 millisecondi meno delle 24 ore. Per il 2026 si prevede invece un graduale rallentamento: il 25 ottobre di quell’anno la giornata dovrebbe durare circa 1,5 millisecondi più del consueto.

Per misurare queste differenze, i radiotelescopi permettono di confrontare la rotazione terrestre con la posizione apparente di oggetti celesti molto lontani, che fungono da riferimenti quasi immobili. Fino al 1960, il secondo era definito come una frazione — una parte su 86.400 — della durata media del giorno solare. Dal 1967, invece, la sua definizione si basa su una proprietà quantistica degli atomi di cesio e sulla loro interazione con la luce. Gli orologi atomici consentono così di misurare il tempo con grande precisione, senza dipendere dalle variazioni dei moti celesti. Per approfondire il tema, il secondo intercalare e la sua possibile abolizione sono al centro di un altro articolo.


Fonte: rsi.ch
