Nebulosa Gabbiano, un occhio blu fissa la Terra
La testa della nebulosa IC 2177, a circa 3.700 anni luce dalla Terra, è stata fotografata durante le prove dell’Osservatorio Vera C. Rubin. Quello che sembra un occhio è un sistema di 3 stelle giovani.
Un occhio blu che sembra fissare chi lo osserva è il dettaglio più sorprendente della testa della Nebulosa Gabbiano, immortalata durante le prove di un nuovo telescopio. L’immagine, condivisa il 22 ottobre 2026, mostra una regione dello spazio a circa 3.700 anni luce dalla Terra, tra le costellazioni dell’Unicorno e del Cane Maggiore.
Le nubi della Nebulosa Gabbiano
La Nebulosa Gabbiano, nota anche come IC 2177, è formata da tre vaste nubi di gas irradiato, turbolente e gonfie. La testa dell’uccello è una nube chiamata Sharpless 2-292. Le sue «piume» rosa sono composte da idrogeno, che brilla sotto l’effetto delle radiazioni ionizzanti emesse dalle giovani stelle al centro della nube. Le piume blu, invece, sono nubi di polvere che riflettono la luce di giovani stelle blu presenti in altre zone della regione.
Due anni fa gli astronomi dell’Osservatorio Vera C. Rubin hanno puntato verso la nebulosa una fotocamera sperimentale da 144 megapixel, mettendo alla prova sia il nuovo strumento sia l’idea scherzosa secondo cui, quando un gabbiano ti fissa, conviene ricambiare lo sguardo per difendere la propria dignità e le patatine fritte, un comportamento studiato anche dagli scienziati.
Non è chiaro chi abbia vinto questa sfida cosmica. L’impressione che l’uccello abbia battuto le palpebre dipende dal fatto che il suo occhio è in realtà HD 53367, un sistema di tre stelle molto giovani ed energetiche, che stanno modificando attivamente la nube circostante.
Le prove dell’Osservatorio Rubin
A dover distogliere lo sguardo in fretta è stato invece l’Osservatorio Rubin. Secondo la National Science Foundation, che gestisce la struttura insieme al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, l’immagine fa parte di circa 16.000 esposizioni del cielo notturno realizzate tra il 24 ottobre e l’11 dicembre 2024. Le riprese sono state effettuate con la Commissioning Camera, o ComCam, e sono servite a testare in via preliminare l’hardware, il software e le capacità di elaborazione delle immagini dell’osservatorio.

Un confronto mostra il campo visivo della ComCam, nel riquadro a destra, e quello della LSST Cam, a sinistra; la Luna piena è indicata come riferimento. La fotocamera attualmente in uso all’osservatorio può riprendere una porzione di cielo circa 20 volte più ampia di quella osservata dalla ComCam durante le prove. (Crediti immagine: NSF–DOE Vera C. Rubin Observatory/NOIRLab/SLAC/AURA)
La fotografia di prova è già molto nitida, ma da allora l’osservatorio è passato a uno strumento con un campo visivo oltre 20 volte più ampio. La Legacy Survey of Space and Time Camera, montata sul Simonyi Survey Telescope, scatta immagini da 3.200 megapixel ogni 30 secondi e completa una scansione dell’intero cielo australe ogni poche notti. Lo ha dichiarato in precedenza a Live Science Tony Tyson, responsabile scientifico dell’Osservatorio Rubin.
Un filmato accelerato dell’universo
Con l’avvio ufficiale della Legacy Survey of Space and Time, nei prossimi 10 anni Rubin fotograferà il cielo notte dopo notte, costruendo una sorta di filmato accelerato dell’universo. La campagna dovrebbe rivelare milioni di fenomeni e oggetti cosmici, dalle supernove alle comete e agli esopianeti appena scoperti. E forse permetterà di individuare un altro uccello.
Fonte: livescience.com
