Tesla e l’energia gratuita: cosa c’è dietro il mito
La torre di Wardenclyffe, costruita da Nikola Tesla a Long Island, doveva trasmettere energia senza fili. Il suo fallimento alimentò teorie del complotto mai confermate dalla fisica.
Nel mito di Nikola Tesla, una torre costruita per trasmettere energia senza fili è diventata la prova di un’invenzione rivoluzionaria soffocata dagli interessi economici. Ma le ricerche dello scienziato non dimostrano che avesse trovato una fonte di energia illimitata: la promessa dell’elettricità gratuita appartiene soprattutto alle teorie del complotto nate attorno alla sua figura.
La torre di Wardenclyffe
Nel 1901, a 50 anni, Tesla avviò la costruzione della torre di Wardenclyffe, convinto di poter usare la Terra come conduttore naturale e inviare energia a distanza. «Potremo inviare luce, suono ed energia in qualsiasi punto del globo, perché le vibrazioni elettriche si trasmettono attraverso il suolo come un’onda nell’acqua», prometteva. Immaginava che intorno a noi esistesse una riserva di energia sufficiente a fornire elettricità a tutti, gratuitamente.
Il progetto si scontrò però con gli interessi dei finanziatori. Il principale investitore, il banchiere JPMorgan, si aspettava un’invenzione da poter vendere. Quando capì che Tesla non puntava a ricavarne un profitto, ritirò i fondi; i lavori alla torre si fermarono nel 1905.
Il mito dell’energia libera
L’interruzione contribuì a trasformare Wardenclyffe in un simbolo per i sostenitori dell’energia libera, secondo i quali gli interessi economici avrebbero impedito la realizzazione dell’invenzione. Alcune versioni della teoria sostengono che grandi aziende abbiano fatto sparire tecnologie capaci di rendere le abitazioni indipendenti dalla rete elettrica, acquistando invenzioni per evitare che facessero concorrenza alle proprie attività.
Anche il destino delle carte di Tesla alimenta queste narrazioni. Dopo la sua morte, il governo sequestrò parte dei suoi lavori, che non furono resi accessibili al pubblico. Secondo il registro interno dell’FBI, gli agenti sigillarono la stanza alle 23; gli effetti personali dello scienziato furono trasferiti a Washington pochi giorni dopo. Alcune fonti parlano di 86 casse con oltre 150.000 documenti, progetti, quaderni e prototipi. In questo racconto, Tesla è diventato suo malgrado il primo martire del brevetto moderno.
Dalle prime voci alla controcultura
Le voci su una «corrente proibita» circolavano già dagli anni Trenta sulla stampa alternativa, soprattutto nell’Europa centrale. Nel 1934 la rivista Practical Engineer pubblicò un articolo anonimo, intitolato *Le invenzioni perdute di Nikola Tesla*, secondo cui «le compagnie elettriche hanno fatto sparire procedimenti in grado di rendere ogni abitazione indipendente».
La teoria acquistò grande popolarità negli anni Settanta, durante la controcultura americana. Tesla fu presentato come un profeta che voleva rendere l’elettricità accessibile a tutti, ma che sarebbe stato ostacolato da interessi governativi e capitalistici. La narrazione riflette anche la paura di dipendere dalle grandi compagnie energetiche: nei periodi di crisi, l’energia libera promette una società in cui ciascuno può produrre da sé l’elettricità e sottrarsi al controllo delle aziende. Per i complottisti, il costo elevato dell’energia sarebbe la prova che qualcuno vuole impedire all’umanità di accedere a una fonte gratuita.
Cosa dice la fisica
Gli studi di Tesla, tuttavia, non consentono di concludere che avesse scoperto una fonte inesauribile. Lo scienziato diede un contributo importante alla ricerca sulla trasmissione senza fili, esplorando metodi per inviare segnali ed energia a distanza. Ma, secondo la fisica moderna, l’energia non può essere creata dal nulla e nessun esperimento serio ha dimostrato finora che si possa produrre più energia di quanta se ne consumi.
Il podcast sulle teorie del complotto
La storia delle teorie del complotto legate a Tesla è approfondita in *Bureau des Complots*, podcast di La Première. L’episodio, con gli agenti immaginari Peeters e Jacobs, è scritto da Gaël Bilzien e Geoffroy Fauquier; altri episodi sono disponibili su Auvio.
Fonte: rtbf.be
