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Sparatoria a scuola, un padre affronta il tiratore ma non salva 4 vittime

È successo alla Silver Rail Elementary School di Bend, in Oregon. Kaylub Giamanco, padre di un’alunna, ha fermato l’aggressore dopo che un’insegnante lo aveva affrontato.

Sparatoria a scuola, un padre affronta il tiratore ma non salva 4 vittime

Ha fermato un uomo armato entrato in una scuola, ma non è riuscito a impedire la morte di tre bambini e di un’insegnante. Per questo Kaylub Giamanco, che ha affrontato il tiratore, racconta di convivere con il dolore e il senso di colpa: «Vorrei chiedere scusa per non essere riuscito a salvare i loro figli».

L’intervento di Kaylub Giamanco

Giamanco, 36 anni, è un falegname e padre di una bambina che frequenta la Silver Rail Elementary School di Bend, in Oregon. Venerdì 16 ottobre, poco dopo le 13, si trovava per caso nei pressi dell’istituto, mentre tornava a casa per pranzare. A circa cento metri di distanza ha visto un adolescente armato di un fucile di grosso calibro sparare contro un pick-up rosso e poi contro un giardiniere intento a tagliare l’erba. Il giovane ha quindi scavalcato la recinzione della scuola.

«Ho sentito il panico nella mia testa», ha raccontato Giamanco all’emittente locale OPB. «Ho detto: “No, no, no, no”. Ho preso la pistola dall’auto, ho inserito il caricatore, l’ho caricata e sono andato verso il parcheggio. L’ho visto dirigersi dritto verso la scuola. Ero completamente nel panico, perché lì ci sono bambini e neonati».

Dopo aver chiamato i soccorsi, ha avvertito: «Mi dispiace, devo entrare, altrimenti moriranno delle persone». Si è avvicinato cercando di non farsi notare, mentre il tiratore sparava contro le porte per aprirsi un varco. «Mi sono detto: probabilmente sarà l’ultima cosa che farò».

Lo scontro all’interno della scuola

Giamanco ha raggiunto l’edificio strisciando ed è entrato da una finestra rotta. A quattro zampe, ha ricaricato la pistola per sicurezza. Da una finestra di una delle prime aule sulla sinistra ha visto il tiratore lottare con un’insegnante e ha capito che poteva intervenire.

«Sapevo che non si era accorto della mia presenza. Così ho spalancato la porta, sono entrato e ho sparato». Il tiratore è caduto a terra e l’insegnante è fuggita dall’edificio. «Pensava che fossi un secondo tiratore. Le ho visto la paura negli occhi. Mi ha fatto male. Nel frattempo, il tiratore cercava di raggiungere la sua arma. Allora gli ho sparato altre due volte».

La polizia ha poi riferito che, durante la colluttazione, l’insegnante aveva lanciato il telefono contro il giovane e lo aveva placcato, cercando di sottrargli il fucile. Secondo le autorità, il suo intervento «è quasi certo che abbia evitato altro spargimento di sangue».

Giamanco è d’accordo: «Senza di lei e quel breve momento di ritardo, mi sarei trovato faccia a faccia con il tiratore e forse saremmo morti entrambi. Vorrei sapere come si chiama e abbracciarla. Perché è una vera eroina: mettersi disarmata tra i propri bambini e un’arma da fuoco».

Il dolore dopo la sparatoria

Dopo l’arrivo della polizia, Giamanco è riuscito a telefonare alla moglie e alla madre. «Ho detto a mia madre: “Credo di aver appena dovuto uccidere qualcuno che forse era ancora un bambino, perché è entrato con un fucile nella scuola di mia figlia”. Poi sono crollato».

«Ripensandoci, ho davvero la sensazione che dovessi trovarmi lì», ha detto. «E non so cosa sarebbe successo se non ci fossi stato».

Il tiratore, un sedicenne identificato in seguito come ex alunno di una delle classi di sostegno della scuola, ha ucciso durante la breve incursione tre bambini di 5, 8 e 11 anni e un’insegnante. Giamanco dice di voler parlare con le famiglie delle vittime: «Vorrei davvero parlare con le famiglie delle vittime. Vorrei piangere con loro e stringerle. Vorrei chiedere scusa per non essere riuscito a salvare i loro figli. È la cosa più difficile per me, in questo momento».

L’impegno per la sicurezza nelle scuole

L’esperienza gli ha anche fatto capire che può avere un impatto sugli altri. «Mi sono sempre sentito una persona insignificante. Sono solo un falegname di Bend, in Oregon. Non ero nessuno». Ora, aggiunge, vuole farsi avanti e raccogliere fondi per la sicurezza nelle scuole di tutto il Paese, cominciando dalla sua città: «Penso che, se ho la possibilità di far sentire la mia voce, allora la userò».

Fonte: vrt.be

  • Pubblicato24 Ottobre 2026