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Terre di nessuno: 3 aree senza rivendicazioni statali

Dall’Antartide al confine tra Egitto e Sudan, fino al Danubio tra Croazia e Serbia: dispute e confini hanno lasciato queste zone senza un Paese che le rivendichi.

Terre di nessuno: 3 aree senza rivendicazioni statali

Circa il 43% della superficie terrestre è formato da acque internazionali, che non ricadono sotto la sovranità di alcuno Stato. Sulle terre emerse, invece, quasi ogni area appartiene a un Paese. Restano poche eccezioni, definite con l’espressione latina terra nullius, «terra di nessuno». In passato il concetto fu usato anche per giustificare le conquiste coloniali: gli europei descrivevano come terre senza Stato territori abitati da popoli indigeni, perché non organizzati secondo i modelli politici europei. Oggi esistono ancora alcune aree sulle quali nessuno Stato rivendica diritti, ciascuna con una storia particolare.

La Terra di Marie Byrd in Antartide

La più vasta di queste aree si trova in Antartide: è la Terra di Marie Byrd, che supera 1,6 milioni di chilometri quadrati, quasi otto volte la superficie della Bielorussia. Il nome ricorda la moglie dell’esploratore statunitense Richard Byrd, che studiò il continente circa un secolo fa. Argentina, Australia, Cile, Francia, Nuova Zelanda, Norvegia e Regno Unito rivendicarono in passato diverse parti dell’Antartide, ma nessuno di questi Paesi avanzò pretese sulla Terra di Marie Byrd.

La Terra di Marie Byrd sulla mappa dell’Antartide. Foto: Wikimedia Commons

Nel 1959 il Trattato Antartico congelò le rivendicazioni territoriali esistenti e vietò di presentarne di nuove finché l’accordo resterà in vigore. Stati Uniti e Russia mantennero tuttavia il diritto di avanzare eventuali rivendicazioni in futuro. La regione è rimasta senza pretese soprattutto per la sua estrema inaccessibilità: è lontana dagli altri continenti e raggiungerla è difficile persino per gli standard antartici. L’interesse potrebbe però crescere se vi fossero individuate risorse naturali di valore o se lo scioglimento dei ghiacci rendesse l’area più accessibile.

Terra di Marie Byrd sulla mappa dell’Antartide. Foto: Wikimedia Commons

La disputa di confine su Bir Tawil

Una vicenda diversa riguarda Bir Tawil, una zona desertica al confine tra Egitto e Sudan. Qui l’assenza di rivendicazioni deriva da una disputa di confine che dura da oltre un secolo, non dalla difficoltà di raggiungere il territorio. La questione risale al periodo del dominio britannico, quando il confine tra i due Paesi fu tracciato due volte: nel 1899 venne stabilita una linea retta, mentre nel 1902 fu modificata per tenere conto delle caratteristiche amministrative della regione. Il nuovo tracciato formava una curva a S, prima verso il basso e poi verso l’alto.

Fonte: Wikimedia Commons

Fonte: Wikimedia Commons

La scelta tra le due linee determina a chi appartengono due aree: Bir Tawil, desertica, e il più prezioso triangolo di Hala’ib, affacciato sul Mar Rosso. L’Egitto considera valido il confine del 1899, mentre il Sudan fa riferimento a quello del 1902. Entrambi rivendicano Hala’ib, ma nessuno vuole annettere Bir Tawil: farlo significherebbe riconoscere la linea di confine che assegna Hala’ib al Paese vicino.

Fonte della mappa: BBC

Nel 2014 l’americano Jeremiah Heaton tentò di sfruttare questa situazione. Si recò a Bir Tawil, piantò una bandiera e proclamò il territorio un regno di sua proprietà, con l’obiettivo di realizzare il sogno della figlia e farla diventare una vera principessa. Nessuno Stato, però, riconobbe il suo regno.

Gornja Siga tra Croazia e Serbia

Anche in Europa esiste un territorio senza proprietario: Gornja Siga, un’area di circa sette chilometri quadrati sulle rive del Danubio, al confine tra Croazia e Serbia. Come a Bir Tawil, il suo status dipende da una disputa territoriale, ma in questo caso all’origine c’è il cambiamento del corso del fiume.

Fonte della mappa: BBC

Tra il XIX e l’inizio del XX secolo, in questa zona il Danubio fu rettificato per agevolare la navigazione. Il nuovo corso non coincide più con i confini riportati sulle mappe storiche. La Croazia sostiene che il confine debba seguire quelle mappe; la Serbia considera invece come linea di demarcazione il corso attuale del fiume. Rivendicare Gornja Siga potrebbe però indebolire le pretese croate su altre aree più estese. Per questo nessuno dei due Paesi la considera parte del proprio territorio.

Nel 2015 il politico ceco Vít Jedlička approfittò della situazione e proclamò nella zona lo Stato indipendente di Liberland, nominandosi presidente. Il progetto ha attirato sostenitori in diverse parti del mondo: Liberland offre la cittadinanza per circa 10.000 dollari e cerca di ottenere il riconoscimento internazionale, finora senza riuscirci.

Non è stato possibile neppure creare un insediamento stabile. Le guardie di frontiera croate controllano gli accessi e impediscono la costruzione di strutture permanenti. Per ora Liberland esiste soprattutto su Internet e Gornja Siga, nonostante i tentativi di proclamarla Stato indipendente, resta terra di nessuno.

Fonte: nashaniva.com

  • PubblicatoOttobre 22, 2026