Per misurare la plastica presente negli alimenti, un gruppo di ricercatrici ha dovuto prima eliminare quella che rischiava di contaminare le analisi. Provette, pipette e guanti usati normalmente in laboratorio sono spesso di plastica: strumenti indispensabili, ma in questo caso capaci di falsare i risultati.
Un protocollo senza plastica
La ricerca è condotta da Claudia e Paola, collaboratrici della professoressa Margherita Ferrante dell’Università di Catania. Le due ricercatrici acquistano frutta e verdura locali al mercato e le portano nel laboratorio di igiene ambientale e alimentare dell’ateneo. Per rilevare particelle invisibili a occhio nudo, il gruppo ha dovuto cambiare radicalmente le proprie procedure e adottare un protocollo «zero plastica».
«Quando lavoriamo sui campioni, siamo circondati da materiali plastici», spiega Ferrante. «Dobbiamo quindi prestare attenzione a tutti questi aspetti». Per evitare contaminazioni, ogni frutto e ogni verdura viene sciacquato con acqua ultrapura, priva di particelle di plastica. Recipienti, becher e strumenti per preparare i campioni sono in vetro o acciaio inossidabile; anche il frullatore utilizzato per sminuzzare gli alimenti è interamente in acciaio. I guanti da esame sono stati sostituiti con protezioni speciali, che non rilasciano fibre plastiche durante le manipolazioni.
Microplastiche in tutta la frutta e la verdura analizzate
Le precauzioni hanno permesso di ottenere risultati netti: tutte le varietà di frutta e verdura analizzate contengono microplastiche. La lattuga, in fondo alla classifica, presenta già migliaia di particelle per grammo; la mela registra invece il livello più alto di contaminazione.
«Non ci aspettavamo di trovarne così tante. Siamo rimaste sorprese, ma anche un po’ sconcertate. Quando mangiamo questi alimenti, ingeriamo una quantità davvero significativa di particelle di plastica», racconta Ferrante.
La ricerca nel documentario Homo Plasticus
La ricerca è mostrata nel documentario Homo Plasticus, che illustra quanto i materiali sintetici siano ormai diffusi e come persino i laboratori debbano adattare i propri strumenti per misurarne la presenza nel cibo. Il documentario sarà trasmesso lunedì 26 ottobre alle 20:35 su RTBF La Trois ed è già disponibile su RTBF Auvio.
Fonte: rtbf.be
