Medusa gigante e 19 pesci: osservata un’associazione rara
L’incontro è avvenuto a circa 250 metri di profondità al largo della Patagonia argentina. I protagonisti sono una medusa fantasma gigante e un gruppo di giovani pesci castagnola.
Un banco di giovani pesci nuota tra i tentacoli di una medusa lunga circa sei metri: una scena rara, osservata per la prima volta nelle profondità oceaniche, che offre una prova visiva di un’associazione ipotizzata dagli scienziati da oltre mezzo secolo.
L’incontro nelle profondità della Patagonia
L’incontro è avvenuto a circa 250 metri sotto la superficie, al largo della Patagonia argentina. Durante un’immersione con un veicolo sottomarino a comando remoto, i ricercatori hanno osservato una medusa fantasma gigante (Stygiomedusa gigantea) accompagnata da circa 19 giovani pesci castagnola (Centrolophus niger). I pesci grigio-azzurri guizzavano sotto la campana dell’animale e tra i suoi lunghi tentacoli.
«Entrambe sono specie mesopelagiche cosmopolite, poco conosciute e raramente osservate; si tratta della prima documentazione di questa associazione nelle profondità oceaniche», scrive il gruppo guidato dalla biologa marina María Emilia Bravo, dell’Università di Buenos Aires.

Una medusa gigante difficile da osservare
La medusa fantasma gigante è tra le più grandi al mondo: la sua campana, la parte superiore del corpo, può superare un metro di diametro, mentre i quattro tentacoli orali, simili a nastri, possono oltrepassare i 10 metri. Nonostante le dimensioni, è stata avvistata di rado. Il primo esemplare fu raccolto nel 1899 e da allora sono stati registrati meno di 120 avvistamenti in tutto il mondo. Vive infatti nelle profondità oceaniche, difficili da raggiungere e osservare.
I veicoli a comando remoto, o ROV, hanno reso più semplice studiare questi ambienti senza limitarsi a riportare gli animali in superficie: consentono di osservarli mentre si muovono e interagiscono nel loro habitat. La spedizione si è svolta tra dicembre 2025 e gennaio 2026 a bordo della nave da ricerca Falkor (too), dello Schmidt Ocean Institute. Il ROV SuBastian ha effettuato una serie di immersioni lungo il margine argentino, permettendo, secondo i ricercatori, «ricerche senza precedenti su numerosi ecosistemi di acque profonde mai osservati prima». Tra le scoperte figurano anche 28 specie che si sospetta siano nuove per la scienza.

ROV SuBastian/Schmidt Ocean Institute
Un possibile rifugio mobile
La medusa osservata al largo della Patagonia fluttuava nella zona crepuscolare dell’oceano, con i tentacoli trascinati dalla corrente. I ricercatori ipotizzano che i giovani pesci la usassero come rifugio mobile, proteggendosi dai predatori che possono attaccare dall’oscurità e da ogni direzione. Non è noto che la medusa fantasma gigante sia urticante, ma la sua mole e i tentacoli potrebbero comunque scoraggiare gli animali che altrimenti si ciberebbero dei pesci.
La relazione potrebbe però non consistere soltanto in un riparo. Durante l’osservazione, un pesce castagnola è stato visto mordicchiare qualcosa su uno dei tentacoli orali. Non è stato possibile capire che cosa stesse mangiando: potrebbe aver sottratto una preda catturata dalla medusa, rimosso parassiti o altri piccoli organismi presenti sulla sua superficie, oppure averne assaggiato il corpo.
Resta da stabilire se l’associazione sia vantaggiosa per entrambe le specie o se i pesci si limitino a sfruttare la presenza di un ospite grande e poco aggressivo. In altri rapporti tra pesci e meduse, i primi rimuovono i parassiti e ottengono in cambio cibo e protezione. In questo caso, tuttavia, i ricercatori non hanno potuto verificare se la medusa ricavi qualche beneficio.
Altre associazioni tra pesci e meduse
Non è la prima volta che vengono osservati pesci vicino a meduse fantasma giganti. In precedenti incontri nell’emisfero settentrionale, esemplari adulti di un’altra specie, Thalassobathia pelagica, sono stati visti ripararsi accanto a queste meduse e nutrirsi dei loro parassiti. Nel mare Adriatico, invece, giovani pesci castagnola sono stati osservati in associazione con la medusa barile (Rhizostoma pulmo), che vive in acque meno profonde.
Un’ipotesi formulata nel 1973
L’ipotesi di un legame tra pesci castagnola e meduse fantasma giganti risale al 1973, quando alcuni ricercatori la formularono dopo aver trovato esemplari delle due specie nelle reti a strascico nel Nord Atlantico. Non potendo osservarli vivi nel loro ambiente, però, non riuscirono a confermare la relazione. L’avvistamento in Patagonia, oltre mezzo secolo dopo, ha fornito la prova visiva che mancava e ha mostrato che una medusa può essere accompagnata da un intero gruppo di giovani pesci.
La scoperta suggerisce che le relazioni tra le specie oceaniche possano essere più flessibili di quanto si pensi e cambiare in base alle condizioni locali e agli animali disponibili: meduse barile nell’Adriatico, meduse fantasma giganti nell’Atlantico. È anche un promemoria di quanto poco si conosca della vita nelle profondità e dei ruoli che gli animali svolgono gli uni per gli altri.
«Resta da chiarire se questa associazione offra ai pesci soltanto un rifugio o comprenda anche componenti trofiche o mutualistiche», scrivono i ricercatori, «ma osservazioni come questa contribuiscono a formulare nuove ipotesi sulla storia naturale nascosta delle specie di acque profonde». La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Ecology.
Fonte: sciencealert.com
