Una comunità che offre ai giovani amicizia e senso di appartenenza può trasformarsi gradualmente in un sistema di controllo sulla vita privata e sulle finanze. È l’accusa rivolta a Go Church da oltre 30 persone che l’hanno frequentata o ne sono uscite, tra cui minorenni vulnerabili. Le testimonianze sono state raccolte in un’inchiesta del programma Pano di VRT NWS e del quotidiano De Morgen.
L’inchiesta su Go Church
La vicenda è emersa dopo che, la scorsa estate, un’insegnante di religione ha pubblicato su TikTok un appello ai giovani di Anversa: «Avete vissuto qualcosa (alla Go Church, ndr) che secondo voi dovrebbe essere indagato? Inviate la vostra testimonianza a pano@vrtnws.be». Negli ultimi anni, racconta, aveva visto diversi suoi studenti unirsi alla chiesa. «Voglio mettere in guardia i ragazzi. Go Church distrugge i giovani. Li mette sotto pressione perché vadano in chiesa e li manipola. Non dovrebbe funzionare così». Già quel giorno i primi frequentatori ed ex membri hanno contattato la redazione.
Go Church è una chiesa per giovani di origine africana e fa parte della Lighthouse Group of Churches, una rete internazionale che dichiara di riunire 7.649 chiese nel mondo e di avere milioni di follower online. In Belgio il movimento era già presente con i nomi Pleasant Surprise Church International (PSCI) e Mustard Seed Chapel International (MSCI). A guidarlo è Dag Heward-Mills, vescovo ghanese molto venerato dai fedeli, che lo chiamano «Daddy» o «profeta».
Secondo l’organizzazione, Go Church è oggi attiva ad Anversa, Boom, Bruges, Bruxelles, Duffel, Gand, Lovanio, Malines, Sint-Niklaas e Turnhout. Alle funzioni settimanali partecipano circa 450 persone. Sui social la chiesa si presenta come una comunità vivace, in cui fede, canto e danza si intrecciano. I suoi membri avvicinano i giovani in luoghi frequentati, dalla Meir di Anversa alla Korenmarkt di Gand, fino alla stazione di Malines.
Le testimonianze dei giovani
«L’atmosfera è molto piacevole», racconta Luna. «Ti danno una famiglia e degli amici. Sfruttano il fatto che molti giovani sentono il bisogno di far parte di una comunità». Anche Andreja, a 16 anni, aveva trovato sostegno nella chiesa. Viveva in un collegio sotto la supervisione di un giudice minorile e, per la prima volta, si era sentita a casa. «Andavo persino a dormire a casa del mio pastore».
Con il tempo, però, secondo il suo racconto, l’accoglienza si è trasformata in controllo. «Non potevo truccarmi. In quanto donna, dovevo cucinare e pulire. Mi dicevano che non potevo rifiutare a un uomo i rapporti intimi». Laura, che è ancora minorenne, riferisce che la chiesa ha finito per influenzare anche la sua vita privata e che ha rinunciato alla terapia. «Mi dicevano: “Sono cose diaboliche”. Alla fine mi hanno convinta a smettere. Mi sono ritrovata completamente isolata».
Go Church nega di incoraggiare i membri a prendere le distanze dalle persone che li circondano. «Ai membri non viene chiesto di rinunciare ai propri hobby o di ridurre i contatti con amici e familiari al di fuori della chiesa. Questo vale sia per gli adulti sia per i minorenni». L’organizzazione respinge anche l’accusa di aver spinto i fedeli a interrompere il sostegno psicologico: «Siamo lieti di ricevere informazioni sufficienti per indagare su quanto accaduto e occuparci di eventuali reclami».
Pressioni e controllo nella comunità
Paul Notelteirs, giornalista di De Morgen, ha partecipato sotto copertura ad alcune funzioni. Racconta di aver osservato una forte dinamica di gruppo. Durante un incontro, riferisce, è stato detto: «I tuoi amici possono letteralmente condurti all’inferno». «A quelle affermazioni venivano continuamente associati versetti della Bibbia per “sostenere” il messaggio», spiega. Ai nuovi arrivati venivano chiesti numero di telefono e indirizzo, per poterli contattare in qualsiasi momento. «Quando non ho risposto per qualche giorno, si sono presentati all’improvviso alla mia porta alle 23», racconta Andreja.
Secondo le testimonianze, la chiesa interviene anche nella scelta del partner: relazioni e matrimoni dovrebbero restare all’interno della comunità. Anna*, che ha parlato con i giornalisti, racconta di aver potuto sposarsi solo dopo aver ottenuto l’approvazione di un leader. Ha dovuto seguire un percorso prematrimoniale a pagamento ed essere valutata dal pastore anche per la spiritualità e l’obbedienza. In una valutazione visionata dalla redazione, il pastore scriveva che ad Anna mancavano ancora integrità, onestà, fedeltà e autodisciplina.
Per Wim Vandewiele, sociologo della religione alla KU Leuven, queste dinamiche non sono insolite nei gruppi religiosi. Johan Detraux, psicologo della religione ed ex testimone di Geova, descrive una fase iniziale di entusiasmo: «I nuovi membri si trovano spesso in una sorta di fase di luna di miele e pensano che saranno felici per il resto della vita. Solo in seguito le aspettative cambiano». Il processo, aggiunge, «succede in modo molto sottile, ma si tratta di un intreccio di manipolazione emotiva volto a controllare sempre di più le persone».
Le conseguenze psicologiche descritte dagli ex membri sono pesanti. «A un certo punto riuscivo a malapena a camminare», racconta Luna. «Mi faceva male tutto. A causa dello stress, il mio corpo aveva semplicemente ceduto». Andreja è ancora in terapia: «Tutta questa manipolazione lascia il segno». Nina dice di conoscere diverse persone che «hanno davvero sofferto». «Ne sono uscite traumatizzate. Una mia cara amica è stata vittima di pesanti atti di bullismo. Ho sentito cose che non hanno nulla a che fare con una chiesa».
Le offerte e la pressione economica
Un altro tema ricorrente nelle testimonianze è il denaro. Durante le funzioni, il momento dell’offerta viene presentato come una celebrazione e un’occasione per ottenere benedizioni: «Mostra a Dio quanto gli sei grato e quanto gli dai». In un altro esempio, viene detto: «Mettiamo che tu abbia 107 euro: dai 100 euro a Dio e torna a casa con i 7 rimanenti. Quel seme farà crescere molti alberi».
Non esiste un obbligo formale di donare, ma diversi ex membri parlano di una forte pressione sociale. «Pensavo che, se volevo essere una buona cristiana, dovevo dare dei soldi», racconta Nina. Chi aveva versato un decimo del proprio reddito veniva invitato ad andare davanti. «Si vedeva che gli altri si guardavano intorno e si sentivano in colpa se non l’avevano fatto».
Go Church definisce offerte e decime «espressioni volontarie della fede cristiana» e nega che durante le raccolte venga esercitata pressione. «Alzare le mani durante la preghiera è un’espressione di riverenza verso Dio» e «non ha lo scopo di fare pressione su qualcuno perché doni denaro».
Secondo Vandewiele, il denaro può avere un ruolo rilevante in alcuni movimenti religiosi. «Le megachiese nascono con un obiettivo spirituale o religioso, ma spesso dietro c’è anche un’agenda nascosta, portata avanti da un gruppo molto ristretto. Si vede una base molto ampia e, al di sopra, una piccolissima élite». Da qui la domanda su quali interessi prevalgano. Se l’è posta anche Morel Harding Kartel, ex dirigente che ha contribuito allo sviluppo delle sedi di Gand e Malines e ha fatto parte per due anni della dirigenza. Col tempo ha cominciato a dubitare e ha lasciato la chiesa. «Le riunioni sembravano incontri di agenti immobiliari. Si parlava solo di cifre e statistiche».
I criteri per valutare le sette
Anche nws.nws.nws, il canale per i giovani di VRT NWS, ha realizzato un servizio su Go Church, disponibile sul canale YouTube.
Nel corso delle conversazioni con VRT NWS Pano e De Morgen, la parola «setta» è ricorsa più volte. In Belgio la libertà religiosa è tutelata dalla Costituzione e ciascuno può professare la propria fede. Le autorità, tuttavia, utilizzano 13 criteri per valutare quando una setta diventa dannosa. Tra questi figurano manipolazione mentale, pressione finanziaria, violenza sessuale, rottura dei rapporti con familiari e amici e impedimento ai membri di lasciare il movimento.
Secondo Vandewiele, le testimonianze raccolte su Go Church corrispondono a diversi di questi criteri. «Ovunque ci siano potere e autorità, esiste il rischio di abusi. In questo caso si vede che giovani molto vulnerabili vengono impiegati per raggiungere determinati obiettivi: guadagno economico, piacere sessuale e così via».
La risposta della dirigenza
Nelle ultime settimane, VRT NWS Pano e De Morgen hanno sottoposto più volte i risultati dell’inchiesta alla dirigenza belga di Go Church e al fondatore Dag Heward-Mills. Per molto tempo non hanno ricevuto risposta. Una replica scritta è arrivata solo lunedì scorso, due giorni prima della messa in onda di Pano. La risposta integrale è consultabile sul sito di VRT NWS.
*Anna è uno pseudonimo. Il suo vero nome è noto alla redazione.
Contatti di supporto
Chi ha bisogno di parlare con qualcuno può contattare Tele-Onthaal, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, al numero 106. I giovani possono rivolgersi ad Awel chiamando il 102. Per domande sul suicidio è disponibile la linea di prevenzione al numero verde 1813, Zelfmoordlijn. Le chat di Tele-Onthaal, Awel e della linea di prevenzione del suicidio sono temporaneamente offline a causa delle falle di sicurezza nel Paese.
Fonte: vrt.be
