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Droni ucraini guidati da Starlink: la tecnologia può diventare un rischio

Nell’Ucraina orientale, la brigata d’élite «Ptachi Madjara» prepara droni capaci di colpire obiettivi a 300 chilometri. Ma un’interruzione di Starlink ha mostrato quanto questi sistemi dipendano dalla rete satellitare.

Droni ucraini guidati da Starlink: la tecnologia può diventare un rischio

Reti tese sopra una strada di campagna proteggono dai droni russi: è uno dei segni di una guerra in cui la tecnologia può decidere la capacità di colpire, ma anche trasformarsi in un punto debole. Nell’Ucraina orientale, non lontano dal fronte, una ventina di soldati prepara di notte droni a medio raggio, lavorando alla luce di piccole torce per ridurre il rischio di essere individuati.

I velivoli vengono riforniti di benzina e sottoposti a controlli elettronici. Ai margini del bosco, i militari montano due catapulte per il lancio. L’unità appartiene alla brigata ucraina «Ptachi Madjara» ed è considerata un reparto d’élite: per l’esercito russo sarebbe un obiettivo particolarmente allettante.

I droni a medio raggio ucraini

A guidarla è una giovane comandante conosciuta con il nome di battaglia «Kometa». «I nostri obiettivi di oggi sono sistemi antiaerei russi, cannoni d’artiglieria mobili o camion militari. E se ci sono altri obiettivi interessanti, possiamo attaccare anche quelli», spiega.

I droni possono percorrere fino a 300 chilometri e trasportare una carica esplosiva di 10 chili. Sono equipaggiati con una telecamera ad alte prestazioni e un terminale Starlink, che permette di collegarsi a Internet via satellite. I soldati nel bosco si occupano del lancio; il pilotaggio avviene a distanza, da parte di operatori seduti davanti a un computer in un luogo imprecisato dell’Ucraina. Da lì possono guidare i velivoli con precisione verso gli obiettivi russi.

«Cerchiamo di essere all’avanguardia sul piano tecnologico», afferma Kometa. Il reparto registra e analizza con attenzione i dati delle missioni, compresi il numero di lanci, i danni e gli obiettivi distrutti.

Il ruolo della tecnologia nel conflitto

Le nuove tecnologie hanno un ruolo centrale nel conflitto. I piccoli droni FPV, simili a quelli che si possono acquistare nei negozi di elettronica, contribuiscono a tenere la linea del fronte. I velivoli più grandi impiegati dall’unità di Kometa colpiscono invece la logistica russa nelle retrovie, rendendo più difficile per Mosca organizzare offensive su vasta scala. Senza i droni e senza un continuo processo di innovazione, l’Ucraina probabilmente avrebbe dovuto capitolare da tempo.

Anche la Russia, però, sviluppa nuove armi. Da settimane Kiev è bersagliata senza sosta da droni di nuova generazione e missili perfezionati. Tra le minacce più serie ci sono i nuovi droni russi a reazione, così veloci che la difesa aerea ucraina riesce a malapena ad abbatterli. Di recente, inoltre, Mosca avrebbe impiegato un drone completamente automatizzato. Al fronte, tuttavia, l’intelligenza artificiale è ancora poco diffusa.

L’intelligenza artificiale nelle armi

In estate il «New York Times» ha riferito che un drone russo dotato di intelligenza artificiale avrebbe ucciso per la prima volta dei civili in un attacco in Ucraina. La notizia ha sollevato una domanda inquietante: era stato un computer, e non una persona, a decidere chi colpire?

Un imprenditore ucraino noto con il nome di battaglia «Wild Cat», che dirige un’azienda impegnata a integrare l’intelligenza artificiale nelle armi, conferma che gli investigatori ucraini avrebbero trovato nel drone un minicomputer pienamente compatibile con questa tecnologia. «Il drone era stato addestrato a individuare una stazione di servizio civile e poi ad attaccarla», afferma.

Anche l’Ucraina utilizza già l’intelligenza artificiale in alcuni droni, per esempio nei velivoli intercettori che abbattono dal cielo i droni d’attacco russi. In questi casi, il controllo è affidato a un computer. Per Wild Cat il vantaggio è chiaro: i droni automatizzati sono più veloci ed efficienti. «Un pilota umano può lavorare contemporaneamente con decine di droni dotati di intelligenza artificiale», sostiene.

Al fronte, però, questi sistemi sono ancora relativamente rari. I chip necessari sono costosi e molti compiti possono essere svolti anche da droni più semplici. L’intelligenza artificiale applicata alle armi potrebbe comunque rappresentare il futuro, con la possibilità che un giorno siano robot a combattere contro altri robot. «Anch’io sono preoccupato. Ma noi ucraini non abbiamo altra scelta che partecipare allo sviluppo di questa tecnologia», dice Wild Cat.

La vulnerabilità dei terminali Starlink

La guerra tecnologica comporta anche nuove vulnerabilità. La settimana scorsa i terminali Starlink utilizzati dagli ucraini per scopi militari hanno improvvisamente smesso di funzionare correttamente. La causa potrebbe essere un tentativo del governo statunitense di fare pressione su Kiev.

Nel frattempo, secondo i contatti nella brigata di Kometa, i droni a medio raggio sono tornati in azione. L’episodio mostra però quanto possa essere fragile anche l’arma più moderna: un drone collegato a Internet via satellite serve a poco se un presunto alleato può disattivarlo con un clic.

Fonte: srf.ch

  • Pubblicato22 Ottobre 2026